
Il furibondo sistema temporalesco a V che in mattinata ha flagellato le aree del levante genovese, in particolare le alture tra Genova e Rapallo, sarebbe stato scatenato da una serie di fattori concomitanti che hanno esaltato lo sviluppo di potenti moti convettivi nell’area del golfo. In primis, la presenza nei bassi strati di una linea di convergenza fra gli umidi e caldi venti di Scirocco, che risalendo il Tirreno si sono pesantemente umidificati (essendo caldi in origine hanno potuto raccogliere un gran quantitativo di vapore acqueo pronto ad essere scaraventato contro le alture dell’Appennino ligure) impattando sulle coste dello spezzino. Qui l’umido flusso sciroccale si è trovato la strada sbarrata dalle più fredde correnti di Tramontana (masse d’aria d’estrazione padana) che iniziavano a traboccare dai valichi appenninici del savonese e del ponente di Genova, con raffiche anche superiori ai 50-60 km/h. Sovente, ad ogni peggioramento, la Tramontana si attiva lungo le coste del ponente ligure per questioni “termo-dinamiche” locali, come la notevole differenza termica fra il versante padano e le coste liguri, solitamente più calde. Lungo la linea di demarcazione fra le differenti masse d’aria, di direzione quasi opposta, l’aria calda e molto umida convogliata dai venti di Scirocco è stata costretta a sollevarsi di colpo dall’intrusione, nei bassi strati, dei venti freddi di Tramontana che uscivano dalle principali valli del savonese e genovese. Ciò ha costretto l’aria umida ad alzarsi di colpo verso l’alto, favorendo gigantesche cumulogenesi marittime, nel tratto di mare davanti il capoluogo regionale, che hanno poi creato il sistema temporalesco a mesoscala autorigenerante che per varie ore ha scaricato veri e propri diluvi sui quartieri ad est di Genova e sulle alture circostanti.
Bisogna pur tenere conto che in questi casi la conformazione morfologica del territorio e la disposizione delle correnti in alta quota, da SO, hanno dato una ulteriore enfasi alla fenomenologia in loco, esaltando sia le correnti ascensionali in seno alla struttura temporalesca a V che ha posizionato il proprio perno principale (l’updraft) proprio nello specchio d’acqua antistante i quartieri orientali di Genova, caricandosi in continuazione di vapore e aria calda in grado di contenerlo per un lungo periodo durante la forte ascesa alle quote superiori della troposfera (moti convettivi). L’Appennino Ligure ha poi fatto da barriera, bloccando per più ore la Supercella temporalesca nelle medesime aree, favorendo accumuli di oltre i 400-500 mm in quasi sei ore di fitte e persistenti precipitazioni. L’enorme quantità d’acqua caduta ha fatto esondare i tanti torrenti che attraversano Genova, trasformando le strade della principale città ligure in veri e propriu torrenti in piena. Ancora non abbiamo tutti i singoli dati delle varie stazioni presenti sui diversi quartieri della città della lanterna, a breve vi aggiorneremo con nuovi approfondimenti.




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