Nuovi studi sulla produttività delle piante terrestri

L’assorbimento globale del carbonio da parte delle piante terrestri può essere sino al 45% in più rispetto a quanto si pensasse. E’la conclusione di un team internazionale di scienziati che ha pubblicato lo studio sulla rivista scientifica Nature. Così come gli atomi di ossigeno sono stati convertiti in anidride carbonica più velocemente del previsto durante gli anni di El Nino, le stime attuali indicano che l’assorbimento di carbonio da parte delle piante è probabilmente troppo basso.  Invece di 12o petagrammi di carbonio, l’assorbimento annuale di vegetazione mondiale si trova probabilmente tra i 150 e i 175 petagrammi. Si tratta di quantità enormi, se si pensa che un petagrammo corrisponde a  un miliardo di tonnellate. La rielaborazione di questa cosiddetta produttività globale primaria avrebbe conseguenze significative per l’accoppiata ciclo del carbonio-modelli climatici, utilizzati nella ricerca sul clima per prevedere i futuri cambiamenti climatici. Lisa Welp e i suoi colleghi della Scripps Institution of Oceanography University of California, a San Diego, hanno valutato i dati riguardanti la composizione isotopica globale della CO2 negli ultimi 30 anni. Questa analisi ha indicato le fluttuazioni periodiche negli anni e una connessione con il fenomeno di El Nino, il riscaldamento delle acquea nel Pacifico. Nel complesso, gli anni interessati da El Nino sono più caldi. Sono inoltre caratterizzati da una maggiore precipitazione media in Sud America e monsoni meno intensi nel sud-est asiatico. I ricercatori hanno scoperto un recupero più rapido dei rapporti isotopici in seguito agli eventi di El Nino di quanto ipotizzato, indicando un tempo di conversione più breve per la CO2 nella biosfera terrestre. Sulla base di questi dati, gli autori calcolano la cosiddetta produttività globale primaria (GPP). Dal 1977 i rapporti isotopici nell’anidride carbonica dell’atmosfera sono stati misurati al fine di comprendere meglio il ciclo globale del carbonio, come i processi di scambio si riflettono tra la biosfera, l’atmosfera e gli oceani. Questo nuovo studio sottolinea l’importanza di misure a lungo termine dell’ isotopo del biossido di carbonio nell’atmosfera dal punto di vista scientifico, in quanto occupa una posizione chiave tra il ciclo del carbonio e il ciclo dell’idrogeno.