Per l’Unione europea la città di Bologna è “fuori legge” perché il 30 ottobre ha raggiunto il 36esimo sforamento del limite di PM10. A richiamare questo dato è Legambiente che punta il dito contro l’amministrazione guidata da Virginio Merola: “E’ una vera e propria emergenza, ma non viene gestita come tale“; e chiede ai commercianti del centro storico di progettare un nuovo “modello di accesso” che rispetti la salute dei cittadini. “Guardando lo storico dei dati sulla qualità dell’aria in città negli ultimi tre anni – precisa Legambiente – è chiaro come non si avvertano cambiamenti radicali sulla situazione, che sembra variare di anno in anno più per variabili climatiche che per veri e propri cambiamenti strutturali”. Nei primi 90 giorni dell’anno, dal 2009 ad oggi, “sono sempre stati raggiunti i 30 superamenti del limite di 50ug/m3 di PM10 come media giornaliera” in pratica “un giorno di sforamento ogni tre“. “Come affermato dal sindaco in campagna elettorale – aggiunge l’associazione – riteniamo che le giornate di blocco del traffico siano indispensabili, ma allo stesso tempo non possono essere le uniche misure adottate“. Occorre “aumentare i giorni di blocco delle auto, allargare l’area interessata dalle limitazioni, aumentare i controlli e serrare le maglie di chi è autorizzato a circolare“. Queste misure urgenti, secondo Legambiente “devono essere supportate da misure strutturali: una drastica riduzione delle auto in ingresso verso il centro, la creazione di una mobilità alternativa efficiente tramite mezzi pubblici e una vera opportunità di mobilità ciclabile“.
Smog, Bologna è “fuori legge”


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