Piogge e frane ostacolano la ricerca degli eventuali superstiti del terremoto di 6,8 gradi di magnitudo sulla scala richter, seguito da altre forti repliche, che ieri ha colpito una regione “sperduta” dell’Himalaya, che si estende tra India, Nepal e Tibet, uccidendo almeno 45 persone. Le nubi pesanti hanno impedito per ore agli elicotteri di levarsi per raggiungere la regione piu’ colpita, lo Stato nord-orientale indiano del Sikkim, destinazione molto amata dai turisti (secondo l’agenzia Press Trust of India, 15 trekker sono stati tratti in salvo nella parte settentrionale della regione) e il timore e’ che il numero dei morti possa aumentare.
Le scosse sono state sentite fino a 1.000 chilometri di distanza, a New Delhi verso ovest e in Bangladesh, ad est. In Nepal, anche il Parlamento, riunito in una sessione di bilancio, si e’ fermato per 15 minuti quando i deputati sono balzati in piedi e sono usciti dalla sala. “Le persone sono ancora nel panico”, ha raccontato Pawan Thapa, residente della capitale del Sikkim, Gangtok, raggiunto telefonicamente; “abbiamo trascorso tutta la notte all’esterno delle case“.
La fonte ha aggiunto che nella capitale e nelle zone limitrofe i negozi, gli uffici e le aziende sono stati chiusi. “Anche se il numero delle vittime e’ basso e’ probabile sia necessario un forte impegno umanitario per le persone le cui case sono andate distrutte e che hanno bisogno di cibo e riparo“, ha detto una fonte Onu. Al di fuori dell’India, almeno sette persone sono morte nel vicino Nepal, tre dei quali uccisi dal crollo del muro perimetrale dell’ambasciata britannica a Kathmand, crollo che ha investito un’auto e una moto.
Terremoto in India, almeno 45 morti e il maltempo ostacola i soccorsi


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