“Il vecchio modello politico-climatico ha fallito perché avrebbe imposto oggi alle economie avanzate pesanti costi per mitigare il cambiamento, in cambio di benefici climatici assai lontani – benefici le cui caratteristiche, ampiezza, tempistica e distribuzione territoriale non sono conoscibili con certezza“. E’ quanto affermano i quattordici tra professori universitari e scienziati statunitensi che hanno dato vita al paper ‘Pragmatismo climatico‘, presentato oggi nella sede della Fondazione Formiche a Roma alla presenza di Roger Pielke jr. “E dal momento che rischiavano di inceppare lo sviluppo in molte economie emergenti – aggiungono – lo sforzo per estendere il modello ‘tipo Kyoto’ proposto dalla Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) a queste nazioni è, com’era prevedibile, fallito anch’esso“.
Per gli autori del paper “il nuovo modello che sta emergendo avrà successo se darà vita ad accordi con risvolti benefici a breve termine e di portata globale in campo economico, geopolitico ed ambientale e se al tempo stesso riuscirà a contenere gli agenti alteranti, sviluppando tecnologie energetiche pulite ed accessibili, ed incrementando la resilienza delle società agli impatti climatici“. “Questo nuovo approccio – sottolineano gli scienziati – parte dalla consapevolezza che né con negoziati internazionali perpetuamente bloccati, né tramite fallimentari misure politiche nazionali si riuscirà a far avanzare la soluzione di un solo passo. Al contrario, esso parte dal riconoscimento che solo un continuativo impegno per creare le condizioni appropriate, attraverso un`azione politicamente sostenibile, porterà ad un`accelerata decarbonizzazione“. “Affinché Stati Uniti e altre nazioni perseguano con efficacia l`innovazione energetica, la resilienza agli eventi estremi e la riduzione dell`inquinamento, il legislatore – osservano – deve porre fine una volta per tutte all`immobilizzante polarizzazione delle guerre climatiche degli ultimi vent`anni, e adottare un approccio più pluralistico e pragmatico“. In questo senso “la comunità internazionale sta già muovendosi nella giusta direzione. A metà gennaio il segretario generale dell`Onu Ban Ki-moon ha annunciato che sposterà il focus del suo impegno dal clima all`accelerazione dello sviluppo e dello sfruttamento di energie pulite, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. La Cina procede sulla strada di nuove tecnologie a basso contenuto di carbonio, con l`obiettivo di aumentare la sicurezza delle forniture energetiche, migliorare le condizioni della salute pubblica e fondare un nuovo e fiorente settore manifatturiero interno. E nel discorso sullo Stato dell`Unione nel 2011, il presidente Barack Obama ha messo un forte accento sull`innovazione energetica in un contesto storico di innovazione economica competitiva, piuttosto che sul cambiamento climatico stesso“.


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