Per la Cina il vertice sul cambiamento climatico di Durban lascia poco spazio all’ottimismo. Lo ha dichiarato in un’intervista alla radio di stato Radio Cina Internazionale Su Wei, mandato da Pechino nella citta’ Sudafricana come negoziatore. “Le prospettive non sono ottimistiche” ha detto senza scendere nei dettagli Su a proposito dei colloqui in corso e dei risultati previsti. Per trovare una soluzione ai problemi del surriscaldamento climatico, 190 delegazioni, sono riunite da oggi fino al 9 dicembre a Durban. Tra gli obiettivi del summit anche quello della creazione entro il 2020 di un fondo per il clima da 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i Paesi piu’ poveri a far fronte ai costi della riduzione delle emissioni di gas serra. Come si legge su AgiChina24, in evidenza nell’agenda di Durban c’e’ soprattutto il dopo-Kyoto. In scadenza a gennaio 2013, il protocollo firmato nella citta’ giapponese nel 1997 non porta la firma di Usa e Cina che, da sole, sono responsabili dell’11% delle emissioni mondiali di Co2. Tra le possibili strade da seguire si pensa a un prolungamento del Protocollo, oppure a un regime transitorio fino al 2020, con una road map che magari permetta l’ingresso di Washington e Pechino. Quanto alla prima ipotesi, la piu’ improbabile secondo molti osservatori, gli Usa sembrano categorici: “Per noi non c’e’ alcun protocollo di Kyoto sul tavolo” ha detto secco il commissario speciale per i cambiamenti climatici statunitense Todd Stern. Per Washington infatti i limiti alle emissioni di gas serra – per ora previsti dal protocollo solo per i Paesi piu’ industrializzati – devono necessariamente essere estesi anche alle nazioni in via di sviluppo, prima fra tutte la Cina, che lo scorso anno si e’ piazzata al primo posto come Paese piu’ inquinante al mondo, superando anche gli Stati Uniti. Favorevole all’estensione del protocollo e’ d’altro canto la Cina, portavoce delle nazioni in via di sviluppo secondo le quali sono le economie piu’ sviluppate a dover giocare un ruolo di primo piano nella lotta al riscaldamento terrestre visto che le loro industrie inquinano l’atmosfera da piu’ di 200 anni. Una posizione condivisa anche dall’ONU. “Almeno – ha sottolineato Su – tra le nazioni industrializzate, l’Ue si e’ detta favorevole a riconsiderare una seconda stagione del protocollo di Kyoto“. Secondo quanto si legge sull’agenzia di stampa cinese Xinhua, l’Europa ha fatto sapere che accettera’ un prolungamento degli accordi del 1997 a patto che Cina e Usa mostrino serie intenzioni circa un taglio delle emissioni per i prossimi anni. Le fanno eco Norvegia, Nuova Zelanda, Australia e Svizzera. Stesso aut-aut anche da Canada, Russia e Giappone.


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