Clima: il punto della situazione sui trattati per Kyoto 2

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Ci si prepara ai negoziati per allungare la vita al protocollo di Kyoto. Ma anche a tutelare le foreste, a fornire regole al Fondo verde, e al trasferimento delle tecnologie anti-CO2. E’ questo quanto emerge dagli incontri ufficiali di Panama, che si chiudono oggi, sotto l’egida della Convenzione quadro Onu per i cambiamenti climatici (Unfccc – United nations framework convention on climate change). In centro America i delegati internazionali hanno preparato il campo ai negoziati finali previsti al vertice mondiale a Durban in Sudafrica (Cop17), dal 28 novembre al 9 dicembre prossimi: la riunione di Panama e’ stata, infatti, l’ultima occasione di confronto ufficiale, anche se sembra sia prevista una ‘pre-conference’ per cercare di chiudere il ‘cerchio’, almeno informale, su un possibile accordo sul periodo post-Kyoto, cioe’ dal 2012 in poi. Quello che ci si aspettava da questa sessione di Panama era pero’ almeno una bozza su cui poi lavorare a Durban: un testo piu’ o meno condiviso come base di partenza per salvare il protocollo. Naturalmente sul piatto del prossimo vertice a Durban rimangono le questioni relative agli aiuti a lungo termine (100 miliardi al 2030), la riforestazione, le regole da dare al Fondo verde per il clima, e gli aiuti ai Paesi meno sviluppati (specie in vista di un Kyoto 2) sotto forma di cooperazione e trasferimento tecnologico.

Complice la crisi economica, che ha depresso i consumi, l’Europa riesce ad onorare con anticipo gli impegni di riduzione delle emissioni di Co2, assunti con il protocollo di Kyoto (-8% entro il 2012), mentre l’Italia, insieme al Lussemburgo e all’Austria, non ce la fa. ”Questi tre paesi devono accelerare il passo per centrare gli obiettivi”, e’ l’ammonimento del direttore dell’Agenzia europea dell’ambiente, Jacqueline McGlade. Il rischio e’ che le cattive pagelle di Italia, Lussemburgo e Austria compromettano il raggiungimento dei target europei del 2020 per la riduzione del 20% dei gas ad effetto serra, l’aumento del 20% di consumi da rinnovabili e del 20% di efficienza energetica. L’obiettivo fissato per l’Italia, nell’ambito del protocollo di Kyoto, e’ -6,5% di Co2 nel 2010 rispetto ai livelli del 1990, anno di riferimento. Secondo i dati preliminari raccolti dall’ Agenzia, la riduzione si e’ fermata a -4,8%. ”Per ora il mancato rispetto degli obiettivi da parte di questi tre paesi non mette a rischio il target europeo, che sara’ probabilmente superato, ad oltre il 10%”, ha commentato la commissaria Ue al clima, Connie Hedergaard. Dopo la caduta del 2009 legata alla recessione economica, nel 2010 le emissioni europee di Co2 sono tornate a salire (+2,4%) anche per effetto dell’inverno molto freddo che ha fatto alzare i termosifoni. Ma l’insieme delle emissioni resta piu’ basso del 15,5% rispetto ai livelli del 1990. ”L’aumento non e’ stato una sorpresa”, ha detto la commissaria. ”L’Europa e’ sulla buona strada per raggiungere e superare i suoi target”. L’Agenzia per l’ambiente sollecita i tre paesi ritardatari a fare piu’ sforzi per assicurare il risultato dell’Ue-15, tramite un’ulteriore riduzione delle emissioni oppure facendo maggiore uso dei meccanismi flessibili previsti da Kyoto, che consentono anche di acquisire crediti in cambio di progetti nei paesi in via di sviluppo. In ogni caso, secondo l’Agenzia europea ”qualsiasi opzione questi paesi decidano di adottare, sara’ necessario un budget adeguato per assicurare il rispetto degli impegni”. I dati del rapporto sono ancora ”preliminari”, hanno spiegato i servizi Clima della Commissione Ue. Quelli definitivi arriveranno nel maggio del 2012. Solo allora Bruxelles valutera’ quale strategia di persuasione mettere in atto verso Roma, Vienna e Lussemburgo. Il mancato rispetto dei target nazionali prevede l’avvio di una procedura di infrazione, cioe’ di un meccanismo disciplinare che potrebbe condurre davanti alla Corte di giustizia della Ue e al rischio di multe. I dati sono stati diffusi durante la presentazione dei risultati di un’indagine speciale di Eurobarometro, condotta tra i cittadini europei, che fotografa una preoccupazione crescente per le conseguenze del riscaldamento del Pianeta. Poco piu’ di due europei su tre (68%) considerano il cambiamento climatico un problema ”molto grave” (si arriva all’89% se si somma chi lo considera ‘grave’) e per quasi l’80% l’adozione di misure per combatterlo puo’ dare impulso all’ economia e all’occupazione. ”In una scala da 1 a 10, la preoccupazione raggiunge un indice di 7,4 contro il 7,1 di due anni fa, registrata due anni fa, prima della Conferenza sul clima di Copenaghen”, ha commentato la Hedergaard. La commissaria intende trasformare questi dati ”in capitale politico, per rimettere la lotta al cambio climatico in cima all’agenda delle priorita”’.

Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha ribadito la necessita’ di rafforzare le strategie di lotta ai cambiamenti climatici attraverso la gestione globale integrata fra tutti i paesi, durante l’incontro con il Commissario europeo per il Climate action, Connie Hedegaard. I contenuti dell’incontro sono stati riportati in una nota di Confindustria. “Nell’ambito del confronto generale sulle politiche europee per il clima e la nuova Road Map della Commissione al 2050 – ha affermato la Marcegagliale strategie per la lotta ai cambiamenti climatici sono fondamentali, ma devono essere affrontate in un quadro di tutela delle opportunita’ di sviluppo dei settori industriali italiani. Per essere efficace, la leadership che l’Europa intende assumere deve essere gestita secondo una logica di accordo globale integrato“.