Vulcani sommersi nel Tirreno: da Messina parte una spedizione scientifica sul Vavilov, cugino del più noto Marsili

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Una ricostruzione grafica del profilo del Vavilov sotto i fondali tirrenici

Il “Vavilov” è uno dei tanti vulcani sottomarini presenti sotto il fondo del mar Tirreno, circa 160 km a sud-est delle coste campane e dell’area del golfo di Napoli. Il vulcano, appartenente all’esteso apparato vulcanico sottomarino del cosiddetto arco eoliano (le isole Eolie infatti vengono considerate come quel che resta della sua parte emersa), a  differenza dei tanti vicini, ormai pare estinto da anni.La sua origine viene datata da 6-7 a 2 milioni di anni fa.Il vulcano si eleva dagli abissi del mar Tirreno per circa 2700 metri, tanto che la cima è collocata a circa 800 metri di profondità sotto il livello del mare. Il grande vulcano sottomarino è stato scoperto nel 1959 dalla nave di ricerca sovietica, Akademik Vavilov, che si trovava sul bacino tirrenico per condurre rilevazioni di carattere batimetrico.Il nome “Vavilov” (di chiare origini russe) è stato coniato  in onore dello scienziato sovietico, Nikolai Ivanovi? Vavilov. Non per caso anche nel Mare di Ochotsk, davanti le coste dell’estremo oriente russo, è presente un’altro grosso monte sottomarino che è stato denominato “Vavilov”. Il monte sottomarino in questi ultimi anni è stato oggetto di numerosi studi e monitoraggi da parte di esperti del CNR e dell’INGV, con l’intento di scoprire i tanti misteri di questo gigante sottomarino. Alcuni progetti realizzati proprio dal CNR hanno permesso di stabilire che il “Vavilov” sorge al centro di un’area batiale, nota come bacino del “Vavilov”, caratterizzata da un basamento a crosta oceanica con uno spessore crostale ridotto a soli 10 km. La presenza di una crosta sottile è tipica del vulcanismo di “retro-arco”, dove predominano le rocce tholeiitiche. Poco ad est del bacino del “Vavilov”, vi è un’altra area di crosta oceanica battezzata bacino del “Marsili”, dove è posizionato il più noto vulcano sottomarino, tanto temuto dagli scienziati italiani visto l’alto potenziale tsunamigenico che può vantare sul vasto bacino del Tirreno. Anche per questo il “Vavilov” può essere definito come il grande cugino del Marsili.I bacini di Marsili e Vavilov sono divisi da una soglia batimetrica con direzione nord-ud e spessore crostale superiore a 15 km. Si ritiene che il Bacino del Vavilov costituisca la più profonda area di crosta oceanica nel Mar Tirreno, con una profondità di circa 3500 metri.

La batimetria del Vavilov

In questi giorni il “Vavilov” tornerà ad essere attentamente studiato da un gruppo di ricercatori dell’INGV. La nave idrografica della Marina militare, “l’ammiraglio Magnaghi”, lascerà a breve il porto di Messina per dirigersi verso la parte centrale del mar Tirreno, ove è posizionato il vulcano sottomarino.A bordo dell'”Ammiraglio Magnaghi” vi sono quattro ricercatori dell‘INGV che ultilizzeranno delle sofisticate attrezzature oceanografiche per condurre una lunga serie di studi lungo i fondali del mar Tirreno. Assieme a dieci specialisti idrografi dell’Unità navale, sotto il comando del capitano di fregata, Lorenzo Dialti, con un equipaggio di circa 100 uomini a bordo, i ricercatori dell’INGV daranno vita alla campagna di ricerca “Vavilov”. La nave della Marina inoltre è dotata di molti tra i più sofisticati sistemi idrografici e tra i più moderni sistemi di posizionamento satellitare.Il progetto, molto ambizioso, parte anche grazie alla proficua collaborazione della Marina militare e dell’istituto idrografico nazionale. Lo scopo dell’importante missione scientifica è quello di valutare tutte le possibili criticità prodotte dalla ripida parete vulcanica e dai possibili eventi franosi di grandi proporzioni che sarebbero in grando di sollevare grandi masse d’acque, attivando degli tsunami particolarmente energetici (come più volte è accaduto in passato) per i litorali affacciati al Tirreno, specie fra Campania, Calabria e coste settentrionali siciliane.Purtroppo il rischio che ciò si possa realizzare in futuro è molto concreto, per questo tutti i comuni interessati (fra Campania, Calabria e nord Sicilia), gli organi di protezione civile e gli enti locali devono iniziare ad affrontare il problema in maniera netta e decisa, evitando brutte sorprese, dagli esiti a dir poco devastanti.