Nuovi dati climatici sollevano dubbi sul fatto che un “riscaldamento globale senza precedenti“, come spesso si sente dire, abbia portato al ‘collasso’ della piu’ grande piattaforma di ghiaccio dell’Artico, la Ward Hunt: lo scioglimento di questa grande massa di ghiaccio si sarebbe già verificato in passato, quindi potrebbe trattarsi di un naturale ciclo climatico. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia di scienze americane (Pnas) che, ricostruendo la storia di questa piattaforma, documenta un’altra grande rottura avvenuta circa 1.400 anni fa.
Lo scioglimento della piattaforma Ward Hunt ha quindi dei precedenti, come documenta lo studio coordinato da Dermot Antoniades dell’universita’ canadese di Laval. L’ultima grande rottura della piattaforma di Ward Hunt, una massa ghiacciata di oltre 400 chilometri quadrati nel Nord dell’isola Ellesmere in Canada, e’ avvenuta nel 2008, quando si sono staccati due immensi iceberg delle dimensioni di cinque e 14 chilometri quadrati. Il fenomeno e’ stato subito collegato al riscaldamento climatico, ma per verificare questa ipotesi e determinare se il collasso della piattaforma sia al di fuori della variabilita’ naturale, i ricercatori hanno ricostruito la nascita e la storia di questa piattaforma di ghiaccio.
La ricerca, rilevano gli autori, rappresenta un passo in avanti per stabilire un contesto di lungo termine per valutare l’attuale perdita di ghiaccio Artico e si basa sull’analisi delle carote di ghiaccio nelle quali sono rimasti imprigionati i sedimenti estratti dal Disraeli Fiord, una lingua ghiacciata situata nei pressi della piattaforma Ward Hunt. Lo studio suggerisce che la piattaforma si e’ formata circa 4.000 anni fa ed e’ rimasta stabile per quasi tre millenni prima della prima rottura, avvenuta circa 1.400 anni fa.
Dopo questo evento, circa 800 anni fa, la piattaforma si e’ riformata, ma l’aumento delle temperature avvenuto verso la fine del secolo scorso l’ha ridotta alle sue attuali e irrisorie dimensioni, facendo defluire il lago che nel frattempo si era formato al suo interno. ”La nostra scoperta – scrivono i ricercatori – implica che il recente collasso della piattaforma non possa essere considerato senza precedenti”. Tuttavia, aggiungono, ”e’ incerto se le attuali condizioni climatiche eccedano la variabilita’ naturale e per stabilirlo e’ necessario un monitoraggio futuro del Disraeli Fiord”.


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