Astronomia: inaugurato il più grande radiotelescopio del mondo

Dopo anni di progettazione, costruzione e montaggio, è finalmente in funzione ai 5000 metri delle Ande Cilene, il più grande radiotelescopio del mondo. Il gigantesco Atacama Large Millimeter, o ALMA, osserva il cosmo in onde millimetriche/submillimetriche, un parte dello spettro elettromagnetico con lunghezze d’onda molto più ampie rispetto a quelle del visibile. L’enorme strumento costato 1,3 miliardi di dollari è una collaborazione tra molte nazioni ed istituzioni, tra cui l’Italia e dovrebbe aiutare gli astronomi ad esplorare alcuni degli oggetti più freddi e più lontani dell’universo conosciuto. “E’stato costruito in una delle posizioni più estreme della Terra con una sofisticazione tecnica che solo un decennio fa rappresentava un sogno. Questa è per noi tutti, una grande occasione“, afferma in un comunicato Mark McKinnon, dirigente presso il National Radio Astronomy Observatory a Charlottesville, in Virginia. Per celebrare il momento, gli scienziati hanno rilasciato una prima immagine che mostra le galassie Antenne (note come NGC 4038 e NGC 4039), una coppia di galassie a spirale in collisione, ad una distanza di circa 70 milioni di anni luce nella costellazione del Corvo. ALMA ha ripreso le due galassie in due differenti lunghezze d’onda durante la fase dei test preliminari dell’Osservatorio. Le immagini in futuro saranno anche più nitide rispetto a quelle già ottenute.  ALMA è un complesso di radiotelescopi da 12 metri posti a 5000 metri s.l.m. a Chajnantor, nel Cile settentrionale. Ogni singola antenna è capace di raccogliere la luce nella gamma millimetrica/submillimetrica, ossia ad una lunghezza d’onda 1000 volte più lunga della luce visibile. Osservando in queste lunghezze d’onda ALMA permetterà di rilevare oggetti estremamente freddi, come le nubi di gas da cui stelle e pianeti si formano. L’osservatorio dovrebbe anche essere in grado di scrutare oggetti molto distanti, aprendo una finestra nell’universo primordiale. Tutto il complesso non si basa quindi come si potrebbe ipotizzare in un primo momento su una singola grande antenna, ma su più antenne riceventi, distribuite a distanze considerevoli l’una dall’altra, e che uniranno le loro “immagini” come se fosse un singolo strumento di enormi dimensioni.  Un supercomputer di lavoro effettuerà 17 quadrilioni di operazioni al secondo. Attualmente sono in funzione 19 telescopi individuali dei 66 che dovranno essere a lavori ultimati nel 2013. Alla fine l’array ALMA sarà un complesso di antenne in un’area di 18 Km di larghezza. Eppure quasi 20 antenne sarebbero già sufficienti per scandagliare a fondo l’universo, ma eventualmente questa volta si vogliono fare le cose in grande. Sono già oltre 900 le richieste di lavoro e di progetti ricevute dall’osservatorio, suggerendo che tanti astronomi hanno intenzione di utilizzare la nuova strumentazione per i loro studi. Soltanto cento di questi progetti potrebbero essere presi in considerazione nei prossimi nove mesi.  “Con le onde millimetriche e submillimetriche, possiamo osservare la formazione dei pianeti, indagare e rilevare sulla luce che arriva dalle più remote galassie dell’universo“, ha detto Alison Peck, astronomo del progetto ALMA. Noi siamo ansiosi di conoscere i nuovi orrizzonti che ALMA saprà regalarci.