La Francia deve migliorare le norme di sicurezza dei suoi impianti nucleari, in modo che possano far fronte a possibili disastri naturali. E’ quanto ha riferito l’Istituto nazionale francese di radioprotezione e della sicurezza nucleare (Irns). In un rapporto di 500 pagine, nato da un’indagine partita all’indomani del disastro di Fukushima, si legge che “c’e’ bisogno di sviluppare delle installazioni di sicurezza senza ulteriori ritardi“, anche se, nel complesso, i 58 reattori nucleari presenti nel Paese possono “ritenersi sicuri“.
“Ci sono piccole mancanze che pero’ possono avere conseguenze anche gravi” ha affemato Jacques Repussard, direttore dell’Irsn nel corso di una conferenza stampa. Il 75% dell’energia francese viene prodotta dalle centrali nucleari, e il numero dei suoi impianti e’ secondo solo a quello statunitense.
Una riduzione del nucleare nell’energia francese causerebbe dei ”danni considerevoli” all”’industria” transalpina: questo il messaggio lanciato dal presidente francese Nicolas Sarkozy, dopo l’accordo in questo senso firmato dai socialisti e dai Verdi, in vista del voto del 2012. “Abbandonare questa energia, o ridurre in modo autoritario la sua parte nel nostro mix energetico, senza disporre di soluzioni alternative, significa un danno considerevole all’industria francese”, ha detto Sarkozy, parlando a banchieri, industriali e investitori. I socialisti e i Verdi hanno raggiunto un accordo elettorale con il quale intendono portare dal 75% al 50% entro il 2025 la percentuale di elettricita’ prodotta in Francia dal nucleare e chiudere 24 reattori sui 58 che conta il Paese. L’intesa e’ tuttavia a rischio, visto che – dopo la conclusione dell’intesa – i socialisti hanno deciso di eliminare un importante paragrafo relativo al trattamento delle scorie. ”Se non c’e’ accordo, non c’e’ accordo”, ha riconosciuto Hollande.


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