La sonda russa Phobos Grunt che avrebbe dovuto raggiungere Phobos, il più grande satellite naturale di Marte, è rimasta bloccata in orbita intorno alla nostra Terra, e potrebbe bruciare nell’atmosfera nel mese di Gennaio. Lo ha riferito nella giornata di ieri il capo dell’agenzia spaziale russa. La sonda si preparava ad una missione senza precedenti nella storia delle spedizioni spaziali. La destinazione, Phobos, avrebbe dovuto consentire di prelevare dei campioni di roccia e riportarli sulla Terra per analizzarli, e inoltre avrebbe dovuto lanciare un satellite cinese nell’orbita marziana. Vladimir Popovkin ha negato che la sonda Phobos Grunt fosse ormai considerata perduta e gli scienziati avevano stabilito un tempo, sino a Dicembre, per cercare di ristabilire un contatto per riprogrammare la sonda e inviarla sulla traiettoria pianificata in precedenza. “La sonda sarà in orbita fino a Gennaio, ma nei primi giorni di Dicembre la finestra temporale a disposizione per riprogrammarla si chiuderà“, ha detto alle agenzie di stampa russe dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan, Russia, da dove la sonda è partita. “C’è ancora una possibilità, ma non abbiamo ancora ottenuto le informazioni di telemetria per capire cosa sia successo dopo il lancio“, ha aggiunto, citato dall’agenzia di stampa Interfax. Una fonte anonima intanto ha detto a Interfax che nel fine settimana la sonda dovrebbe essere considerata definitivamente perduta dopo che non è riuscita a dirigersi verso Marte in seguito al lancio di Mercoledì scorso. Se gli scienziati non dovessero riuscire a dirigere la sonda verso Marte, sarebbe poi attratta inevitabilmente verso la Terra in quanto perderà velocità. Ma Popovkin ha insistito sul fatto che la sonda brucerà nell’atmosfera e non costituirà alcun pericolo per la popolazione terrestre. “Non abbiamo più dubbi sul fatto che avverrà il rientro in atmosfera e che la sonda finirà per bruciare, ma ci sono poche possibilità che possa raggiungere il suolo e addirittura colpire qualcuno“, continua lo scienziato. Del resto siamo ormai abituati a queste frasi. Sarebbe il terzo detrito orbitale a piombarci addosso nel giro di pochi mesi, e abbiamo appreso tanto da queste missioni. Sappiamo che il nostro pianeta è composto per il 70% dagli oceani, e che esistono aree vastissime come deserti, montagne, foreste, dove la sonda potrebbe cadere, ma sappiamo anche che non sempre si può essere fortunati. Sinceramente preferiremmo vedere scie luminose nel cielo provenienti soltanto da oggetti naturali, ma questo è un altro discorso.
La sonda russa Phobos Grunt cadrà sulla Terra a Gennaio



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