
A breve, nelle prossime ore, una potente tempesta, caratterizzata da venti molto violenti, ad oltre i 130-140 km/h, e forti nevicate, colpirà le coste occidentali dello stato dell’Alaska, causando molti disagi e costringendo le popolazioni locali a stare chiusi all’interno delle proprie abitazioni sino al suo passaggio. Già gli avamposti della gigantesca tempesta, in sviluppo sullo stretto di Bering, hanno causato forti nevicate che hanno assunto carattere di “Blizzard“ su buona parte delle coste occidentali, dove il manto nevoso depositato al suolo è stato spazzato dalle furibonde raffiche di vento. In molte zone sono state registrate forti inondazioni e gravi erosioni del terreno. Nella città di Nome, la più grande dell’area interessata al maltempo, che conta circa 3600 abitanti, sono state evacuate alcune zone. L’ufficio del servizio meteorologico nazionale della città di Fairbanks ha ricevuto notizia di alcuni tetti spazzati via dal vento. Quello che si teme maggiormente sono proprio le forti mareggiate, sollevate dai fortissimi venti che hanno raggiunto l’intensità di un uragano, che rischiano di inondare diverse aree della costa occidentale, a seguito dell’irrompere di grosse ondate, alte più di 8-9 metri. Il villaggio di Point Hope è particolarmente esposto al pericolo, essendo costruito a meno di tre metri sopra il livello del mare. Altri piccoli villaggi, come Inupiat Eskimo che conta 700 abitanti, non sono provvisti di strade percorribili. In questi casi le autorità radunano tutta la popolazione negli edifici costruiti più in alto. Ad Inupiat Eskimo i residenti sonno tutti temporaneamente ospitati nella scuola. Il meteorologo Scott Berg ha dichiarato che sebbene forti tempeste non siano rare in Alaska, la situazione attuale è aggravata dal fatto che in questo periodo dell’anno non si è ancora formato lo strato di ghiaccio sulla costa che protegge dall’acqua. “Siamo esposti al mare aperto fino ai primi di dicembre.
Dati alla mano possiamo agevolmente affermare che questa è la tempesta più potente che si sia formata lungo lo stretto di Bering, nel mese di Novembre, almeno negli ultimi 37 anni. L’ultima volta che l’Alaska occidentale è stato colpito da una tempesta di tale potenza bisogna tornare indietro al 11-12 Novembre del 1974, quando l’intera costa fu sferzata da furiosi fortunali. Si tratta, a tutti gli effetti, di un profondissimo ciclone extratropicale, dalle caratteristiche fredde, che si è sviluppato e rapidamente approfondito nei giorni scorsi a ridosso della penisola di Cukci, lungo la sponda siberiana affacciata allo stretto di Bering. Un massiccio afflusso di masse d’aria molto gelide dal mar della Siberia orientale ha ulteriormente alimentato la grande struttura ciclonica extratropicale, alla cui base si appoggiava un afflusso di aria molto più umida e tiepida, da SO, convogliata dal grosso anticiclone di blocco presente sul Pacifico settentrionale, a largo della West Coast USA. Il profondo minimo barico centrale nelle ultime ore è sceso sotto la soglia dei 945 hpa e dalle coste dell’estremo oriente siberiano tende a spostarsi in direzione delle coste occidentali dell’Alaska, attraverso lo stretto di Bering, portando con se violente tempeste di vento che toccano i 130-140 km/h, con raffiche sostenute capaci di lambire persino i 160-170 km/h nelle aree maggiormente esposte. In queste ore i venti violenti che risalgono dal mare di Bering stanno penetrando sull’entroterra, rendendo ancora più avverse le condizioni meteo, con autentici fortunali che sollevano turbini di neve che provocano drastiche riduzioni di visibilità, rendendo impossibile qualsiasi attività all’aperto. Man mano che il profondissimo minimo, da 945 hpa, si avvicina sull’Alaska occidentale la situazione meteorologica degenerà ulteriormente. Solo nella città di Nome le forti nevicate della mattinata di ieri sono state accompagnate da venti molto forti, dapprima da SE, poi ruotati più da S-SO, con raffiche che hanno raggiunto i 93 km/h. A Barrow è il forte vento da E-SE, che tocca gli 83 km/h, assieme alle nevicate che riducono la visibilità orizzontale a meno di 200 metri, a costringere la popolazione a non uscire di casa. Inoltre le temperature, malgrado la latitudine, sono basse e oscillano fra i -18° e i -11° -12°. Con simili valori, resi ancora più estremi dalle forti folate di vento gelido, è consigliabile rimanere al chiuso, in ambienti caldi e riparati. Anche a Kotzebue non è che vada meglio, qui le forti raffiche da E-SE, ad oltre 96 km/h, sono le grandi protagoniste del giorno. Ma forti venti, in genere da NE, stanno imperversando lungo le coste dell’estremo oriente siberiano, in particolare sulla penisola di Cukci.
Intanto sulle aree costiere si attendono le forti mareggiate che stando al movimento del profondissimo vortice di bassa pressione, sub-polare, dovrebbero colpire con durezza l’area della baia di Bristol e il tratto di costa fino a Capo Romanzof, con frangenti molto pericolosi, alti fino a 7-8 metri, sollevati dalle forti tempeste da SO in azione in queste ore lungo il mare di Bering. Proprio questo bacino, già di per se considerato uno dei mari più tempestosi e pericolosi del pianeta, dove si sono consumate parecchie tragedia (molti i pescherecci affondati, specie durante le grandi battute di pesca ai Granchi giganti che affollano i fondali dello stretto di Bering), è considerato molto grosso, forza 8 della scala Douglas (che classifica le condizioni meteo/marine in presenza di mare vivo), con onde gigantesche a largo che hanno superato pure i 9-10 metri di altezza, in prossimità del cuore della tempesta. Purtroppo la mancanza di uno strato di ghiaccio marino rende le coste maggiormente vulnerabili alle forti mareggiate e alle grandi ondate che minacciano di inondare il vicino retroterra, col rischio di sommergere interi villaggi. Recenti mareggiate, avvenute in mancanza del consueto strato di ghiaccio che si forma sul mare di Bering, hanno costretto i residenti della cittadina di Shishmaref ad abbandonare il loro villaggio. Più della metà degli abitanti del vicino villaggio di Kivalina (400 abitanti) sono stati costretti ad evacuare nel settembre 2007 a seguito di una banale burrasca dal mare di Bering che ha allagato il centro abitato. Secondo alcuni studiosi, con la diminuzione della superficie del ghiaccio marino, i mari artici potranno trasferire all’atmosfera maggiori quantità di calore latente e umidità disponibili a rinforzare ulteriormente i profondi vortice extratropicali che si sviluppano a queste latitudini. Intanto la tempesta, molto probabilmente, raggiungerà il picco di forza nelle prossime ore prima di andare gradualmente a indebolirsi mentre si sposta a nord-est, nella regione artica. In questo caso i forti venti tempestosi insisteranno fino alla giornata di domani, lungo lo stretto di Bering, mentre sull’altopiano dell’Alaska interno si abbatteranno grandi tormente di neve che persisteranno per giorni. La situazione dovrebbe migliorare temporaneamente entro il weekend, quando l’area ciclonica sarà penetrata sull’entroterra lungo la regione artica, anche se dal mare di Bering potranno avanzare nuovi profondi vortici depressionari pronti a portare altre tempeste, seppur di intensità minore.



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