Terremoto L’Aquila, parenti vittime: “cerchiamo solo giustizia”

”La commissione Grandi Rischi ha grandi responsabilita’, ma non credo sia la sola, ce ne sono a veri livelli, superiori ed inferiori, ad esempio l’amministrazione comunale”. Lo ha detto il dottor Massimo Cinque, uno dei molti familiari delle vittime del terremoto, che ha preso parte stamani alla prima udienza del processo alla commissione Grandi Rischi, i cui sette componenti sono accusati del mancato allarme alla popolazione. ”Cerchiamo la verita’ a 360 gradi – ha continuato Cinque che il 6 aprile 2009 ha perso la moglie e due figlie -, mi auguro che non finisca tutto a tarallucci e vino, come succede spesso in Italia”. Il presidente dell’associazione 309 martiri, Vincenzo Vittorini, ha parlato di atteggiamento ”istrionico” della difesa e si e’ mostrato pero’ ”soddisfatto per il decisionismo del giudice Billi che vuole procedere rapidamente”. Il dottor Vittorini ha riservato una battuta anche sulla copertura mediatica del processo: ”Ringrazio la stampa internazionale e quella locale, che conoscono le nostre ragioni e si occupano del processo, ma quella nazionale ci sta censurando”. Al tribunale dell’Aquila erano molti i giornalisti nazionali ed internazionali intervenuti per seguire l’esordio del processo alla commissione Grandi Rischi. Il presidente dell’associazione vittime della casa dello studente, Antonietta Centofanti, che non ha partecipato all’udienza, ha chiarito che i familiari delle vittime sono in attesa di conoscere il pronunciamento rispetto all’ammissione della costituzione parte civile dopo la richiesta di presentare nuove testimonianze alla loro istanza. ”Noi crediamo di avere diritto a partecipare al processo – ha spiegato – se i componenti della commissione avessero taciuto, ci sarebbero state meno vittime perche’ ci saremmo affidati alla nostra cultura che e’ quella di lasciare le case dopo le scosse di terremoto. E la sera molte piu’ persone avrebbero lasciato le loro case anziche’ essere colpite nel sonno notturno. E’ successo qualcosa di strano all’Aquila”.