L’anomalia barica africana; principale responsabile degli episodi di maltempo disastrosi di questi ultimi mesi

L'area ciclonica dalle caratteristiche tropicali che si è isolata a ridosso delle Baleari

La stagione autunnale del 2011 di sicuro verrà ricordata a lungo negli annali meteo/climatici per le sue stranezze,  particolarità e purtroppo anche per le intense fasi di maltempo dagli esiti disastrosi. Basti ricordare che in un mese nel nostro paese si sono registrati una lunga serie di episodi alluvionali, alcuni anche snobbati dalle cronache nazionali, giustamente proiettate sulla delicata fase economica che sta investendo tutto il vecchio continente. Dopo le devastanti alluvioni che hanno interrato molti centri delle Cinque Terre e della Lunigiana qualche settimana dopo abbiamo assistito alla drammatica alluvione lampo che ha travolto la parte centro-orientale della città di Genova, con lo straripamento del Ferreggiano che ha inondato diversi quartieri del capoluogo ligure, causando la morte di 6 persone. Dopo i nubifragi killer registrati sull’isola d’Elba, sul napoletano e nel materano, qualche settimana dopo è toccato ancora una volta al messinese fare la conta dei danni e delle vittime per un nuovo evento alluvionale che ha flagellato l’intera fascia tirrenica, da Barcellona Pozzo di Gotto fino alle frazioni della periferia nord di Messina, duramente vulnerate da smottamenti e colate di fango. Sembra davvero impossibile ma dalle cronache emerge che ad ogni episodio di maltempo ci troviamo ad avere a che fare con un evento alluvionale o con fasi perturbate molto intense, al punto da arrecare ingenti danni al territorio. Ma se analizziamo più a fondo l’attuale trend meteo/climatico che sta caratterizzando l’autunno 2011 noteremo diverse anomalie ad iniziare dalle configurazioni bariche.

Affondo ciclonico oceanico verso l'entroterra nord-africano.Ben evidente il blocco anticiclonico sui Balcani pronto ad attivare una intensa fase sciroccale

Questi eventi meteorologi, a tratti davvero estremi se pensiamo che in meno di 6 ore sulle alture liguri sono caduti poco più di 400-500 mm di pioggia, sono originati, o per meglio dire “esaltati”, da una particolare congiuntura barica sullo scenario europeo che continua a ripetersi con maggiore frequenza e che favorisce l’innesco di numerose fasi sciroccali (o venti più da Levante e Grecale) verso le nostre regioni meridionali, in particolari lungo le isole maggiori, mentre buona parte del centro-nord rimane sotto l’attenta protezione dello scudo anticiclonico. Ciò è dovuto al persistente “forcing” nella media-alta troposfera che agevola l’insorgenza di imponenti promontori anticiclonici di blocco lungo l’Europa orientale e i vicini Balcani. Spesso, questi centri d’azione (alte pressioni) cosi posizionati, oppongono un muro alle circolazioni depressionari e ai fronti perturbati provenienti dal vicino Atlantico, favorendo un loro isolamento prolungato, anche per una intera settimana, fra il bacino occidentale del mar Mediterraneo e l’Africa nord-occidentale, tra Marocco e Algeria. Tale situazione barica determina un notevole calo dei valori dei geopotenziali, in quota, sopra l’entroterra nord-africa, dove si origina una sorta di “falla barica” permanente che funge da calamita alle saccature e alle aree cicloniche, di matrice atlantica, che tentano di scavalcare la penisola Iberica e lo stretto di Gibilterra per riversarsi sul “mare Nostrum”. Isolandosi nel cuore dell’entroterra algerino queste aree cicloniche, ben strutturate in quota (goccia fredda), tendono ad approfondirsi ulteriormente nel tratto sottovento alla catena dell’Atlante, per merito della particolare “circolazione a gomito” che si forma sull’entroterra desertico, risalendo verso nord-est, in direzione del Mediterraneo centro-occidentale, dove acquistano molta potenza e pericolosità, scaricando ingenti precipitazioni tra la Sardegna meridionale e la Sicilia orientale. Sicuramente, in tale contesto, sarà risultato decisivo anche il netto arretramento del “fronte di convergenza intertropicale” (ITCZ), lungo l’Africa centro-occidentale, tra la fine di Ottobre e il mese di Novembre, che si è ritirato verso il bacino congolese e l’area del golfo di Guinea, determinando un conseguente spostamento verso sud del baricentro dell’imponente anticiclone sub-tropicale sahariano.

