Sono 273 i comuni in cui sono presenti aree esposte al rischio di frane ed alluvioni, secondo il report redatto dal ministero dell’Ambiente e dall’Unione delle Province Italiane nel 2003, praticamente sette su dieci e sono le province di Messina e Caltanisetta ad avere la percentuale piu’ alta di comuni a rischio idrogeologico (rispettivamente l’86% e l’84%). Il 91% dei comuni intervistati ha nel proprio territorio abitazioni in aree golenali, in prossimita’ degli alvei e in aree a rischio idrogeologico, e il 40% presenta interi quartieri in tali aree. Nel 58% dei comuni campione della ricerca sono presenti in aree a rischio strutture e fabbricati industriali, che comportano in caso di alluvione, oltre al rischio per le vite dei dipendenti, anche il pericolo di sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. Questi dati, che dimostrano come nella regione Sicilia sia quanto mai urgente adoperarsi per la mitigazione del rischio idrogeologico e come debba rimanere alto il livello di attenzione per frane e alluvioni, sono emersi dall’indagine Ecosistema Rischio, realizzata da Operazione fiumi, la campagna di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile dedicata al rischio idrogeologico nel Paese. Nel 37% delle amministrazioni intervistate sono presenti in zone esposte a pericolo di frana o alluvione strutture sensibili e nel 28% dei comuni sono state costruite in zone a rischio strutture ricettive turistiche o strutture commerciali. Solo cinque (9%) fra tutti i comuni intervistati hanno intrapreso opere di delocalizzazione di abitazioni dalle aree piu’ a rischio e in un solo caso si e’ provveduto ad avviare interventi di delocalizzazione di fabbricati industriali. Nel 60% dei comuni intervistati in cui siano presenti zone esposte a rischio ancora non si realizza una manutenzione ordinaria delle sponde, delle opere di difesa idraulica e piu’ in generale del territorio.
Il dossier e’ stato presentato questa mattina a Palermo nel corso di una conferenza stampa alla quale sono intervenuti Francesca Ottaviani, portavoce della campagna nazionale Operazione Fiumi, Calogero Foti, dirigente del servizio provinciale Palermo del dipartimento regionale della Protezione civile e Gianfranco Zanna, responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia. “I tragici eventi di attualita’ riportati dalla cronaca nazionale in questi giorni rilevano quanto il nostro Paese sia esposto al pericolo di frane e alluvioni, fenomeni che stanno provocando purtroppo molte vittime e danni rilevanti -, spiega Francesca Ottaviani -. I dati emersi dalla nostra indagine sulla Sicilia restituiscono l’immagine di un territorio endemicamente fragile, in cui troppo spesso lo sviluppo urbanistico non ha tenuto adeguatamente conto del rischio. Mentre e’ prioritario mantenere alto il livello di attenzione rispetto all’assetto idrogeologico ed e’ urgente operare per rafforzare i vincoli all’urbanizzazione delle aree esposte a rischio, affinche’ vengano applicati in modo rigoroso“. La realizzazione di interventi di messa in sicurezza rappresenta certamente il primo elemento imprescindibile per la limitazione del rischio. Nel 48% dei comuni sono state realizzate opere di messa in sicurezza dei corsi d’acqua e di consolidamento dei versanti franosi.
In Sicilia le attivita’ di messa in sicurezza sono state volte soprattutto alla costruzione o all’ampliamento di nuove arginature (19%) e alla realizzazione di interventi di risagomatura degli alvei fluviali (23%); solo in due casi (4%) fra i comuni intervistati si e’ provveduto al ripristino e alla rinaturalizzazione delle aree di espansione naturale dei corsi d’acqua e solo nel 9% dei casi sono stati riaperti tratti tombinati o intubati dei corsi d’acqua. Nell’11% dei comuni si e’ provveduto al rimboschimento di versanti montuosi e collinari franosi o instabili. “Negli ultimi anni, purtroppo, la Sicilia ha assistito non solo alla tragica alluvione di Messina, Giampilieri e Scaletta Zanclea – commenta Gianfranco Zanna -, ma ad una serie di episodi che hanno dimostrato l’estrema vulnerabilita’ del territorio regionale dove ormai anche semplici temporali possono arrivare a provocare vere e proprie tragedie. Tutti questi casi di sfiorate calamita’ non sono conseguenza di fenomeni meteorologici imprevedibili, anche se particolarmente intensi, ma l’effetto della rottura di un equilibrio fragile e precario”. “Superato l’impatto emotivo, non si nota in Sicilia una concreta inversione di tendenza capace di rendere il territorio piu’ sicuro dalle frane e dalle alluvioni, al contrario, – conclude Zanna -, si continua a puntare sull’industria del cemento ad ogni costo, come e piu’ di prima e ancora tardano a realizzarsi interventi concreti di delocalizzazione delle strutture dalle aree a rischio e soprattutto, di demolizione dell’abusivismo“.


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