Alluvione, la riflessione sociale: quella netta differenza tra nord e sud nell’affrontare le calamità naturali

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La strada statale Aurelia "cancellata" dalle frane a Cassana, frazione di Borghetto Vara, alle Cinque Terre

Ma quant’è diverso il modo di affrontare le calamità naturali tra il nord e il sud d’Italia? Una riflessione di tipo sociale che nasce spontanea nel commentare la terribile alluvione che nei giorni scorsi ha colpito la Liguria di levante e l’alta Toscana, se paragonata anche al solo violento nubifragio di giovedì scorso a Roma o agli episodi di Atrani, Giampilieri, Sarno e così via …
Da una parte, e cioè quando eventi calamitosi si verificano nell’Italia settentrionale, osserviamo una reazione di grande dignità e compattezza: poche polemiche, poca rabbia tanto silenzio e tanta voglia di fare, di rialzarsi, di mettersi tutti insieme a combattere la furia della natura a prescindere da idee politiche, appartenenze religiose, provincialismi geografici e rivalità storiche. Quando, invece, alluvioni, terremoti o altre castastrofi colpiscono il Sud, non c’è scampo alle reazioni isteriche di tutti gli elementi della società civile, a partire dei cittadini: innanzitutto bisogna per forza dare a qualcuno le colpe di ciò che accade, poi ce la si prende con i politici di turno, con gli amministratori che non hanno fatto nulla per evitare che la terra tremasse o che l’acqua cadesse dal cielo, infine ci si piange addosso lasciandosi sovrastare dalla morte e dalla distruzione.

Borghetto Vara sommersa da acqua e fango

L’alluvione di Liguria e Toscana è solo l’ultimo caso emblematico, ma possiamo anche parlare dei terremoti: il Friuli Venezia Giulia s’è saputo rialzare dal tremendo sisma del 6 maggio 1976 (quasi mille vittime) dando vita a un grandissimo rilancio economico, l’Abruzzo è fermo dopo due anni per un terremoto che ha provocato 300 morti, e la gente resta appesa a un processo contro la comunità scientifica che, secondo i parenti delle vittime, dovrebbe “fare giustizia” arrestando chi non aveva previsto la scossa.
Ma torniamo alle alluvioni di questi giorni: nessuno, in Liguria o in Toscana, si sta pur lontanamente sognando di aizzare polemiche contro i due governatori, contro i Sindaci o i Presidenti delle Province: “è stata una calamità eccezionale, è venuta giù tantissima pioggia” hanno detto tutti. Giustamente. Quando cadono 540mm di pioggia in meno di sei ore, di cui 150mm concentrati in un’ora e 330mm in tre ore, qualsiasi località del mondo sarebbe devastata dai violenti agenti atmosferici. Tutti si sono rimboccati le maniche sin da subito per ripulire le strade dal fango, per provare a rialzarsi dopo una batosta voluta da madre natura. Nessuno parla di abusivismo, cementificazione selvaggia, case costruite dove non si doveva. Giustamente. Perchè Aulla, Monterosso, Vernazza, Pontremoli sono lì da decenni.
Esattamente come Giampilieri, delizioso centro dei Peloritani con edifici storici che fino al 1° ottobre 2009 stavano lì intatti da quasi un millennio. Ma sembra ieri che l’allora Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso “sbarca” in elicottero nel Messinese Jonico alluvionato e parla di “abusivismo edilizio” senza neanche aver visto il paese, solo perchè si trovava in Sicilia. E come dimenticare la bufera sul Sindaco di Messina Buzzanca, sul Governatore Lombardo, che avrebbero provocato quasi quasi volontariamente la morte di 37 persone travolte dal fango, anche lì a causa di un cumulonembo-killer molto molto simile a quello dello Spezzino?

