Alluvione nel Messinese, Clini: “i regimi pluviometrici sono cambiati, dobbiamo ripensare molte cose”

Abbiamo bisogno di aggiornare al piu’ presto la mappa di tollerabilita’ del territorio, concentrare risorse per fare prevenzione, intervenire sui fattori che nel suolo possono causare disastri“. Cosi’ il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, intervistato da Sky Tg24, interviene sull’ondata di maltempo che si e’ abbattuta al Sud d’Italia ed ha causato la morte di quattro persone, fra cui un bambino di dieci anni, in provincia di Messina. Per Clini, e’ opportuno “intervenire anche sui corsi d’acqua e iniziare a considerare la possibilita’ che zone esposte vengano svuotate da attivita’ produttive e residenze: il prezzo che si paga traccheggiando e’ molto alto, dobbiamo quindi anche pensare che alcune attivita’ consolidate debbano essere spostate da alcuni siti. I tempi di lavoro sono lunghi ma dobbiamo attrezzarci per l’emergenza e in questo, il lavoro della Protezione Civile e’ essenziale“.

Secondo il Ministro “è urgente che l’Italia prenda atto che siamo in una situazione climatica nuova, dobbiamo sapere che gran parte del nostro territorio e’ vulnerabile e ha bisogno di un lavoro di manutenzione e gestione. Altrimenti, rincorreremo solo le emergenze con gravi perdite di vite umane e danni economici“. Clini ha sottolineato che “il nostro territorio e’ stato gestito molto male, in una situazione climatica che pero’ consentiva di reggere davanti a eventi rari. Ora c’e’ una situazione di emergenza, lo abbiamo visto a Messina, in Liguria e Toscana. Ci sono aree che per circostanze climatiche che si creano, sono piu’ esposte. Abbiamo la possiblita’ di capire che c’e’ una situazione di vulnerabilita’ e questa va affrontata subito“. Clini ha ricordato che ci sono zone a rischio dove sono state insediate attivita’ produttive. “Paghiamo un prezzo per una visione molto corta. Sono state utilizzate zone che gia’ venti o trenta anni fa, il buon senso avrebbe consigliato di non utilizzare. Le regole che prevedevano una certa intensita’ di pioggia e frequenza di eventi climatici estremi ora sono cambiate. Quaranta anni fa avevamo disegnato sistemi fognari sulla base di un certo regime di pioggia ora dobbiamo ripensarli perche’ il regime e’ cambiato. I modelli climatici messi a punto negli anni scorsi – ha concluso il Ministro – suggeriscono che questa tendenza sara’ confermata. Meglio lavorare su questo piuttosto che sperare nella buona sorte“.