E’ uscito da pochi giorni “La pelle del pianeta. Storia della terra che calpestiamo“, il nuovo libro di William Bryant Logan, un arboricultore americano, scrittore e poeta, autore di The Gardener’s Book of Sources (1988) e The Tool Book. Logan ha tenuto la rubrica mensile Cuttings sul «New York Times» e collabora con numerose riviste di giardinaggio. Vive e lavora a Brooklyn, New York. Con La pelle del pianeta si è aggiudicato il Quill & Trowel Award. Pubblicato nella collana «Oltre i Giardini» della casa editrice Bollati Boringhieri, il libro tratta temi ambientali e naturalistici. E’ una storia del suolo vista con gli occhi incantati di un uomo innamorato della terra. Logan ci porta alla scoperta di un mondo che è sotto i nostri occhi ma che tutti ignoriamo. La fantasia e gli aneddoti di Logan sono brillanti: quale modo migliore per conoscere i segreti che il suolo nasconde? Che cosa sappiamo del suolo?
“La nostra ricchezza brulica di vermi, vive di decomposizione, puzza di escrementi, ha colori cupi degli strati di marciume“. Non è la metafora di un predicatore millenarista, bensì la letterale dichiarazione d’amore di Logan all’humus, compost, senza il quale non potremmo sopravvivere. Quell’umile ammasso di materia pulsante, troppo giovane per interessare i geologi, emoziona lo scrittore newyorkese. In tono brioso e competente egli ci invita a seguirlo nella sua avventurosa esplorazione di sedimenti, buche, praterie, coltivi e discariche. Lo scopo è familiarizzarci con qualcosa che abbiamo da sempre sotto i piedi e di cui ignoriamo il fragile equilibrio e le infinite virtù, avendo perso perfino il ricordo di pratiche ancestrali come l’assaggio della terra da parte dei contadini, noto dai tempi di Virgilio, o la misurazione di una dote in base al peso del letame prodotto dalla fattoria paterna, per non dire del culto egizio dello scarabeo stercorario. Impariamo a conoscere il grande ciclo vitale della terra presente in superficie e apprenderemo anche l’arte di guarirla.
Logan ci trasporta con le sue storie antiche e moderne in un mondo magico: la figura ormai tramontata dell’«assaggiatore di terra» che prova il terreno per indovinarne la composizione; John Adams, secondo presidente degli Stati Uniti che si vantava della fertilità delle sue piantagioni elogiando l’altezza dei cumuli di letame. Conosciamo, senza ribrezzo, la vita dello scarafaggio stercorario, ci appropriamo della terra e di tutto ciò che essa contiene, vermi inclusi.


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