Astronomia: scoperte dozzine di stelle mancate

Credit: SONYC Team/Subaru Telescope

Gli astronomi hanno scoperto più di due dozzine di nane brune, conosciute come “le stelle mancate”. Sono effettivamente oggetti particolari più grandi dei pianeti, ma troppo piccoli per far si che nel loro interno si inneschino le reazioni termonucleari necessarie per diventare vere e proprie stelle. I ricercatori hanno scoperto questi oggetti in due ammassi stellari giovani, utilizzando il telescopio giapponese Subaru nelle Hawaii e il Very Large Telescope in Cile. Una tra queste nane brune è appena sei volte la massa di Giove, il pianeta gigante del nostro sistema solare. La sua massa è appunto paragonabile a quella dei pianeti giganti, e la sua formazione resta ad oggi un mistero. Le nane brune scoperte sono tutte situate in due ammassi stellari conosciuti come NGC 1333 e Rho Ophiuchi. Il primo dista circa 1000 anni luce dalla Terra e si trova nella costellazione di Perseo; il secondo invece, è a soli 400 anni luce di distanza, tra le costellazioni di Ofiuco e dello Scorpione. Molte delle stelle mancate scoperte nella nuova indagine hanno masse di circa 20 volte quella di Giove, ponendole tra le nane brune con massa di fascia bassa. “Le nane brune sembrano essere più comuni in NGC 1333 rispetto agli altri ammassi stellari giovani”, ha detto Koraljka Muzic dell’Università di Toronto. “Questa differenza potrebbe essere spiegata dalle diverse condizioni ambientali che hanno influenzato la loro formazione“. Il team ha utilizzato il telescopio Subaru per prendere immagini estremamente profonde dei due ammassi stellari, sia a lunghezze d’onda ottiche che infrarosse. I ricercatori hanno identificato le nane brune dai loro colori molto rossi, confermando poi la scoperta con misurazioni spettrali prese dai due telescopi citati in precedenza. I risultati potrebbero aiutare gli astronomi a capire, in primo luogo, come non si formano le stelle. “I nostri risultati suggeriscono ancora una volta che gli oggetti non più grandi di Giove potrebbero formarsi allo stesso modo delle stelle“, ha detto Ray Jayawardhana dell’Università di Toronto, ricercatore principale dello studio. “In altre parole, la natura sembra avere più di un asso nella manica per la produzione di oggetti di massa planetaria.” Le scoperte del team sono riportate in due articoli dell’Astrophysical Journal e sono stati presentati Martedì (11 ottobre) ad una conferenza scientifica a Garching, in Germania.

Credit: Jon Lomberg