Terremoti, geologi: “in Italia bisognerebbe investire tra 100 e 200 miliardi di euro ogni anno”

Per investire nella prevenzione dei rischi naturali in Italia occorrerebbero tra i 100 e i 200 miliardi all’anno: e’ quanto emerso dalla seconda giornata di Geoitalia 2011, l’ottavo Forum di Scienze della Terra in corso a Torino, incentrata proprio sul tema della sicurezza nei confronti dei rischi naturali. Uno degli argomenti principali riguarda il rischio sismico. ”Su questo tema e’ necessario puntare sulla prevenzione – sostiene Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi -. Dal 1968 (terremoto del Belice) ad oggi (ultimo evento due anni fa a L’Aquila), i terremoti hanno provocato circa 4.600 vittime e 500 mila persone sono rimaste senza tetto. Ne e’ derivata una spesa pubblica per le fasi di emergenza e post-emergenza pari a circa 150 miliardi di euro in 40 anni. Per contro, lo Stato ha investito in prevenzione sismica ‘solo’ 300 milioni di euro dal 1986 al 2003, e 750 milioni dal 2003 a oggi, soprattutto per adeguare edifici pubblici”.
La stima delle risorse necessarie e’ molto elevata e varia tra 100 e 200 miliardi di euro – rileva Mauro Dolce del Dipartimento di Protezione Civile -. Un primo passo e’ gia’ stato effettuato: nel 2009 sono stati stanziati 960 milioni di euro”. Si tratta del cosiddetto ‘decreto Abruzzo’, varato dopo il terremoto di due anni fa, che costituisce, spiega Dolce, una ”pietra miliare perche’ per la prima ha messo in campo misure per agire a livello nazionale sulla prevenzione e sul consolidamento sismico, con un respiro di sette anni, 2010-2017”. In un anno e mezzo sono gia’ stati effettuati diversi interventi di microzonazione sismica (studi su come il terreno reagisce al terremoto) e di rafforzamento di edifici e infrastrutture strategiche (scuole, ospedali, ponti, strade), ma anche di edifici privati. ”E’ difficile pensare ad azioni senza il supporto del pilastro economico – afferma Graziano -. In Italia abbiamo know-how elevato sul rischio sismico, vulcanico e idrogeologico; c’e’ un monitoraggio continuo”. Attivita’ di monitoraggio che, ricorda Domenico Giardini, neo presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ”e’ molto migliorata negli ultimi decenni, a partire dal terremoto dell’Irpinia”.