Dopo il disastro del Golfo del Messico, l’Ue corre ai ripari. La Commissione europea ha appena proposto nuove regole per la sicurezza degli impianti offshore di gas e petrolio, che prevedono il risarcimento dei danni ambientali nel raggio di 370 km dalla costa da parte delle imprese responsabili e potrebbero entrare in vigore per gli impianti esistenti gia’ dal 2014. Secondo il quadro della Commissione europea, nello Spazio economico europeo (paesi Ue piu’ Norvegia, Islanda e Liechtenstein), sono operativi quasi mille impianti offshore, di cui 123 in Italia. Dei 12 Stati attualmente impegnati in operazioni offshore, solo la Norvegia riferisce di avere attivita’ in acque profonde fino a 1.300 metri.
Ecco il quadro della situazione dei nuovi impianti e le nuove regole in arrivo da Bruxelles:
– GLI IMPIANTI OFFSHORE: Sono quasi mille e l’Italia, con 123 installazioni, e’ al terzo posto dopo Gran Bretagna (486) e Olanda (181). Poi ci sono quelli di Danimarca (61), Romania (7), Spagna (4), Polonia (3), Germania (2), Irlanda (2), Grecia (2), Bulgaria (1). Operazioni di trivellazioni sono da poco partite a Cipro, mentre a Malta sono state rilasciate le licenze e sono state effettuate esplorazioni, ma non risultano attualmente attivita’ offshore.
– ACQUE PROFONDE: Dei 12 Paesi dello Spazio economico europeo che svolgono operazioni di trivellazioni offshore, solo la Norvegia svolge attivita’ offshore in acque profonde fino a 1.300 metri. Molti paesi pero’ puntano a seguirne l’esempio. In particolare, in Gran Bretagna e’ prevista una esplorazione a ovest delle isole Shetland, ad una profondita’ fino a 1.600 metri e vicino alle isole Farore di 1.100 metri. La Romania ha concesso un permesso di trivellazione nel Mar Nero, ad una profondita’ di 1.000 metri. Nelle acque libiche del Mediterraneo sono stati realizzati pozzi da 1.500 metri e oltre, mentre in Egitto sono stati progettati pozzi fino a 2.700 metri.
– LE NOVITA’ DELLE REGOLE UE: Licenze solo ad operatori con capacita’ tecniche e finanziarie per garantire la sicurezza delle attivita’ offshore e la protezione ambientale; rapporto obbligatorio che include la valutazione dei rischi e un piano di emergenza prima di partire con le attivita’; le soluzioni tecniche ‘critiche’ per la sicurezza sono sottoposte alla valutazione di terzi, prima e dopo l’inizio della produzione; le autorita’ nazionali sono responsabili dei controlli di sicurezza e se le compagnie non rispettano gli standard rischiano sanzioni, fino allo stop; le compagnie sono pienamente responsabili dei danni ambientali causati a specie marine protette e habitat naturali, incluse le acque fino ad un limite di 370 km dalla costa.
– TEMPI NORME: Le nuove norme sulla sicurezza degli impianti offshore di gas e petrolio, dopo l’adozione di Parlamento europeo e Consiglio Ue, potrebbero entrare in vigore per gli impianti esistenti gia’ dal 2014, dando quindi due anni di tempo per adeguarsi. Per gli impianti pianificati o non produttivi il periodo di transizione si riduce a un anno e le nuove regole potrebbero partire dal 2013.
– STIMA COSTI DANNI AMBIENTALI: Secondo le valutazioni della Commissione europea, un incidente di grande portata nelle acque dell’Ue ha un costo stimato fra i 205 e i 915 milioni di euro l’anno.


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