Un radar “marziano” per trovare l’acqua sotto i deserti del Kuwait

Una tecnologia radar ‘marziana’, gia’ usata per studiare il sottosuolo del Pianeta Rosso, e’ stata impiegata da un gruppo di esperti della Nasa per scovare l’acqua nei deserti del Kuwait. Le informazioni cosi’ raccolte serviranno non solo a indirizzare meglio gli scavi per i nuovi pozzi, ma anche a capire come il clima sia cambiato in passato e come continui a modificarsi tuttora. Il radar, fornito dal California Institute of Technology (Caltech) di Pasadena e dall’Istituto di geofisica di Parigi, presenta molte caratteristiche in comune con due strumenti usati per scovare tracce di acqua nel sottosuolo marziano che sono stati messi a punto anche grazie ai ‘cervelli’ dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Il primo e’ il radar MARSIS (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionospheric Sounding), montato sulla sonda Mars Express dell’Agenzia spaziale europea (Esa), mentre il secondo e’ Sharad (Shallow Radar), a bordo della sonda americana Mars Reconnaissance Orbiter.

Gli esperti della Nasa, guidati da Essam Heggy, hanno sorvolato in elicottero i cieli del Kuwait a circa 300 metri di altitudine. Nell’arco di due settimane hanno scandagliato il sottosuolo (fino a 65 metri di profondita’) in corrispondenza di due falde acquifere gia’ note, dimostrando l’efficacia del radar nell’identificare le falde sotterranee. ”Questa dimostrazione – spiega Muhammad Al-Rashed, direttore della divisione risorse idriche del Kuwait Institute for Scientific Research (Kisr) – e’ un importante primo passo verso il mappaggio su larga scala delle falde acquifere: non ci aiutera’ solo a quantificare l’acqua sotterranea, ma anche a scavare pozzi in modo piu’ mirato’‘. Il radar potra’ inoltre fornire importanti informazioni riguardo ai cambiamenti del clima, passati e presenti. ”I cambiamenti climatici si riflettono sulle quantita’ di acqua presenti nel sottosuolo dei deserti”, aggiunge Heggy. ”Mappando le falde con questa tecnologia possiamo individuare gli strati depositati dai passati processi geologici e cosi’ – conclude – ricostruire le condizioni climatiche di migliaia di anni fa”.