La piena del torrente Longano durante l'alluvione che ha colpito la fascia tirrenica del messinese

La presenza di un robusto promontorio anticiclonico di blocco lungo l’Europa centro-orientale rallenta la tradizionale evoluzione verso levante del sistema perturbato che spesso è costretto ad aggirare l’ostacolo anticiclonico lungo il bordo occidentale, risalendo verso nord o nord-est, seguendo delle traiettorie che portano l’area ciclonica a stazionare il più a lungo possibile sui mari ad ovest della nostra penisola, prima di un lento esaurimento. Durante questa fase i vortici depressionari possono risultare stazionari per più giorni sulla medesima area, determinando forti fasi di maltempo con importanti fenomeni precipitativi che possono risultare particolarmente estremi, tanto da causare gravi eventi alluvionali in determinate aree, possibilmente ben esposte agli umidi flussi sciroccali provenienti dal basso Mediterraneo. Alle volte, quando il potente anticiclone europeo estende i propri elementi verso la regione alpina e l’Italia settentrionale, i fronti perturbati e i “CUT-OFF” partoriti dall’entroterra nord-africano, tendono ad assumere delle traiettorie più meridionali che dalla Tunisia li portano verso il Canale di Sicilia, basso Ionio e mar Libico, con l’attivazione di una sostenuta e umida ventilazione orientale (venti di Levante e Grecale) che causa la stura a delle precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio o temporale, lungo la Sicilia orientale e meridionale. Questo particolare assetto barico ha caratterizzato l’intera stagione autunnale, regalando una stagione insolitamente piovosa per molte aree della Sicilia orientale e meridionali, tento che in molte località in meno di un mese è caduto un quantitativo di pioggia di quasi il triplo superiore alle medie del periodo. In alcune zone, fra siracusano e catanese, l’accumulo parziale annuo avrebbe superato la soglia dei 1600-1800 mm. A Giarre, nella fascia costiera pedemontana al settore orientale etneo (molto soggetta allo “stau” esercitato dalle correnti orientali), il parziale annuo avrebbe superato i 1880 mm e rischia entro fine Dicembre (mese molto piovoso) di sfondare i 1900 mm. Si tratta di un quantitativo d’acqua eclatante per il clima siciliano. Anche sulla Sicilia meridionale, visto i frequenti passaggi perturbati lungo il Canale, si sta registrando un notevole surplus pluviometrico, specie fra ragusano e agrigentino. Notevole è l’esempio di Gela, ritenuta da sempre come una delle località meno piovose d’Italia con i suoi 354 mm che rappresentavano la media del periodo 1961/1990. L’anno più piovoso di sempre a Gela era stato lo scorso 2010, che con 815 mm annui totali aveva battuto tutti i precedenti record. Al secondo posto si trovava il 2004, con soli 809 mm. Ebbene, dati  alla mano possiamo affermare con grande stupore che Gela quest’anno avrebbe già battuto il suo precedente record pluviometrico dell’anno scorso sfondando per la prima volta nella sua storia la soglia dei 900 mm, superando di quasi 100 mm il record assoluto dello scorso anno. Bisogna pure ricordare che mentre la fascia ionica siciliana risulta soggetta a un notevole surplus pluviometrico, vi sono altre aree della Sicilia, tra trapanese, palermitano e parte del messinese, quindi meno esposte alle umide correnti da Est, che risultano tuttora sotto media rispetto a quelli che sono i tradizionali standard del periodo. Siamo sicuri che Dicembre, uno dei mesi più piovosi per il clima siciliano, ci riserverà parecchie sorprese riguardo questo ultimo aspetto.