Dopo la siccità dei mesi scorsi sul Kenya sono arrivate le piogge e i temporali apportati dalle umide correnti nord-orientali (Monsone invernale) provenienti dall’oceano Indiano. Lo spostamento verso sud del “fronte di convergenza intertropicale” ha favorito un sensibile aumento dell’umidità relativa, favorendo cosi l’insorgenza dei moti convettivi (correnti ascensionali) sufficienti per dare la stura a piogge e temporali. Purtroppo le piogge, i rovesci e i temporali, scoppiati durante il passaggio dell’ITCZ sulle coste orientali dell’Africa equatoriale, hanno trovato sulla loro strada terreni secchi, inariditi dalla tremenda siccità che ha devastato i territori del Corno d’Africa, cagionando la morte, per fame e penuria d’acqua, di centinaia di migliaia di persone. Solo in Somalia il numero dei decessi,riconducibili alla siccità, potrebbe essere ben più alto del previsto. La gran quantità d’acqua scaricata dalle forti piogge e dai temporali non è stata ben smaltita dai terreni inariditi e messi a dura prova dalla siccità. Ciò è stato all’origine delle gravi inondazioni che hanno travolto molte aree del Kenya. Le piogge e i temporali, localmente davvero molto forti, hanno determinato anche l’esondazioni di diversi fiumi e corsi d’acqua, specie nel nord dello stato africano. Secondo la Croce Rossa del Kenya, da Ottobre sono morte almeno una dozzina di persone e altre 40 mila sono rimaste vittime dei disastri naturali che hanno colpito recentemente l’Africa orientale. Negli ultimi giorni, a causa di una frana a Keiyo, nella Rift Valley, sono morte altre persone e altre ancora a Nyanza, nel Kenya occidentale e nella zona costiera.
Negli ultimi giorni, a causa di una grande frana a Keiyo, nella Rift Valley, sono morte altre persone. Altri decessi ancora a Nyanza, nel Kenya occidentale e nella zona costiera. A Garbatula, nel distretto di Isiolo, centinaia di contadini hanno perso i raccolti. In altre zone del Paese c’è il pericolo di epidemie e di malattie causate dall’acqua inquinata, dall’esplosione delle fogne e dei pozzi, e in altre zone dalla rottura delle condutture. Secondo quanto riferisce la Commissione nazionale per i Diritti Umani del Kenya, che controlla la zona settentrionale del Paese, le inondazioni hanno colpito l’intera contea di Isiolo, con la rottura degli argini del fiume Ewaso Nyiro. Garfarsa, Kombola, Sericho, Merti e Garbatula sono alcune delle aree più gravemente colpite. Gli sfollati e le persone in maggiori difficoltà hanno urgente bisogno di aiuti alimentari, zanzariere, tende, coperte, utensili da cucina e medicine. Pochi giorni fa anche il fiume Nzoia ha rotto gli argini, facendo evacuare migliaia di persone nelle aree di Budalang’i, Bunyala e Funyula, nel Kenya occidentale. Altre migliaia di vittime sono state registrate nelle aree di Nyando e Nyatike, Nyanza e nella Provincia costiera dove, nel mese di ottobre, le piene improvvise hanno causato gravi danni alla popolazione, distrutto scuole e sistemi di depurazione. Nel mese di novembre il Global Disaster Alert insieme al Coordination System aveva lanciato un allarme per le alluvioni in Kenya, dopo che oltre 300 famiglie erano state sfollate e il bestiame travolto dalle inondazioni a Wajir, nel Kenya settentrionale. Nei prossimi giorni, dal punto di vista meteorologico, la situazione dovrebbe migliorare, anche se la presenza dell’ITCZ, poco a sud delle coste keniote, e le infiltrazioni di aria molto umida da nord-est, in arrivo dall’oceano Indiano, potrebbero agevolare la formazione di nuovi temporali di calore sul Kenya centro-meridionale.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?