Terremoto Turchia: si scava ancora ma pioggia e neve rendono tutto più difficile

L’ultimo bilancio, ancora provvisorio, del sisma che domenica ha sconvolto la provincia di Van, nell’est turco, è salito a 523 morti e 1.650 feriti, mentre sotto le macerie stamani, a 91 ore dal sisma, è stato ritrovato ancora un sopravvissuto, il 165esimo dalla scossa di magnitudo 7,2 di quattro giorni fa. Intanto è arrivato da Israele il primo aereo di aiuti: un cargo atterrato stamani ad Ankara con cinque alloggi prefabbricati destinati a chi ha perso la casa nel terremoto. Gli aiuti sono stati caricati su tre camion, uno dei quali è già partito verso la zona al confine iraniano colpita dal sisma. Ieri la Turchia ha finalmente deciso di accettare il sostegno offerto da una trentina di paesi, tra cui Israele, che si è fatto avanti nononstante la grave crisi diplomatica in atto. A settembre Ankara ha espulso l’ambasciatore dello stato ebraico, dopo il rifiuto di quest’ultimo di presentare le sue scuse ufficiali per l’uccisione, a maggio 2010, di nove cittadini turchi a bordo di una nave umanitaria in rotta per Gaza, da parte della marina d’Israele. L’Irlanda ha annunciato l’invio di 600 grandi tende e 3.000 coperture, riferisce l’agenzia Anadolu. A Ercis, la città più colpita dal sisma, stamani è stato estratto vivo dalle macerie di un palazzo di quattro piani Muhammed, uno studente di 19 annni, riferiscono el tv turche. Non ce l’ha fatta invece Gozde Bahar, l’insegnante di 27 anni, tratta in salvo ieri dopo 66 ore sotto le macerie, sempre a Ercis: la donna è morta in nottata per le ferite riportate.
La pioggia e la neve, che hanno cominciato cadere stanotte, rendono difficili e soccorsi. La temperatura oggi a Van non dovrebbe superare i 9 gradi centigradi ed è prevista neve per i prossimi tre giorni. I soccorritori temevano da giorni l’arrivo delle precipitazioni, che rallenta le operazioni, ostacola l’uso di equipaggiamenti elettrici ed espone i sopravvissuti ancora intrappolati nelle macerie a rischi di congelamento e ipotermia. Oggi nevica in zone colpite dal terremoto di Van, nell’est della Turchia come mostrano immagini sulle tv turche che descrivono il disagio ulteriore per i terremotati costituito dal freddo nella zona montuosa al confine con l’Iran dove sono crollati o inagibili migliaia di edifici. Gia dopo il sisma di domenica intense piogge gelide erano cadute sulle tende montate a Van, il capoluogo dell’omonima provincia a 1.750 metri di altitudine, e a Ercis, la citta’ piu’ colpita, oltre che nei villaggi circostanti.

Ieri a Van i bulldozer hanno iniziato lo sgombero dei detriti, di fatto ponendo fine alle speranze di trovare qualcuno ancora vivo, ma le squadre sono ancora al lavoro a Ercis. Con la neve e il freddo aumentano le difficoltà anche per le migliaia di sfollati, rimasti senza casa con il crollo di oltre 2.200 edifici nel sisma. Qualcuno ha scelto di disertare i campi profughi allestiti dalla Mezzaluna rossa e di tornare a casa propria, nonostante il pericolo di nuovi crolli. Nella catastrofe sono state coinvolte 700mila persone nella regione di Van, ha detto Huseyin Celik, vicepresidente del partito di governo Akp, in un’intervsita al quotidiano Milliyet. Secondo Celik servono 115mila tende per ospitare i terremotati, ma al momento ne sarebbero disponibili 17mila. Oggi è ripresa la distribuzione delle tende, mentre ieri il premier Recep Tayyip Erdogan ha ammesso che ci sono stati problemi nelle fasi iniziali dei soccorsi. Intanto si è registrata una nuova forte scossa nel Sud-Est della Turchia, con epicentro ad Hakkari, al confine con l’Iraq, in un’area poco distante da quella colpita dal sisma di domenica scorsa. La scossa, di magnitudo 5,4 sulla scala Richter, non ha provocato danni o vittime.

Intanto seguito al terremoto di magnitudo 5.4 registrato ad Hakkari, la provincia turca a sud di quella di Van colpita da un devastante sisma domenica scorsa, ”alcune” persone sono state portate in ospedale per malori dovuti al forte spavento, e in ”alcuni”’ edifici si sono aperte crepe senza pero’ causare crolli. Lo riferisce l’agenzia turca Anadolu. Le autorita’ di Yuksekova, paesino vicino all’epicentro del terremoto, hanno riferito che i primi controlli non hanno evidenziato problemi particolari. A causa della scossa, comunque, le scuole della provincia di Hakkari sono state chiuse per un giorno.

Anche la Russia ha inviato 37 tonnellate di aiuti umanitari in Turchia per l’emergenza provocata dal devastante terremoto di domenica. Lo ha reso noto il ministero per le Situazioni d’emergenza russo, una sorta di Protezione civile. L’aereo, con a bordo anche tende per ospitare gli sfollati, e’ decollato questa mattina dall’aeroporto di Ramenskoye.

Dopo la richiesta di aiuto lanciata da Ankara, le Nazioni Unite hanno inviato migliaia di tende agli sfollati del devastante terremoto che domenica ha colpito la Turchia. Secondo quanto riferito dal portavoce dell’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), Elisabeth Byrs, l’Ocha ha spedito 400 tende formato famiglia a Erzurum. L’Agenzia Onu per i rifugiati ha donato 4.000 tende, 50.000 coperte e 10.000 materassi, mentre il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione ha fornito 250 tende. Oltre al freddo – ha spiegato Byrs – la gente soffre anche per la mancanza di acqua, che ha gia’ provocato i primi casi di dissenteria e malattie respiratorie.