La Provincia di Salerno è attualmente l’unica della Campania nella quale non vi sia una discarica di RSU in funzione; è attivo l’impianto STIR di Battipaglia ed è previsto un nuovo inceneritore a Salerno (legge n. 1 del gennaio 2011). Sono state chiuse due discariche “micidiali” in quanto ubicate in siti non idonei idrogeologicamente, poco a monte dell’Oasi naturalistica di Persano e del prelievo dell’acqua del fiume Sele che serve ad irrigare la Piana del Sele.
Un’altra discarica è stata saturata e chiusa alcuni anni fa ai margini della piana del Sele nella zona di Montecorvino.
Analizziamo sinteticamente e tecnicamente la validità geoambientale delle proposte di realizzazione di discariche avanzate finora.
Dal 2007, protetti dall’emergenza rifiuti, vari personaggi che hanno avuto l’incarico di dirigere le attività straordinarie hanno fatto proposte “strane” circa l’ubicazione di discariche da realizzare in tutta fretta.
Nell’autunno 2007 Bertolaso propose la costruzione di una discarica a Perdifumo nel Parco Nazionale del Cilento in una piccola cava nei pressi dell’abitato, palesemente non idonea per un impianto inquinante. La proposta fu bocciata. Tra il 2005 e 2008 sono state costruite due discariche nei pressi dell’Oasi di Persano a Basso dell’Olmo nel Comune di Campagna e a Macchia Soprana nel Comune di Serre in aree non idonee dal punto di vista geoambientale. E’ il caso di ricordare che tali discariche rappresentano due spade di Damocle sull’intera economia della piana e una vergogna per coloro che le hanno forzatamente realizzate e per coloro che non hanno difeso l’economia basata sulle acque del Sele non inquinate.
Tra l’autunno e l’inverno 2007 il commissario di turno, Pansa, con la collaborazione, in parte, della Provincia di Salerno propose di realizzare discariche in alcuni siti, uno più “balordo” dell’altro. Una discarica era prevista a Caggiano in una cava al confine con la Basilicata, interessata da tettonica attiva (la faglia di Caggiano responsabile del sisma del 1561) e da carsismo molto sviluppato con circolazione idrogeologica attiva: la discarica non fu realizzata e stranamente è ricomparsa nell’elenco dei siti diffuso recentemente dal nuovo commissario Vardè.
Un altro sito fu individuato nella piana di Mandrano in Comune di Padula sulla sommità dei Monti della Maddalena al confine tra Campania e Basilicata in un bacino chiuso drenato da un inghiottitoio che alimenta sorgenti usate per l’alimentazione di acquedotti nel territorio lucano. Ovviamente il sito fu abbandonato.
Un’altra zona fu individuata al confine tra Padula e Montesano sulla Marcellana in una cava poco a monte delle acque minerali di Arenabianca. Un sito simile fu pure individuato nel Comune di Atena Lucana: entrambi furono scartati dopo le solite, documentate e dovute proteste dei comuni e dei cittadini.
Nel dicembre 2011 è scoppiato il caso della discarica proposta a Laurito in località Rizzoli (figura 1), in un’area non idonea dal punto di vista geoambientale in quanto interessata da frane e conseguentemente non offre garanzie di stabilità geomorfologica ad un impianto inquinante.
Lo scrivente ha effettuato rilievi geoambientali in località Rizzoli al fine di verificarne l’idoneità geoambientale considerando che una discarica colma di rifiuti inquinanti rappresenta un nuovo giacimento geologico di cui si deve garantire la stabilità geomorfologica su scala millenaria in quanto fenomeni franosi o una imperfetta realizzazione dell’impianto potrebbe causare il rilascio di materiali pericolosi, quali i metalli pesanti, nell’area a valle che è rappresentata dal corso del fiume Mingardo che costituisce un importante corridoio ecologico protetto ambientalmente e dalla stupenda costa compresa tra Capo Palinuro e Marina di Camerota di elevatissimo pregio ambientale e socio-economico.
Nella figura 2 sono stati cartografati i dissesti superficiali e profondi attivi e quiescenti che sono agevolmente riconoscibili nell’area di Località Rizzoli e che non sono stati riportati nel PAI dell’Autorità di Bacino. Nella figura 3 è rappresentata la mappa della pericolosità da frana come deve essere adeguata in seguito alla individuazione dei dissesti riportati nella figura 2.
E’ evidente che nessun rilievo di dettaglio in loco deve essere stato effettuato nell’area Rizzoli da parte di coloro che hanno proposto la realizzazione della discarica; altrimenti si sarebbero resi conto dell’instabilità dell’area e della morfologia molto movimentata che non consente di realizzare in sicurezza una discarica che complessivamente prevederebbe la realizzazione di aree pianeggianti ampie quanto due campi da calcio.
