Il profumo di Rimini

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    Non avrei mai pensato di innamorarmi di Rimini.
    Non ci avrei pensato perchè me lo ero sempre immaginato come un posto scontato. Il solito posto di vacanza, celebrato da film, libri, canzoni.
    Non ci avrei pensato perchè, pur essendo siciliano, non vado pazzo per il mare.
    Non ci avrei mai pensato perchè al mare e alla montagna preferisco la collina, oppure – ancor meglio – la pianura.
    Sapevo che Rimini avesse un bel centro storico, ma avevo sempre snobbato la sola idea di andarci.
    Invece il “caso”, ammesso che esista, mi ci ha portato. Prima in luglio, poi qualche giorno fa, nel bel mezzo di Novembre, per un corso. Ed è stata proprio questa volta a farmene innamorare.

    Scendo dall’aereo, e la bocca fuma, come in tutti i luoghi del mondo in cui Novembre sa essere autunno, e non una versione più grigia di un’eterna primavera.
    L’aria è umida, fredda, dall’interno arriva l’odore della Pianura Padana, di nebbia e camini, e si alterna con quello del mare, a poca distanza.
    Arrivo in albergo, e vado a letto presto: l’indomani, prima dell’inizio del corso, voglio fare un giro in centro.

    Fa freddo, e il cielo è bianco, come se stesse per nevicare. E’ nebbia alta invece, e ben presto le velature, l’indomani, saranno sostituite da un gelido vento.
    Le strade in cui m’incammino, le piazze in cui svettano i monumenti, le Chiese, le torri, i campanili, mi sembrano mie da sempre, come quelle dell’altra città che amo da sempre, Lodi.

    Sarà il freddo, sarà l’atmosfera della città non troppo grande, saranno le biciclette, saranno i portici, sarà il cielo che brilla di questo colore indefinito, sarà la fredda brezza dell’Adriatico, sarà l’odore dei camini, sarà il suono delle campane, sarà il gusto del caffè preso al mattino presto quando tutto si sveglia, sarà la Pianura Padana così vicina che sembra si possa toccare, ma provo delle sensazioni difficilmente definibili. Eppure non sono qui certo per vacanza.

    Mi aggiro come un turista dell’anima, scopro angoli nascosti, dialetti insospettabili, passi svelti nella mattina di Novembre.
    Ora è tardi, devo tornare ai miei impegni.
    Su un muro del centro, seminascosta, una scritta che sembra fare il paio coi miei pensieri sghembi:

    Cosa stai dicendo? Non connetti
    Forse è troppo tempo che rifletti“.

    Batte il futuro nel cielo di Rimini.

    Antonino Gatto