I rischi aumentano quando, come in questo caso, fuoriesce gasolio perche’ ”e’ piu’ ricco” e procura ”effetti piu’ gravi in mare”. A dirlo e’ il direttore delle campagne di Greenpeace Italia, Alessandro Giannì, a proposito del portacontainer liberiano ‘Rena’, incagliato a 22 chilometri al largo della citta’ di Tauranga in Nuova Zelanda, con lo scafo che porta in pancia 1.700 tonnellate di idrocarburi proprio al di sopra della barriera corallina di Astrolabio. Giannì pone l’accento ”sull’inizio del periodo di riproduzione dei cetacei e dei delfini” che inizia proprio ora. Mentre sul versante delle operazioni di recupero non ci sono buone notizie: secondo Giannì ”la nave sta sbandando sempre di piu’, anche a causa delle cattive condizioni meteo con onde alte 4-5 metri, passando da 15 gradi di inclinazione a 18”, cosa che rende ”piu’ difficile gli interventi” e con l’evacuazione dell’equipaggio, facendo pensare ormai a ”un pericolo strutturale”.
Tra le altre cose, l’esponente di Greenpeace fa presente che ”le autorita’ neozelandesi avevano notificato il 28 settembre alla stessa nave che mancavano alcune carte nautiche, insinuando cosi’ il dubbio che questi non avessero la documentazione in regola per fare quel tratto di mare, dove si trova un reef abbastanza conosciuto”. Infine, Giannì fa presente l’uso di ”sperdenti” per diluire gli idrocarburi, spesso ”piu’ pericolosi della marea nera”.


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