Alluvione Cinque Terre: a Vernazza ci sono state 300 frane, a Monterosso più di 170

Sono state 300 a Vernazza e piu’ di 170 a Monterosso le frane che hanno devastato i due comuni durante l’alluvione del 25 ottobre scorso, che ha colpito 9 comuni dello spezzino per complessivi 200 chilometri quadrati di territorio. In particolare, nel comune di Vernazza, la densita’ delle frane e’ stata di 25 movimenti franosi per chilometro quadrato, che scendono a 16 per chilometro quadrato a Monterosso. Oltre 1000 le frane registrate in 100 chilometri quadrati, pari a circa la meta’ del territorio spezzino interessato dall’evento. E’ quanto emerso dalle rilevazioni effettuate dalla Protezione Civile della Regione Friuli Venezia Giulia che, nei giorni successivi al diastro, ha messo a disposizione gratuitamente nelle aree colpite – Vernazza, Beverino e Borghetto Val di Vara – 84 volontari e 10 tecnici specializzati. Il punto sugli aiuti forniti dalla Protezione Civile del FVG e’ stato fatto questa mattina a Genova dal presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, e dal vice presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Luca Ciriani. In particolare, la mappatura degli oltre 200 chilometri quadrati delle aree spezzine alluvionate e’ stata realizzata grazie ad un servizio di rilievo aereo con sistemi ‘lidar’ (una sorta di scanner laser che esegue una scansione della superficie interessata con una risoluzione sotto il metro cubo) e ‘ortofotogrammetrico’ (fotografie ad altissima risoluzione, pari a 15 cm/pixel). Questa tecnologia consente una ricostruzione molto dettagliata della superficie del terreno in 3D e, attraverso il confronto con i rilievi eseguiti negli anni precedenti, la creazione di ‘mappe differenziali’, per evidenziare le aree interessate dall’erosione e dall’accumulo di materiale, e ottenere, in tempi brevi, una stima oggettiva e quantitativa dei volumi interessati dall’evento calamitoso. Lo stesso servizio era stato impiegato anche per il terremoto dell’Aquila (6 aprile 2009) e per l’alluvione nel messinese (1-2 ottobre 2009). Secondo quanto riferito dai tecnici sulla base dei dati Arpal, l’evento che ha colpito lo spezzino e’ assimilabile ad una ‘tempesta tropicale’ con una durata complessiva di circa 30 ore ed una intensita’ massima registrata tra le 11 e le 19, in otto ore, pari all’alluvione che colpi’ Genova nel 1970. Le cumulate massime sono state di oltre mezzo metro di acqua in sei ore.

Nel corso dell’incontro, l’assessore alla Protezione Civile della Regione Liguria, Renata Briano ha spiegato che “il lavoro effettuato dalla Protezione Civile della Regione Friuli Venezia Giulia sara’ alla base della programmazione delle attivita’ future, per stabilire quali sono le opere necessarie per la messa in sicurezza del territorio e per accedere al Fondo di solidarieta’ europeo. I dati elaborati dalla Protezione Civile – ha aggiunto Briano – sono stati utili anche per l’approvazione, ieri sera durante la riunione della Giunta, della delibera di salvaguardia che mette temporaneamente in sicurezza tutti i territori allagati, anche oltre le zone ‘rosse’, individuate come maggiormente a rischio dai piani di bacino esistenti. In tutte quelle aree – ha spiegato l’assessore regionale alla Protezione Civile – per un anno (sei mesi piu’ altri sei, con verifiche periodiche) non sara’ possibile realizzare nuove edificazioni, fatte salve le opere, come fognature, acquedotti o strade, indispensabili per il ritorno alla normalita’ delle vita nei comuni. Sara’ inoltre possibile procedere con la ristrutturazione ‘conservativa’ delle case danneggiate”. Per i cantieri aperti, in fase avanzata di realizzazione e autorizzazioni, “la delibera – ha spiegato l’assessore Briano – prevede che i comuni dovranno trasmettere i progetti alle autorita’ di bacino che, entro il 31 gennaio, dovranno esprimere un parere tecnico sulla situazione esistente”. Il vice presidente della Regione Friuli Venezia Giulia ha sottolineato che “noi stiamo cercando di investire molto sulla prevenzione e sul sistema di allerta meteo, con un forte coinvolgimento dei comuni, cui spetta l’attivazione di misure in caso di allerta. Tuttavia – ha aggiunto Ciriani – siamo di fronte ad eventi eccezionali, ad un cambiamento climatico: dal 2000 ad oggi abbiamo avuto 13 dichiarazioni di stato di emergenza nazionali con morti e feriti”. Secondo il presidente della Regione Liguria “bisogna agire su tre fronti: attivare subito piani di protezione civile per intervenire tempestivamente e far si’ che i cittadini siano preparati sul da farsi in caso di allerta meteo, fare ogni anno interventi per migliorare la sicurezza sul territorio e, al contempo – ha concluso Burlando – non fare mai piu’ interventi che peggiorino la situazione esistente”.