La zona settentrionale dell’Argentina, dove oggi si è verificato il terremoto di magnitudo 6,2 richter, è abituata a forti terremoti. Infatti, nell’arco di 30 anni, dal 1973 al 2004, qui si sono verificati almeno tre sismi di magnitudo intorno a 6 richter nella zona compresa nel raggio di 100-200 chilometri da quella colpita oggi, come spiegano gli esperti dell’Ingv.
”Non dovrebbero essere attesi grandi danni dopo il terremoto di oggi in quanto si tratta di una zona poco popolata”, ha osservato il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). I terremoti che avvengono in questa zona sono provocati dal movimento della placca del Pacifico (placca di Nazca), che scivola sotto il continente americano al ritmo di circa 8 centimetri l’anno. ”Questo movimento di solito genera terremoti molto profondi, fra 300 e 500 chilometri. Scivolando sotto le Ande, il movimento profondo della litosfera si fa sentire anche sotto le grandi pianure argentine. E’ proprio in quest’area che e’ avvenuto il terremoto di oggi“.
“E’ stato superficiale perche’ marginale rispetto al movimento di subduzione della placca di Nazca”, ha aggiunto Luca Malagnini, sempre dell’Ingv. E’ avvenuto cioe’ a margine di quella che e’ considerata una delle zone sismiche piu’ attive del mondo. Basti pensare che in Cile nel 1960 e’ avvenuto il terremoto piu’ violento mai registrato nella storia.


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