Scandalo rifiuti in Campania: i cittadini, per ora, sono “incartati”. E non solo in Campania

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Coloro che pro tempore ricoprono incarichi di amministratori di pubbliche istituzioni sembrano godere di una particolare ispirazione che li fa apparire in gran parte “diversamente abili mentalmente” nel senso che i loro ragionamenti sono talmente al di sopra di quelli fatti dai comuni cittadini e pervasi di una logica talmente “raffinata” da apparire “illogica” anche ai loro elettori.

Si fanno affermazioni disinvolte che poi sono chiarite in modo tale da apparire messaggi in codice. Si dice e non si dice, si accusa e ci si scusa. La frammentazione amministrativa circa un unico problema, ad esempio la spazzatura, in almeno quattro-cinque istituzioni diverse, offre un “campo di battaglia” eccezionale sul quale molti “diversamente abili mentalmente” possono offrire il meglio contando anche sul fatto che è molto complicato, per i cittadini qualunque, conoscere esattamente come stiano effettivamente le cose. La maggior parte dei mass media che contano, poi, in questo quadro ci guazzano a piacimento diffondendo notizie che ulteriormente ingarbugliano gli scenari dando acriticamente spazio, spesso, ad affermazioni, smentite, precisazioni che contribuiscono a delineare un sistema di pubblici amministratori “quanto mai al di sopra del normale” e liberi di parlare, anche se prima non ci hanno molto pensato sopra.

In questo quadro si deve riconoscere che anche la maggioranza dei cittadini, nonostante le gravi esperienze maturate nei 17 anni di scandalo rifiuti, fa la figura dei “diversamente abili mentalmente” continuando a vivere in attesa della prossima inevitabile crisi ambientale che nei prossimi quattro anni sarà ancora più volte reiterata. L’attività giudiziaria non lascia scampo: la “emergenza rifiuti” si è rivelata una incubatrice di personaggi mercenari che ha dato modo a vari aspiranti mercenari di esprimere, finalmente, la loro vera indole. Oggi non si possono più pronunciare, per legge, le mitiche due parole criminogene “emergenza rifiuti” però, in sostanza gli eredi, con incarichi pubblici, dei 17 anni di scandalo rifiuti si muovono ancora con una discreta libertà di parola e d’azione nel perseguire la linea colonial-inceneritorista che vede ancora la Campania come terra da sfruttare per piazzare grandi impianti che almeno fino al 2035 consentiranno leciti (in base alle leggi fatte ad hoc) e ingenti guadagni lobbistici a scapito delle risorse naturali, ambientali e produttive locali e della salute degli ingenui cittadini campani.

Ogni giorno i mass media diffondono acriticamente notizie circa le affermazioni di vari personaggi pubblici tutti impegnati a risolvere giorno per giorno lo smaltimento dei rifiuti come se l’emergenza rifiuti non avesse già diciassette anni ma fosse improvvisamente scoppiata ieri.

Qualcuno, almeno ha le idee chiare: si tratta dei gruppi lobbistici che hanno lautamente guadagnato nel non risolvere l’emergenza rifiuti, nonostante le centinaia di milioni di euro pubblici finora spesi disinvoltamente, e che sono fermamente intenzionati a continuare a farlo mediante i graditi “suggerimenti” elargiti ai governi bipartisan di turno. L’ultima imbeccata è stata recepita nella legge n. 1/2011. La forza per la sua realizzazione l’hanno fornita gli elettori che a livello nazionale, regionale e provinciale (in Campania) hanno consegnato i governi nelle mani di fedeli servitori che stanno facendo e continueranno a fare di tutto affinchè la Campania diventi, da terza a livello nazionale (con circa 600.000 tonnellate/anno) dietro a Lombardia ed Emilia Romagna come è attualmente, la prima regione europea per quantità di rifiuti inceneriti con un milione e quattrocentomila tonnellate/anno.

Mentre i rappresentanti delle istituzioni democratiche campane continuano a discutere di azioni relative ad alcuni mesi la linea colonial-inceneritorista della legge n. 1/2011 rappresenta una precisa pianificazione industriale ed economica di durata almeno ventennale.