Nelle figure 4 e 5 è possibile osservare l’ubicazione della discarica di Laurito a monte del Fiume Mingardo e della costa del Monte Bulgheria e delle aree protette del Parco Nazionale del Cilento. Le frecce rosse indicano il percorso di eventuali inquinanti provenienti dalla eventuale discarica.


Se si prendono in considerazione le caratteristiche fisiche e ambientali del territorio provinciale si evidenziano aspetti molto significativi che avrebbero dovuto essere presi in considerazione da parte di amministratori attenti a difendere la salute dei cittadini e a tutelare e valorizzare le risorse naturali e ambientali autoctone che rappresentano la base dell’economia.







La Provincia di Salerno ha circa 1.104.825 abitanti, si estende su una superficie di 4.918 km² (491.000 ettari) e comprende 158 comuni.
Il territorio agricolo di grande valore economico comprende: la Piana del Sele di circa 50.000 ettari; l’agro nocerino sarnese di circa 7.000 ettari con una densità di popolazione pari a 1.807 abitanti per Km2; il Vallo di Diano di circa 12.000 ettari. Circa 69.000 ettari sono costituiti da aree agricole di alto valore agronomico.
Circa la metà del territorio provinciale pari a circa 242.783 rientra in aree ambientalmente protette.
L’area da tutelare costituita da aree ambientalmente protette e aree agricole di alto valore agronomico è pari a : 242.783 + 69.000= 311.783 ettari.
Restano 179.217 ettari circa ai quali vanno sottratti almeno circa 30.000 ettari rappresentati dalla zona di produzione e di lavorazione dell’olio extravergine di oliva DOP Colline Salernitane che comprende 86 comuni della provincia di Salerno, presenti in una vasta area olivetata dalla Costiera Amalfitana, alla Valle del Calore, ai Picentini sudoccidentali, alle colline che contornano gli Alburni, all’Alto e Medio Sele, alle colline del Tanagro e parte del Vallo di Diano.
Restano 140.000 ettari circa ai quali vanno sottratti almeno circa 50.000 ettari rappresentati dagli acquiferi carbonatici che riforniscono le sorgenti usate per scopo idropotabile ed irriguo che non possono ospitare impianti inquinanti. Si devono sottrarre almeno altri 50.000 ettari costituiti da versanti classificati a pericolo di frana dalle competenti autorità di bacino.
Rimangono circa 40.000 ettari dai quali bisogna sottrarre varie migliaia di ettari che rappresentano un’area di rispetto attorno ai centri abitati.
La provincia produce circa 500.000 t/anno di rifiuti che possono equivalere a circa 700.000 metri cubi di rifiuti non compressi o a circa 300.000 metri cubi di rifiuti compressi e/o trattati.
Se si rispettasse la legge Ronchi la provincia produrrebbe circa 280.000 tonnellate di rifiuti all’anno.
Si tenga presente che l’inceneritore di Salerno avrebbe una potenzialità complessiva utile alla valorizzazione energetica di circa 450.000 tonnellate all’anno di rifiuti solidi. Il funzionamento dell’impianto richiederebbe l’importazione di notevoli volumi di rifiuti che contribuirebbero a disperdere materiali inquinanti nell’area di elevato valore agricolo circostante.
Da questa prima analisi si evince che rimarrebbero disponibili poche aree da valutare attentamente non solo dal punto di vista fisico e ambientale ma anche dal punto di vista socio-economico in relazione anche alle eventuali pianificazioni sovracomunali e sovraregionali.
Dal quadro emerge che le aree di grande valore ambientale e socio-economico come la valle del Sele in corrispondenza della traversa di Persano e dell’Oasi naturalistica omonima dovevano e devono essere scartate per l’ubicazione di impianti inquinanti.
I parametri fisici evidenziano pure che impianti come l’inceneritore di Salerno e la Centrale Elettrica a turbogas prevista, in relazione alla direzione dei venti che prevalgono in un anno, distribuiranno gli inquinanti che ricadranno sul suolo di aree ad alto valore agricolo comprese tra Salerno, Montecorvino e Pontecagnano.
Partendo dalla valutazione delle caratteristiche ambientali ed economiche del territorio ne discende che nella Provincia di Salerno vi sono poche e piccole aree ambientalmente idonee per la realizzazione di impianti inquinanti.
Sorprende negativamente quanto finora attuato dai “signori dei rifiuti” e quello che avrebbero voluto realizzare in siti assolutamente non idonei geologicamente come a Caggiano e Padula. A questi siti ora si aggiunge la proposta insensata di una nuova discarica a Laurito.