Il nubifragio di giovedì scorso a Roma: via Tiburtina allagata

Giovedì scorso nell’occhio del ciclone è stato il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che sarebbe il responsabile degli allagamenti di Roma dove, a osservare le immagini di quel tremebdo nubifragio e studiando i dati pluviometrici, solo per miracolo non c’è stata un’ecatombe tragica con centinaia di morti. Su Roma sono caduti oltre 130mm di pioggia in meno di due ore, e in alcune aree della provincia gli accumuli hanno superato i 240mm, in un’area che non è paragonabile, in quanto a urbanizzazione e densità abitativa, nè al Messinese Jonico nè alle Cinque Terre. Pulizia dei tombini, vie di fuga per le acque di scolo ecc. ecc. … beh sì, siamo d’accordo, ma è un discorso valido se Roma si allaga con 30mm di pioggia (quelli che sono caduti ieri, ma non c’è stato alcun problema!), non quando viene giù il finimondo come giovedì scorso. Anche New York è andata in tilt al passaggio dell’uragano Irene (qui le foto), eppure non è che abbia piovuto molto di più, anzi …
Situazione simile a quella di Roma, lo scorso autunno s’è verificata per ben due volte a Reggio Calabria, nel profondo sud del Paese: prima il 3 settembre, poi il 13 ottobre due alluvioni-lampo hanno colpito lo Stretto con, rispettivamente, 121mm e 146mm di pioggia in poche ore. Quantitativi straordinari per una città che ha poco più di 600mm di media pluviometrica annua. Ovviamente il territorio è stato devastato: frane, allagamenti, smottamenti, asfalto divelto, alberi sradicati, diversi isolati, sfollati e anche una vittima travolta da una frana mentre era in auto. “E’ colpa del Sindaco“, la reazione dei cittadini che ebbero l’autostrada bloccata per qualche ora. Anche in Liguria l’A12 è bloccata da due giorni e chissà per quanto ancora rimarrà chiusa, come la SS Aurelia e la linea ferroviaria. Ma nessuno batte ciglio. Perchè la frana non è che è andato Burlando a saltare sul terriccio per farla scatenare.
Questo tipo di atteggiamento, tipicamente meridionale, a che cosa porta? Quali risultati dà?
E’ purtroppo lo specchio di una società che paga lo scotto della sua arretratezza economica e civile rispetto al resto d’Italia e d’Europa non tanto per motivi esterni, quanto per problematiche tutte interne legate a una mentalità che vive dei fasti culturali del passato e di un assoluto negativismo a 360° sul presente.

Il Giappone devastato dopo il terremoto e lo tsunami dell'11 marzo scorso

A nostro avviso, l’atteggiamento migliore che tutti devono prendere ad esempio per affrontare e superare al meglio le calaimtà naturali è quello che ha dimostrato il Giappone dopo la terribile catastrofe dello scorso 11 marzo. Silenzio, dignità, coraggio. Voglia di rialzarsi subito. Compattezza, unità. Lavoro. Duro lavoro per ripristinare la normalità dopo la furia della natura. Un pò come negli Stati Uniti che fronteggiano anno dopo anno uragani e tempeste di tornado, hanno devastazione e distruzione ma riescono sempre a rialzarsi con grande orgoglio.

Gli isterismi, le polemiche e soprattutto i processi, siano semplicemente da bar, sui giornali o ancor peggio in tribunale come nel caso di L’Aquila, non servono a nessuno. Anzi, tendono a creare un alibi per assuefarsi alla morte e alla distruzione provocate dalle calamità, a subirle inermi rimanendone schiacciati. Vanno ad attribuire colpe a chissà chi su fenomeni naturali su cui nessuno può avere responsabilità. Certo, serve prevenzione (e in Italia purtroppo manca proprio questa cultura, anche qui abbiamo molto da imparare dal Giappone), ma in molti casi sono tragiche fatalità che vanno affrontate in quanto tali.
Il terremoto della Valle del Belice, a metà gennaio 1968 (370 vittime) si è verificato 8 anni prima rispetto a quello del Friuli. Ma laggiù, nella Sicilia sud/occidentale, i lavori di ricostruzione … sono ancora in corso!