Le elezioni amministrative regionali e provinciali saranno rifatte fra quattro anni. Quelle nazionali, forse, fra due anni (comunque anche se dovesse vincere lo schieramento di centro sinistra la musica non cambierebbe come dimostrato dall’ultimo governo Prodi).

Ne consegue che il potere amministrativo locale e nazionale, se non succede niente di democraticamente destabilizzante, continuerà ad essere favorevole all’attuazione della legge n. 1/2011 e alla costruzione degli impianti e alla pianificazione economica lobbistica fino al 2035.

Per essere concreti, come concreta è la legge n. 1/2011, è evidente che le discussioni sul problema rifiuti come minimo devono riguardare un periodo di 4 anni, vale a dire l’intervallo temporale occorrente per realizzare e mettere in funzione gli impianti previsti. Il dibattito relativo a soluzioni  per periodi più brevi fanno comodo solo ai lobbisti, sicuri che vi saranno nuove crisi che saranno attribuite dai banditori-mass media alla mancanza di inceneritori e alla arretratezza dei sostenitori della filiera raccolta differenziata-riciclaggio.

Fino al 2015, per quattro anni ancora, la regione si troverà a dovere smaltire circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti prevalentemente non differenziati in discariche. Giusto per avere un’idea, si fa presente che occorreranno altre 11-12 discariche simili a quella di Chiaiano per soddisfare le esigenze regionali.

In che maniera l’incremento della raccolta differenziata e l’avvio della filiera del riciclaggio potrebbe migliorare la situazione fino al 2015?

In base alla progressiva differenziazione dei rifiuti (dati ufficiali ARPAC) che ha caratterizzato gli anni dal 2007 al 2009 si può ragionevolmente prevedere che nel 2015 il quantitativo di rifiuti che sarà effettivamente differenziato potrebbe sfiorare i 2.000.000 di tonnellate l’anno (nel 2009 erano oltre 800.000 tonnellate).

Ne consegue che dal 2015 inizierà a diminuire sensibilmente la frazione combustibile fino a non garantire il funzionamento degli impianti, previsti dalla legge 1/2011, che per operare a pieno regime e produrre più energia per circa 20 anni devono bruciare 1.400.000 tonnellate di materiale combustibile all’anno.

Solo nel 2023 l’energia elettrica venduta dagli impianti consentirà alle imprese che li gestiscono il rientro degli investimenti effettuati per la loro costruzione.

Il materiale combustibile derivato dai rifiuti campani differenziati è circa il 35% del volume totale dei rifiuti.

Si prevede che il volume totale dei rifiuti che si produrranno in Campania fino al 2035 circa si aggirerà tra 2.500.000 e 3.000.000 tonnellate/anno: di questi, circa 1.000.000 di tonnellate potrebbero alimentare gli inceneritori se, nel frattempo, non sarà incrementata la filiera del riciclaggio che potrebbe sottrarre all’incenerimento gran parte dei rifiuti selezionati.

Siccome occorreranno 1.400.000 tonnellate per fare funzionare a pieno regime gli impianti, che potrà accadere?

-sarà bruciata anche una parte di rifiuti tal quale;

-sarà importata da altre regioni la frazione secca o “altro” da bruciare.

Ricordiamo sempre che circa il 30% del materiale bruciato si trasformerà in prodotti inquinanti dispersi per via aerea o accumulati in discariche.

Prendiamo in considerazione tre scenari possibili fino al 2035.

1- Se la situazione rimane invariata rispetto ad oggi, fino al 2035 si dovranno smaltire in discariche circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti.

2- Una volta realizzati tutti gli inceneritori a partire dal 2015 e fino al 2035, circa, dovranno essere smaltiti in discarica circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti molto inquinanti prodotti dagli inceneritori.

3- Se si attuerà una spinta differenziazione e riciclaggio, fino al 2035 si smaltiranno in discarica circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti. Si recupereranno, inoltre: -circa 1 milione di tonnellate di materiale organico stabilizzato all’anno pari a circa 20 milioni di tonnellate; -circa 1,5 milioni di tonnellate di materiale riutilizzabile all’anno pari a 30 milioni di tonnellate.

