
Gli astronomi hanno realizzato una vasta indagine riguardante la rapida crescita dei buchi neri supermassicci in seguito ad incontri ravvicinati tra galassie. La chiave di questo lavoro è stata la capacità di Chandra di individuare la crescita dei buchi neri attraverso i raggi X che generano. I ricercatori hanno esaminato 562 coppie di galassie a distanze che variano da circa 3 a 8 miliardi di anni luce dalla Terra. Hanno verificato che le galassie nelle prime fasi di un incontro avevano una maggiore probabilità di presenza di buchi neri nei loro rispettivi nuclei. Queste due immagini composite mostrano un campione utilizzato nell’indagine, riguardanti coppie di galassie che sono state sottoposte a incontri ravvicinati tra loro. In queste immagini i dati dell’osservatorio staziale Chandra della NASA sono mostrati in viola, mentre l’altra rappresenta quella del telescopio spaziale Hubble. In entrambe le immagini, il punto sorgente di raggi X vicino al centro è generato dal gas che è stato riscaldato a milioni di gradi centigradi, mentre cade verso un buco nero situato al centro della galassia ospite. L’altra debole emissione di raggi X può essere causata da gas caldo associato alla coppia di galassie. Gli autori dello studio stimano che quasi un quinto di tutti i buchi neri moderatamente attivi si trovano nelle galassie alle prime fasi di un’interazione. Questo lascia aperta la questione di quali eventi siano responsabili per alimentare il restante 80% della crescita dei buchi neri. Alcune di queste fasi possono comportare la fine delle fusioni tra due galassie. Eventi meno violenti tuttavia possono essere ugualmente influenti. L’indagine ha utilizzato in questa ricerca il telescopio spaziale Cosmic Evolution Survey (COSMOS), che copre due gradi quadrati di cielo, unito alle osservazioni con vari importanti osservatori spaziali come Chandra e Hubble. Le informazioni accurate sulla distanza delle galassie sono state invece accuratamente studiate da osservazioni ottiche ottenute con il Very Large Telescope dell’European Southern Observatory. I ricercatori hanno confrontato un campione di 562 coppie di galassie con 2726 galassie singole, al fine di giungere ad una conclusione plausibile.


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