Si deve considerare pure che finora i cittadini e le risorse di importanza strategica della Provincia di Salerno non hanno avuto amministratori all’altezza del patrimonio provinciale: sembra una provincia in balia dei “signori dei rifiuti” che non si preoccupano del valore ambientale e socio economico del territorio ma sembrano preoccuparsi solo della realizzazione di impianti senza porsi troppi problemi.
I “signori dei rifiuti” hanno seguito e seguono una via illuminata da principi e finalità inconcepibili per noi cittadini normalmente mentalmente dotati. Deve trattarsi di un cammino visibile solo da menti eccelse che arricchiscono persone scelte e particolarmente dotate tali da poter essere definite “Diversamente Abili Mentalmente” (DAM) da noi comuni cittadini.
Un buon amministratore, con i piedi per terra, si deve porre il problema, seriamente, della difesa ambientale e dell’assetto socio-economico nonché della salute dei cittadini; obbligatoriamente deve imboccare la strada della drastica riduzione della produzione dei rifiuti da smaltire in discarica o da incenerire per non disperdere nell’ambiente sostanze inquinanti.
La tutela della salute, dell’ambiente e dell’economia impone di abbandonare la linea seguita finora dalle strutture commissariali straordinarie (frequentate da DAM), con la colpevole distrazione della maggioranza degli amministratori locali, tesa alla non riduzione del quantitativo da smaltire in discarica o da incenerire.
Il territorio provinciale si presta alla realizzazione di impianti di ridotte dimensioni per il trattamento dei rifiuti e dei prodotti differenziati e riciclabili; impianti che vanno oculatamente ubicati avvalendosi delle migliori, trasparenti e non mercenarie conoscenze maturate nell’ateneo salernitano e presso le altre strutture di ricerca e formazione della regione e nazionali.
Le figure precedenti illustrano sinteticamente le più significative caratteristiche ambientali del territorio provinciale finora, di fatto, non tenute presente per individuare l’ubicazione di impianti inquinanti e potenzialmente inquinanti.
E’ parere dello scrivente che una sorta di “follia ambientale” abbia ispirato i promotori e sostenitori della realizzazione di due discariche a monte dell’Oasi di Persano sul fiume Sele, un’area estremamente vulnerabile che riveste un ruolo di importanza economica strategica in quanto avviene il prelievo di circa 250 milioni di metri cubi di acqua all’anno, acqua che deve essere di buona qualità in quanto usata per l’irrigazione di ortaggi e per le attività zootecniche legate al ciclo della produzione di latticini pregiati come la mozzarella.
Ispirazione simile devono avere avuto i promotori della discarica di Laurito, una ispirazione degna di DAM.
I danni perpetrati e quelli che si accentueranno, in seguito alla realizzazione delle opere programmate in regime di emergenza, rappresentano la logica conseguenza del non governo democratico del territorio.
Non pochi amministratori locali della Campania, come tanti elementi insignificanti e sostituibili, senza radici, hanno finora abbandonato cittadini e risorse ambientali, naturali e produttive alla mercè di interessi economici parassitari di lobbies estranee alla regione che hanno prosperato, insieme con gruppi e personaggi di vario tipo, grazie all’abuso, incontrastato, dei poteri speciali commissariali che hanno consentito di usare disinvoltamente ingenti cifre di denaro pubblico, senza rispettare le leggi normali che regolamentano le spese pubbliche, e per di più senza risolvere il problema della raccolta, differenziazione, riciclo e smaltimento dei rifiuti come prescritto da una più che decennale legge. Questi anni in cui hanno spadroneggiato i “signori dei rifiuti DAM” passeranno alla storia come gli anni della vergogna per quegli amministratori pubblici sovra comunali della Campania che hanno assistito, colpevolmente, al massacro di parti del territorio di grande valore ambientale e socio-economico.
L’attuale Amministrazione Provinciale di Salerno in relazione al ciclo dei rifiuti può comportarsi come la precedente, facendo il poco intelligente “gioco delle tre carte” continuando a non governare e difendere il territorio in modo da spianare la strada ad una probabile azione forte del nuovo commissario Vardè.
In tal modo i nuovi amministratori dimostrerebbero di non avere radici, come i precedenti, di non essere i difensori, motivatamente, dei cittadini e delle risorse ambientali ed economiche di importanza strategica per la Provincia e per la Regione Campania.
Nella Provincia vi sono sperimentate attività di raccolta differenziata con percentuali che superano anche il 70% (Mercato S. Severino, Nocera Superiore, Atena Lucana ecc.). Non sarebbe un problema insuperabile, avvalendosi delle esperienze locali, estendere il sistema che consentirebbe di ridurre notevolmente il quantitativo di rifiuti da conferire nelle discariche. Entro due anni la Provincia può raggiungere il 70% di raccolta differenziata attivando gli impianti necessari per il trattamento e riciclaggio; in tal modo si annullerebbe, di fatto, la necessità di incenerire rifiuti.





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