La filiera 3 è la più conveniente per garantire la sicurezza ambientale e la salute dei cittadini.

La filiera 2, come già detto, è la piu’ favorevole alla lobby affaristica-inceneritoristica-parassitaria.

Credo si debba fare una riflessione per verificare se le esperienze amministrative fatte in comuni di piccola e media dimensione possano fornire un aiuto a chi amministra una grande città indisciplinata e poco controllata dalle pubbliche istituzioni civili e militari come Napoli.

In base alle considerazioni sopra riportate si evince che la garanzia più valida per la tutela della salute dei cittadini di oggi e di domani e per la salvaguardia delle risorse naturali di importanza strategica può essere fornita da una soluzione autoctona del problema rifiuti che attui la filiera n.3.

Tornandi ai problemi odierni, i rifiuti potranno essere trasportati all’estero fino a quando? Fino al 2015 in attesa che gli impianti ordinati dalla legge n. 1/2011 siano ultimati?

E’ evidente che il problema non è solo trovare qualche posto dove smaltire momentaneamente nella regione Campania, in Italia o all’estero i rifiuti ma risolvere definitivamente il problema.

Anche oggi, fine settembre 2011, ci troviamo in un ennesimo stato di grave pericolo per l’ambiente e la salute, senza adeguate strutture per risolvere definitivamente i problemi, con latenti conflitti sociali tra cittadini all’interno della provincia di Napoli e tra i cittadini delle diverse province.

Una situazione ideale per esercitare “ricatti” da parte di coloro che detengono il potere economico extra parlamentare e il potere amministrativo di livello superiore; domina la frammentazione del “governo del problema rifiuti”, sembra che tutti siano contro tutti. Si mescolano questioni di appartenenza varia (partitica, lobbistica, etnico-geografica, ecc.).

Manca ancora una volta la visione chiara del governo della regione, della necessità di garantire una base comune di sopravvivenza: oltre all’acqua potabile e al cibo, la pulizia del territorio con aria non inquinata, suoli non inquinati, strade che non siano sommerse dai rifiuti. Elementi indispensabili ma di importanza strategica per la tutela della salute dei cittadini di oggi e di domani, per la valorizzazione e conservazione delle risorse naturali e produttive, per una sopravvivenza salute-compatibile in un territorio decente.

Oggi non è cambiata la situazione! Nuovi commissari con poteri speciali e poca “buona scienza e tecnica” si preparano a realizzare altre discariche in cave. Ciò si deduce dalle affermazioni dello stato maggiore che “comanda” l’ennesima crisi attuale.

I 17 anni di scandalo rifiuti non sono trascorsi senza lasciare tracce, ovviamente “puzzolenti” e dirompenti.

Mentre si sono arricchite facilmente le così dette lobby che altro non sono che i gruppi industriali e le banche che detengono il potere economico e grazie ad esso, di fatto, comandano in Italia protette dai mass media che contano, imponendo i loro voleri ai governi nazionali e locali pro tempore grazie al controllo diretto esercitato su molte persone che si dedicano all’amministrazione della cosa pubblica, il prezzo da pagare per i cittadini campani è stato alto. I 17 anni di scandalo rifiuti si sono retti grazie alla “fessaggine” della maggioranza dei cittadini campani (e tra questi si autoinserisce a pieno titolo anche lo scrivente) nei quali è stata forzata la convinzione che Napoli e la sua provincia volevano solo scaricare la loro immondizia nelle province interne senza fare alcuno sforzo per ridurre il volume dei rifiuti mediante una differenziazione e riciclaggio. Gli ambienti commissariali hanno fatto di tutto per fomentare la contrapposizione e ci sono riusciti. Di fatto amministratori bipartisan di Regione, Provincia e di vari Comuni più popolosi si sono guardati bene dall’avviare la raccolta differenziata e il riciclaggio dei materiali riusabili come invece hanno fatto molti comuni. Può apparire strano, ma i cittadini con il loro voto democraticamente espresso hanno dato corpo ad una situazione che, di fatto, li tiene prigionieri, come ostaggi “volontari” che autonomamente hanno deciso di intrappolarsi o, come si dice, di “incartarsi”. Il monito spesso reiterato è ben chiaro: finchè non si faranno gli inceneritori non si risolverà degnamente e definitivamente la questione dei rifiuti.

