Protezione Civile: la lettera di Bertolaso a Feltri

Caro Direttore Feltri,

La ringrazio per il suo articolo di ieri che titola Stiamo annegando, ridateci Bertolaso, non per il riferimento a me, francamente è da un anno che cerco di essere dimenticato, ma per il sottotitolo che recita: “I veleni politici hanno distrutto la Protezione Civile”. C’è  la verità degli ultimi anni in questa frase. Credo utile però una proposta di correzione: i veleni politici hanno distrutto uno stile di protezione civile, hanno sopratutto, come qualcuno voleva, compromesso la autorevolezza e la credibilità della protezione civile, l’hanno resa debole e preda delle ambizioni e delle gelosie di chi non sopportava di doversi confrontare con una istituzione che non guardava in faccia a nessuno ed era al vero servizio dei cittadini.

Franco Gabrielli, che ha adesso il ruolo di Capo del Dipartimento, sta facendo con scrupolo, estremo rigore e grande tenacia esattamente tutto ciò che deve fare. Ma diciamo le cose come stanno e Lei, che è persona abituata a non fare sconti a nessuno, può davvero aprire gli occhi a quegli italiani che condividono le Sue preoccupazioni spiegando che il Prefetto è  il Capo di un Dipartimento commissariato dal Ministero dell’Economia, che deve dare il suo placet preventivo ad ogni ordinanza, ad ogni provvedimento di protezione civile. Gabrielli non ha la possibilità di assumere impegni di spesa, di decidere immediatamente l’invio di uomini e mezzi, che costano, senza prima avere l’ok di una Amministrazione che si è arrogata, per semplici e squallidi calcoli politici, improprie funzioni di controllo preventivo. Se non puoi decidere secondo le esigenze immediate insite in qualsiasi vera emergenza, non puoi che rispettare le leggi ordinarie alla lettera! E quanti italiani sanno che Il Titolo V della Costituzione, nella versione approvata pochi anni fa, ha deciso che Stato e Regioni hanno competenza concorrente sulla protezione civile? Questo vuol dire che lo Stato fissa le linee, mentre le leggi vere e proprie le fanno le Regioni. Questo vuol dire che ogni Regione è libera di decidere se e come essere efficiente, preparata, attrezzata, pronta, dotata di risorse sufficienti a far fronte ai rischi presenti sul suo territorio. Questo vuol dire che il Dipartimento, se non si tratta di una emergenza nazionale, assicura aiuto e sostegno e niente più, fermo restando che l’iniziativa e le decisioni sono in capo ad ogni regione. A Genova ciò che è dei liguri, a Firenze ciò che è dei toscani, e così via, fino a rischiare l’assurdo. Questo, caro Direttore, spiega le tragedie e le omissioni, questo spiega gli scaricabarile e la incapacità di assumersi responsabilità. Questo spiega perché chi ci metteva la faccia andando ben oltre i propri compiti è stato massacrato!

La Protezione Civile oggi paga non solo l’intossicazione dei veleni che sono stati usati contro di me e contro la struttura che ho avuto il grande privilegio di dirigere, ma anche l’insipienza politica di un assetto della Protezione Civile che da troppe parti, in modo tristemente bipartisan, si vuole ridotta a pura macchina del soccorso, per non avere tra i piedi una Istituzione forte, credibile ed autorevole che ricordi ai politici le loro omissioni e le loro responsabilità.

In questi giorni i giornali hanno scritto di tutto, sulla tragedia delle Cinque Terre, della Lunigiana, di Genova. Il più delle volte discorsi generici, scontati, triti e ritriti, sul nostro modo di usare ed abusare del territorio senza mai tener conto dei rischi presenti, quasi che sia necessaria la condanna, del resto facile, sulla nostra collettiva insipienza, per poter voltare pagina senza far nulla di diverso da prima, in attesa dei prossimi morti.

Governare il territorio, fare opere che aiutino a ristabilire un accettabile equilibrio tra gli uomini e il territorio, scegliere opzioni che rendano per lo meno più difficile contraddire in modo plateale buon senso e prudenza senza condannare un Paese all’immobilismo sono invece attività complesse, faticose, difficili, che hanno bisogno di continuità, di costanza, di convinzione e comprensione. Serve una vera capacità di governo, nel senso nobile del termine. Molti politici italiani sono convinti invece che “la politica” sia arte, comunicazione, consenso e poco altro. Il prezzo di questo errore, di questa irresponsabilità lo paghiamo tutti. La credibilità, l’autorevolezza, la possibilità di essere interlocutori forti di ogni Amministrazione, la vicinanza alle persone e ai loro bisogni, la capacità di fare i conti con la realtà di situazioni difficili, lavorando in concreto e non solo a parole sono state risorse che con tenacia e tanto lavoro la Protezione Civile ha accumulato negli anni, riuscendo a diventare una struttura e una Istituzione che per molti è stata – e per molti ancora rimane, nonostante tutto – un riferimento. Questo i veleni della politica hanno voluto compromettere ed appannare. In tal modo sono riusciti pure a far si che non si creda più agli allarmi ed ai consigli in caso possibile rischio atmosferico vanificando la CREDIBILITÀ della protezione civile,  vera e unica risorsa che in anni di sfinimento avevamo conquistato senza mai cedere, caro Direttore, a quella ipotizzata debolezza della carne di cui, per fortuna, non avevo né bisogno né il tempo! Ciò che rimane è la fatica enorme e il lavoro ingrato di chi, come Gabrielli e tutti coloro che sono impegnati nella Protezione Civile, continua a svolgere la sua funzione delicata e difficile, sono le difficoltà dei Sindaci  che dovrebbero pensare in momenti di difficoltà come questi, come ho detto per anni, a cose concrete e non alle sagre della salsiccia o ai festival del cinema, e che comunque sentono intorno a loro lo scatenarsi della caccia al colpevole ad ogni costo e le chiacchiere dei tanti che ci affliggono con i loro personali improvvisati pareri senza che nessuno abbia voglia di verificarne efficacia e basi scientifiche. Grazie per l’attenzione, con i miei più cordiali saluti, Suo

Guido Bertolaso