Alluvione fra Liguria e Toscana: cause di un evento eccezionale destinato a ripetersi sempre più spesso

Solo nella giornata di ieri, quando i principali TG nazionali iniziavamo a trasmettere le prime immagine del nuovo disastro che ha messo in ginocchio una delle aree più belle d’Italia, lungo il confine fra la Liguria e la Toscana, si è iniziato a capire l’entità dell’immane tragedia. Purtroppo le scene sono sempre le stesse, cambiano solo i luoghi e le aree geografiche. Ecco che ti trovi davanti a una delle tante immagini simbolo del dopo “tsunami” del Giappone. Stavolta però non siamo nel paese del Sol Levante, ma nella nostra bella e cara Italia. Un inferno d’acqua che nel giro di appena 6 ore avrebbe scaricato la bellezza di oltre 530 mm di pioggia sulle alture del vicino retroterra, tra lo spezzino e i confinanti comuni della provincia toscana di Massa Carrara. A Brugnano addirittura si sono sfondati i 540 mm. Il quantitativo d’acqua caduto in appena 5-6 ore è a dir poco esorbitante, da far impallidire persino quelle città e quei villaggi della Cina meridionale, delle Filippine e dell’India sud-occidentale che durante il soffio del Monsone estivo di SO vengono letteralmente inondate da vere e proprie badilate d’acqua.

La possiamo considerare una autentica “bomba d’acqua” (termine sempre più usato da qualche anno a questa parte) che è rimasta circoscritta in quella porzione di territorio che dalle Cinque Terre si prolunga fino alla Lunigiana e alla parte più settentrionale della Versilia, nella provincia di Massa Carrara. Proprio li si sono concentrate le maledette nubi convettive (cumulonembi temporaleschi), sfornate dal caldo mar Ligure, che hanno portato le piogge monsoniche responsabili della grave alluvione lampo che ha trasformato le strade di Borghetto Vera, Brugnato, Monterosso, e molti altri paesini e piccole frazioni fra spezzino e provincia di Massa Carrara, in giganteschi fiumi di fango e detriti in grado di accatastare le carcasse di macchine e motorini fino ai tetti delle abitazioni rimaste allagate fin dai primi piani. La furia dell’acqua, che ha versato in mare ingenti quantitativi di fango e detriti sabbiosi di vario genere, è stata in grado di abbattere ponti, strade e autostrade come se fossero semplici giocattoli. Ma quello che fa ancor più arrabbiare (giustamente) l’opinione pubblica nazionale è il triste bilancio di vite umane spezzate per l’ennesima catastrofe naturale che ha completamente devastato un angolo del bel paese. Ancora una volta, nonostante le varie allerte meteo lanciate alle singole prefetture e gli eventi catastrofici del passato (che fanno parte della storia d’Italia), la natura ci mette alla prova e dimostra che non siamo per niente preparati ad affrontare simili emergenze per tempo. O quantomeno neanche ad attenuarne gli effetti in caso di eventi eccezionali e devastanti come questo.

Una pericolosa linea di convergenza fra correnti di Scirocco al suolo e Libeccio in quota ha alimentato una serie di temporali autorigeneranti dal mar Ligure; le possibili cause scatenanti dell’evento alluvionale

Prima di capire cosa è realmente successo dobbiamo tornare indietro di qualche settimana per vedere fino a che punto le grandi anomalie bariche di Settembre e Ottobre siano risultate cosi determinanti nell’evento alluvionale ligure-toscano. Il mese di Settembre, assieme alla prima decade di Ottobre, sono stati dominati da una possente struttura anticiclonica che ha portato un prolungamento (eccessivo) della stagione estiva e del clima molto caldo e soleggiato per parecchio tempo. Questa consistente anomalia, come ci aspettavamo, non poteva passare inosservata, senza alcuna conseguenza diretta. In questo mese di grandi anomalie  il mare ha avuto tutto il tempo per immagazzinare una gran quantità di calore latente capace di sprigionare una forte evaporazione negli strati d’aria sovrastanti. Tanta energia potenziale pronta allo sfogo al primo importante transito perturbato. In effetti sono bastati dei piccoli spifferi freschi e umidi in quota per dare luogo a potenti moti convettivi (moti ascensionali) che hanno agevolato la costruzione di imponenti nubi a sviluppo verticale, i temutissimi cumulonembi temporaleschi, responsabili degli allagamenti di Roma della scorsa settimana e di quanto accaduto in questi giorni al confine ligure-toscano.