 Quello che accadrà fino al 2015 dipenderà esclusivamente dai rappresentanti pro tempore delle istituzioni sovra comunali da noi votati, che finora hanno dimostrato di non avere autonomia decisionale perché sembra che debbano obbedire agli ordini superiori che impongono di favorire non i cittadini ma gli interessi economici di chi ha “sapientemente diretto”, magari con improvvisazioni, lo scandalo rifiuti per tanti anni. Attori di questo tipo, per esperienza, si avvalgono di esperti assolutamente manovrabili senza autonomia tecnico-scientifica. Ancora una volta mancheranno le premesse per una “tempesta benefica di cervelli liberi” al servizio dei cittadini di oggi e di domani.

Con questi attori che si agitano senza buona scienza e buona tecnica si troverà una soluzione tampone, come al solito molto costosa, per garantire qualche mese di autonomia sotto condizione.

Visti i gravi precedenti di proposte strane per smaltire i rifiuti in periodi di emergenza (ad esempio riaprire la discarica di Pianura che è stata sequestrata e poi inserita nei siti inquinati di interesse nazionale; la discarica di Chiaiano nel Parco Regionale e quella di Terzigno nel Parco nazionale e per di più Area SIC e ZPS) mettiamo a disposizione istituzionale, anche in questa fase dominata da “esperti diversamente abili mentalmente” un comitato di esperti multidisciplinari per verificare in brevissimo tempo le caratteristiche ambientali dei siti individuati dallo Stato Maggiore per dare buoni consigli, trasparenti a vantaggio dell’ambiente della salute dei cittadini di oggi e di domani. Mentre risolviamo la fase incontrollabile del “sociale dominato da personaggi diversamente abili mentalmente”, pensiamo, finalmente, ad usare la buona scienza e la buona tecnica per mettere a punto un “piano rifiuti autoctono” condiviso che si ponga il primario obiettivo di salvaguardare la salute dei cittadini di oggi e di domani e le risorse naturali di importanza strategica.

Ma chi ci deve pensare?

Possono farlo democraticamente solo i cittadini che nelle ultime elezioni hanno lasciato al palo, ad esempio a Napoli e a Milano, i rappresentanti ufficiali di coalizioni partitiche dominanti.

Ma che contano, oggi, i cittadini? E’ tutto da scoprire!

Il malcontento serpeggia tra i cittadini che sospettano, motivatamente, di avere dato fiducia elettorale a personaggi che non difendono il territorio, l’assetto socio-economico, le risorse di importanza strategica e la salute dei cittadini di oggi e di domani. Il guaio è che le principali coalizioni partitiche non si differenziano molto nell’attuale periodo dominato dal comando bi-tri-partisan delle lobby. Spostare i voti dal centro destra al centro sinistra non cambierebbe molto: la lobby incenitorista parassitaria influenza entrambi gli schieramenti. Molte sono le voci dissenzienti e preoccupate per la salute; sono voci qualificate ma non organizzate in un raggruppamento partitico per cui difficilmente avranno la possibilità di fare cambiare rotta, ad esempio annullando la legge n. 1/2011. Inevitabilmente i cittadini rimarranno ostaggi della linea lobbistica fino alle prossime elezioni nazionali. E’ molto difficile organizzare un partito che in pochi anni possa sostituirsi a quelli dominanti lobby-dipendenti.

Una speranza di miglioramento esiste! I cittadini, che si sono fatti “incartare”, possono annullare l’incartamento!

Ci può essere una soluzione nazionale tipo Napoli e Milano: un gran numero di elettori possono riversare i loro voti su candidati tipo De Magistris e Pisapia sconvolgendo i disegni lobbistici.

Naturalmente l’operazione va ben pensata e preparata. Ci sono due anni di tempo e l’operazione è certamente attuabile.