Dopo un anno di devastante siccità in Somalia si torna a sentire l’odore della pioggia che cade sulle aride e cocenti terre del Corno d’Africa, assetate d’acqua. Finalmente, come previsto da qualche mese, in questi giorni sono cadute le prime gocce di pioggia nel paese più povero del pianeta, da oltre 20 anni privo di qualsiasi tipo di entità statale e dilaniato da una cruenta guerra civile, fra fazioni tribali rivali, che sembra non avere fine. La devastante siccità di questi ultimi mesi ha ulteriormente aggravato la situazione socio-economica di un paese ormai allo sbando, ritenuto da molti analisti internazionali come uno dei peggiori campi minati del pianeta, dove persino le più importanti organizzazioni umanitarie mondiali sono costrette alla resa e cacciate brutalmente dalle milizie islamiche “Shebab” che da anni combattono contro i resti di quel governo nazionale riconosciuto solo dall’ONU. Non è un caso se le aree maggiormente vulnerate dalla grave siccità di questi mesi siano proprio quelle controllate dagli “Shebab”, alleate e finanziate dai gruppi terroristici vicini alla galassia di Al Qaida, ancora ben radicata fra Yemen nord Africa.In risposta alla grave carestia che ha fatto seguito alla devastante penuria d’acqua, che ha bruciato interi raccolti, l’alto commissariato ONU per i rifugiati ha realizzato un grande campo profughi, a Dadaab, nel confinante Kenya, con lo scopo di raccogliere e dare ospitalità all’enorme massa di persone messe in fuga dalla fame e dalla sete. Queste piogge e temporali, seppur disorganizzati, dovrebbero essere sufficienti per portare un pò di refrigerio ad un territorio ormai ridotto allo stremo dalle gravi carenze di acqua, il bene più prezioso esistente in natura.

Affacciata all’oceano Indiano settentrionale la Somalia è fortemente influenzata dal ritmo dei “Monsoni” che si alternano stagionalmente fra le coste del Corno d’Africa e l’Asia meridionale. Come abbiamo ribadito varie volte le piogge sul territorio somalo non vengono portate dai “Monsoni”, che spirando da NE (inverno) a SO (estate), passando pressochè paralleli alla linea di costa, lambendo solo marginalmente il paese. Per vedere le piogge in Somalia bisogna attendere la stagione di transizione dei “Monsoni”, fra l’autunno e il periodo primaverile, la cosiddetta fase “intermonsonica”, quando sull’oceano Indiano, davanti le coste del Corno d’Africa, si instaurano deboli correnti d’aria umida dai quadranti orientali che convogliano l’umidità fino all’entroterra. Si tratta di scambi d’aria a medio-corto raggio tra mare e terra, simili alle brezze. L’aria umida marittima pilotata verso il territorio semi/arido della Somalia stimolerà l’attività convettiva durante le ore centrali del giorno sul paese devastato da oltre un anno di siccità. I fenomeni temporaleschi in formazione sul territorio somalo si dovrebbero concentrare soprattutto durante le ore pomeridiane e serali, allorquando il calore accumulato nei bassi strati sarà abbastanza sufficiente per dare l’innesco ai moti convettivi, non appena dal mare si infiltrano i primi refoli umidi da Est. Inoltre, l’ulteriore discesa del “fronte di convergenza intertropicale” tra l’oceano Indiano e le coste dell’Africa occidentale, sempre più vicino alla linea dell’equatore, dovrebbe incentivare l’attività convettiva, agevolando l’insorgenza di aree di convergenza che costruiranno imponenti sistemi temporaleschi, capaci di apportare forti rovesci di pioggia ben localizzati. Nei prossimi giorni i temporali più forti si dovrebbero concentrare nel sud della Somalia, fra l’area della capitale Mogadiscio e la regione del Benadir e dell’Oltre Giuba, tra le più colpite dalla siccità. Ma piogge e temporali, anche intensi, interesseranno , soprattutto nel pomeriggio e durante le ore serali, anche il Kenya e l’Uganda, con qualche sconfinamento nel sud dell’Etiopia, grazie agli influssi di aria umida in ingresso dall’oceano Indiano. Temporali intensi scoppieranno anche all’interno del grande specchio lacustre del lago Vittoria e su tutta l’area del bacino congolese, accompagnando la discesa dell‘ITCZ sull’Africa equatoriale.



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