Terremoto di stamattina a largo di Capo d’Orlando: è stato un evento decisamente raro

Capo d'Orlando

A Capo d’Orlando, cittadina di circa 15mila abitanti nel Messinese Tirrenico, i terremoti non sono molto frequenti. Eppure stamattina all’alba una scossa di magnitudo 4,0 sulla scala richter ha svegliato e impaurito la popolazione, provocando per giunta dopo poche ore addirittura una nuova eruzione dell’Etna.

A parlare della sismicità di Capo d’Orlando è stato Francesco Mele, funzionario dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che – come riporta l’Ansa – ha spiegato come che l’epicentro delle scosse della scorsa notte e’ stato individuato in mare, a circa 10 chilometri a nord di Capo d’Orlando. “Il fatto che ci siano state diverse repliche di minore intensita’, a breve distanza – spiega – non meraviglia. E’ infatti rarissimo che un sisma di quella intensita’ non sia seguito da altre scosse piu’ piccole. Non bisogna poi dimenticare che il 70% della sismicita’ rilevata dalla rete sismica nazionale e’ costituito da repliche“. Mele sottolinea che la zona al largo di Capo d’Orlando e’ “a bassa sismicita’. Gli ultimi eventi piu’ forti – aggiunge – risalgono infatti al 1739, quanto venne registrata una scossa in seguito classificata di magnitudo 5,5“. Un altro evento, sempre con epicentro al largo di Capo d’Orlando e della stessa intensita’, era stato registrato in precedenza, nel 1613. Il terremoto piu’ importante nella zona e’ quello di fronte al golfo di Patti (30 chilometri ad est rispetto a quello di oggi), di magnitudo 6, registrato nel 1786. La zona, ha rilevato Mele, e’ stata caratterizzata, in particolare negli ultimi 3 anni, da una bassa sismicita’: “le fasce con sismicita’ maggiore sono piu’ a nord, intorno alle isole Eolie, e piu’ a sud, nelle catene montuose a ridosso della costa settentrionale della Sicilia“. La zona di Capo d’Orlando, in particolare, “non ‘poggia’ su faglie attive ma – precisa – ci possono sempre essere faglie piccole“. Secondo il sismologo, comunque, alcune scosse possono essere sfuggite alle rilevazioni in passato: “non dimentichiamo – osserva – che oggi la rete sismica oggi dispone di oltre 250 strumenti, mentre nel 1985 erano 40 in tutta Italia. La nostra capacita’ di localizzare i terremoti, rispetto ad allora, e’ di 10 volte superiore“.