Ecco perchè in Somalia i pirati sono tornati alla carica: nell’oceano Indiano è finita la stagione dei monsoni,

Si nota il piattume post-monsonico sull'oceano Indiano settentrionale

Siamo giunti già alla seconda decade del mese di Ottobre e come di consueto l’umida circolazione monsonica da SO (Monsone estivo) che ha caratterizzato questi ultimi cinque mesi si interrompe bruscamente. Le grandi piogge cadute in queste ultime settimane, sugli stati dell’India occidentale e settentrionale, nei tratti sopravento dei rilievi del Ghati e della grande catena dell’Himalaya (notevole effetto stau all’umido flusso da sud-ovest), si arrestano improvvisamente e lasciano lo spazio a maggiori squarci di cielo sereno che in queste località non si vedevano dal mese di Aprile. L’arresto della circolazione monsonica è da attribuire al progressivo indebolimento del Jet Stream somalo e alla contemporanea discesa dell‘ITCZ verso sud lungo l’oceano Indiano occidentale e l’Africa orientale, in direzione della fascia equatoriale, dove prevale un discreto regime di basse pressioni (valori mai sotto i 1008-1006 hpa). Anzi nei prossimi giorni, stando alle ultime proiezioni modellistiche dello stato dei venti nell’area sub-equatoriale, si attende una ulteriore quanto brusca discesa del fronte di convergenza intertropicale sull’oceano Indiano centro-occidentale, tanto da portarsi addirittura su un posizionamento un pò più meridionale rispetto alla media climatologica in alcune zone.Questa discesa dell‘ITCZ potrebbe favorire una timida quanto temporanea attivazione del Monsone invernale da NE nel tratto di mare Arabico, tra le coste pakistane, l’isola yemenita di Socotra e le coste somale settentrionali, dove le deboli correnti nord-orientali potrebbero incanalarsi come una componente più orientale capace di apportare masse d’aria più umide verso l’interno, al punto da stimolare l’attività convettiva durante le ore centrali del giorno sul paese devastato da oltre un anno di siccità.Se questa disposizione delle correnti aree andrà in portà, con l’ausilio di un ITCZ sempre più vicino alla linea dell’equatore, diverse aree della Somalia centro-settentrionale, dal Puntiland fino all’area a sud della capitale Mogadiscio, potranno ricevere le prime preziose precipitazioni stagionali che potrebbero servire ad alleviare i drammatici effetti di una delle fasi siccitose più crudeli mai registrate nel corno d’Africa in questo ultimo secolo (almeno da oltre 60 anni). I fenomeni temporaleschi sul territorio somalo si dovrebbero concentrare soprattutto durante le ore pomeridiane e serali, allorquando il calore accumulato nei bassi strati sarà abbastanza sufficiente per dare l’innesco ai moti convettivi, non appena dal mare si infiltrano i primi refoli umidi da Est.

Con la fine del Monsone torna l’incubo della pirateria a largo delle coste somale; 24 ore fa sequestrata un’altra nave italiana

Non è un caso se in questi ultimi mesi i media internazionali, per un attimo, hanno accantonato il grave fenomeno della pirateria, dando spazio a vicende (gossip da quattro soldi) che hanno ben poca importanza sullo scenario geopolitico globale.Da Maggio a Settembre gli attacchi dei pirati somali ai grandi mercantili e petroliere (molte sono di proprietà di noti armatori italiani) si sono ridotti a zero.Il plauso non va di certo alle pattuglie antipirateria inviate dalle marine militari dei paesi maggiormente vulnerati dal fenomeno (Francia, Regno Unito, USA, Italia, Olanda, Giappone, Danimarca in primis), ma al Monsone di SO che in questo periodo dell’anno (nell’estate boreale) soffia con grande impeto lungo le coste somale, li dove scorre il famoso Jet Stream somalo, una delle correnti aeree più forti del pianeta, che mette le basi per la formazione e l’intensificarsi della macchina del Monsone in tutto l’oceano Indiano settentrionale, fino al sub-continente indiano.
Nel periodo estivo, difatti, il mare antistante le coste somale risulta quasi sempre agitato o molto agitato, con onde alte anche più di 5.0-6.0 metri di altezza, rendendo quasi impossibile ai barchini dei pirati della regione del Puntiland, nel nord-est della Somalia, di prendere il largo per preparare nuovi attacchi alle prime navi di passaggio.Ciò spiega la siderale diminuzione di attacchi fra i mesi di Giugno, Luglio, Agosto e primi di Settembre, periodo in cui il flusso monsonico da SO sovente raggiunge il picco di intensità nell’area.Subito dopo, tra Ottobre e Novembre, ecco che riprendono di colpo le incursioni dei pirati che non si limitano al golfo di Aden o alle coste somale, ma si allargano all’intera Africa orientale, fino al Canale del Mozambico.Purtroppo in questi ultimi anni, malgrado le numerose missioni antipirateria effettuate dai corpi speciali di Francia, USA e Gran Bretagna, il fenomeno non si è per niente dissipato, anzi, oggi giorno corre più forte di prima, grazie al progresso tecnologico che ormai ha “infettato” pure il continente nero.Sempre più spesso queste flottiglie piratesche, munite di navigatori GPS e radar all’avanguardia, riescono a eludere i controlli sempre più severi delle autorità marittime internazionali raggiungendo il mare aperto, nel cuore dell’oceano Indiano, a circa 700-800 miglia dalle coste, per aspettare al varco le navi e i mercantili che escono dall’area protetta.Ed ecco lo scacco matto.Del resto bisogna pur considerare che molte bande di pirati sono composte dalle ex flotte peschereccie del Puntiland andate in rovina in seguito agli oltre 20 anni di guerra civile che insaguinano la Somalia, dove c’è un vero e proprio vuoto di potere che fomenta condizioni di instabilità politica e frequenti conflitti interetnici e religiosi, col recente avvento degli Shebab, le giovani milizie islamiche che sognano un paese sotto la severa legge della  Shari’a, fondata interamente sul Corano. Si tratta quindi di gente che vive di mare e che ora ha trovato un nuovo grande business nel sequestro dei grandi mercantili in cerca di riscatti milionari, molto spesso pagati dagli stati, con trattative più o meno lecite, in barba ai trattati internazionali.Solo 24 ore fa si sono perse le tracce della ‘MV MONTECRISTO’ che era in navigazione nell’oceano Indiano, nel tratto infestato dai pirati. Si tratta di una portarinfuse battente il tricolore e appartenente alla società livornese Dalmare S.p.A., del gruppo D’Alesio. La nave, che è specifica per i trasporti di carichi secchi, trasportava del ferro dal porto di Liverpool, in Gran Bretagna, al porto di Phu My in Vietnam. La ‘MONTECRISTO’ era al suo primo viaggio lungo la rotta che collega l’Europa con l’Asia, passando per il canale di Suez e il corno d’Africa.Esprimendo piena solidarietà alle famiglie dei 7 marittimi italiani sequestrati non possiamo che augurarci una pronta e decisa scesa in campo del nostro ministero degli affari esteri per tentare, quanto prima, di portare a buon fine la delicata vicenda.