A ciò bisogna aggiungere che la Liguria, ma anche le zone dell’alta Toscana, fra Lunigiana e Versilia, sono particolarmente avvezze alle alluvioni lampo, meglio note con il termine inglese “Flash Flood”. Merito della loro peculiare orografia, con i rilievi che degradano rapidamente al mare, e la diretta esposizione a un grande bacino, che comprende il settore orientale del mar Ligure e parte dell’alto Tirreno. Queste caratteristiche, davvero uniche, spesso possono riservare spiacevoli sorprese, specie quando dall’Atlantico avanzano complessi sistemi depressionari che vengono preceduti da intensi flussi sciroccali pre-frontali nei bassi strati che vanno a interagire con le più fresche e instabili correnti del getto da SO, presenti in quota, nella medio-alta troposfera (500 hpa). I sostenuti venti di Scirocco al suolo, dopo essersi caricati di umidità a contatto con le calde acque del “mare Nostrum”, addensano lungo le coste liguri estesi e compatti addensamenti nuvolosi, con annessi nuclei piovosi, che dal mare risalgono i versanti sud-occidentali dell’Appennino ligure, apportando piogge battenti e persistenti che spesso, specie in autunno, possono sfociare in veri e propri nubifragi temporaleschi particolarmente violenti. Se il flusso meridionale risulta bello teso le precipitazioni vengono ulteriormente esaltate dal notevole effetto “stau” esercitato dai rilievi del vicino retroterra e dai colli dell’Appennino Ligure. Alle volte queste condizioni, se rimangono invariate, possono portare a diluvi monsonici che possono persistere per più di 24-36 ore sulle coste liguri.

Nell’evento alluvionale dell’altro ieri è risultato determinante il fattore di una pericolosa convergenza area fra un umidissimo (molto pesante)  flusso sciroccale pre-frontale nei bassi strati, che ha pompato masse d’aria piuttosto miti sub-tropicali, quindi stracariche di vapore acqueo, verso le coste del levante ligure e l’alta Toscana, con più freschi e instabili correnti di Libeccio in quota, nella medio-alta troposfera (quota 500 hpa). L’insidiosa linea di convergenza fra i due distinti e umidissimi flussi alle varie quote ha alimentato la formazione di un fronte temporalesco autorigenerante, fra alto Tirreno e mar Ligure orientale, che sotto la spinta delle correnti meridionali in quota è andato a fare il “landfall” sulle coste e sulle alture dello spezzino, vicino al confine con i comuni della provincia di Massa Carrara, in particolare nella Lunigiana. Il grosso sistema temporalesco autorigenerante è rimasto semi-stazionario per quasi 5 ore, nella mattinata di martedi 25 Ottobre, fra le Cinque Terre e la Lunigiana. Qui ha potuto continuare ad aspirare, sopra la superficie marina, enormi quantità di aria calda e molto umida che hanno contribuito a far esplodere la struttura convettiva (la sommità toccava i 12 km) che ha scaricato potenti e persistenti acquazzoni sulle alture circostanti, dove in meno di 6 ore sarebbero caduti fino a 400-500 mm d’acqua. In Lunigiana, spicca su tutti, il dato di Pontremoli, qui sono caduti 380 mm. Si tratta dell’accumulo più alto mai registrato in Lunigiana da quando esistono le rilevazioni, come abbiamo anticipato qualche ora fa in anteprima nazionale.

Dopo aver portanto i tremendi diluvi che hanno generato le improvvise esondazioni dei fiumi e le colate di fango scese dai rilievi, il nucleo temporalesco ha perso potenza durante il passaggio sopra l’Appennino, per raggiungere, parecchio indebolito, le sottostanti vallate e pianure del piacentino e del parmense, dove si sono avute abbondanti precipitazioni che hanno causato allagamenti e locali smottamenti. Una volta allontanatosi dal mare il grosso temporale ha perso le caratteristiche autorigeneranti ed è andato gradualmente a dissolversi tra l’Appennino Tosco-Emiliano e le pianure emiliane, con piogge e rovesci di moderata intensità. Purtroppo nei prossimi mesi e anni dovremo cominciare a farci l’abitudine con il ripetersi di simili calamità, che sempre più spesso vulnerano gran parte del nostro territorio. L’aumento esponenziale della temperatura media dei mari e il calore latente sprigionato nell’atmosfera, nei mesi post-estivi, enfatizzerà l’avvento di fenomeni temporaleschi sempre più intensi e localizzati che potranno creare le giuste condizioni per i terribili “Flash Flood” che da anni caratterizzano gli autunni mediterranei. Purtroppo, al momento, non saremo pronti a fronteggiare simili problematiche se non si iniziano a delineare dei piani di prevenzione efficaci e ben conosciuti dalle popolazioni residenti nelle aree ad alto rischio idrogeologico. Basti pensare che l’Italia è uno dei pochi paesi d’Europa a non essere dotato di assicurazioni obbligatorie per simili eventi calamitosi, a differenza di quanto avviene in Spagna, Francia e Germania. Forse ora bisogna iniziare a pensarci seriamente visto che in tempi di crisi sarà sempre più difficile reperire i fondi necessari per riparare i danni ingentissimi cagionati alle singole comunità colpite dagli eventi alluvionali di questa portata.