
Tecnici del ministero dell’Ambiente al lavoro sul pacchetto di misure che verranno portate all’attenzione del consiglio dei ministri di lunedi’. La bozza di decreto che IL VELINO anticipa contiene diversi nodi ancora da sciogliere e su cui sara’ determinante per il neoministro Corrado Clini un’intensa interlocuzione con il ministro dell’Economia-presidente del consiglio, Mario Monti. Il nodo piu’ importante infatti e’ quello delle risorse per le emergenze ma anche per la prevenzione: un tema, aggravato dalle ristrettezze imposte dalla crisi, ma su cui si decide dove porre l’asticella per il futuro. E soprattutto, su cui segnare la discontinuita’ con il passato. Accanto alle norme sulla prevenzione e gestione del rischio idrogeologico, Clini in una nota ha precisato che tra le politiche e le misure ambientali a favore della crescita verranno inserite misure relative all’Istituzione di una lista delle tecnologie “verdi”, che contribuiscono alla protezione dell’ambiente ed alla riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra. E verra’ assicurata la promozione di tecnologie “verdi” attraverso sia il rifinanziamento del “Fondo rotativo del Protocollo di Kyoto” con i proventi della vendita dei permessi di emissione in linea con la direttiva europea “Emissions Trading” sia incentivi fiscali, promuovendo l’esportazione delle tecnologie “verdi” sostenendo le imprese italiane che partecipano ai programmi di cooperazione ambientale e la valorizzazione dei parchi nazionali e regionali e delle zone di particolare pregio paesaggistico, con l’introduzione di misure di autofinanziamento e la partecipazione alla gestione di cooperative di giovani esperti con eta’ inferiore a 35 anni. Interventi anche per le bonifiche: il recupero e la valorizzazione delle aree industriali dismesse soggette a bonifica ambientale, attraverso la semplificazione e l’allineamento delle normative tecniche alle norme ed esperienze europee, l’uso delle aree per insediamenti finalizzati prioritariamente alla produzione ed all’uso delle fonti rinnovabili, o per la realizzazione di zone boschive di “ricarica ambientale” nei casi delle aree piu’ compromesse, incentivi fiscali per le imprese che investono in quelle aree. Nella bozza, attualmente composta di 4 articoli, gia’ si intravede invece, specie sul tema degli interventi di Protezione civile un cambio di rotta. La bozza di decreto si apre, infatti, con disposizioni di Protezione civile. In particolare l’articolo 1 del provvedimento prevede che il placet del ministero dell’Economia sulle ordinanze non riguardi tutti gli aspetti di carattere finanziario dei provvedimenti ma i soli profili di copertura degli oneri derivanti dagli interventi. Il concerto del Mef deve comunque essere espresso entro 36 ore, mentre per i soli eventi di particolare intensita’, e’ prevista la possibilita’ per il Presidente del Consiglio dei ministri di adottare uno specifico provvedimento per sospendere l’obbligo dell’acquisizione del preventivo concerto del ministero dell’Economia e delle finanze fino ad un massimo di 60 giorni. Sempre su questo fronte e alla luce dell’esigenza di assicurare la massima tempestivita’ degli interventi in emergenza, viene soppresso il controllo preventivo della Corte dei Conti sui provvedimenti commissariali. Ma il tema piu’ importante affrontato nella versione preliminare del decreto che il ministro Clini sta valutando e’ quello delle risorse, specie per le spese in emergenza su cui si propongono una serie di previsioni tra di loro alternative. La prima ipotesi di lavoro prevede la soppressione per i presidenti delle regioni interessati dagli eventi calamitosi, della possibilita’ di deliberare aumenti di tributi e addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote attribuite alla regione, nonche’ ad elevare ulteriormente la misura dell’imposta regionale sulla benzina, nel caso di mancanza delle disponibilita’ finanziarie sufficienti a fronteggiare le spese di emergenza. Sara’ insomma il bilancio della regione a dover contenere la previsione degli oneri per far fronte agli eventi calamitosi e solo nell’ipotesi che tali disponibilita’ non siano sufficienti, potra’ essere disposto l’utilizzo delle risorse del Fondo nazionale di Protezione civile. Ma c’e’ anche un’ipotesi alternativa formulata nel decreto che dovra’ essere posto all’attenzione del cdm di lunedi’ e cioe’ che per tutto il 2012 venga stabilito un sistema di integrazione automatica del Fondo nazionale di Protezione civile: laddove si scegliesse questa strada, il Fondo sarebbe alimentato attraverso la destinazione in misura pari al 50% delle maggiori entrate derivanti dall’aumento dell’aliquota dell’accisa sui carburanti. Il restante 50% servirebbe invece a istituire un apposito Fondo per le politiche di prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico, nella parte corrente dello stato di previsione del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Qualora infine, nel corso del 2012, fosse necessario utilizzare il fondo di riserva per le spese impreviste (legge 196/2009), la riserva verrebbe reintegrata sempre con l’aumento, non superiore a cinque centesimi al litro, dell’aliquota dell’accisa sulla benzina e sulla benzina senza piombo, nonche’ dell’aliquota dell’accisa sul gasolio usato come carburante. L’articolo 2 della bozza di decreto sul dissesto idrogeologico contiene invece le disposizioni per ridurre gli oneri fiscali e finanziari per le popolazioni e le aziende colpite dagli eventi calamitosi che si sono verificati dal 4 all’8 novembre 2011, in Liguria e Piemonte, e il 23 novembre 2011, in Provincia di Messina che per sei mesi (la norma si applica anche per i comuni di La Spezia e Massa Carrara) sono esclusi dal patto di stabilita’. Sono sottratte ai vincoli del patto di stabilita’, le somme necessarie alla realizzazione degli interventi immediatamente successivi all’evento. L’esclusione ha effetto anche per i 100 milioni della delibera Cipe 166/2007 diretti a incrementare il fondo per le aree sottoutilizzate. L’articolo 3 prevede un controllo pubblico sulle politiche di prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico, per consentire a chiunque la tracciatura dei flussi finanziari e la verifica in tempo reale dello stato di avanzamento delle attivita’ di erogazione e gestione dei fondi destinati appunto alla prevenzione, garantito attraverso l’acceso ad un sito internet creato ad hoc. E ancora: i giudici della Corte dei Conti irrogano sanzioni da 20 mila a 450 mila euro agli amministratori che usino le risorse statali o comunitarie trasferite per essere destinate ai lavori di messa in sicurezza di aree considerate a rischio naturale, per altri tipi di intervento “non aventi carattere di somma urgenza ne’ comunque finalizzati alla salvaguardia della pubblica incolumita'”. Ove sia tecnicamente provato che l’effettiva realizzazione degli interventi di messa in sicurezza, cui erano destinate le somme, avrebbe evitato o diminuito la perdita di vite umane dovute agli eventi calamitosi effettivamente verificatisi, la sentenza rende irreversibile la condizione di incompatibilita’ dell’amministratore. Infine l’articolo 4 che prevede una serie di semplificazioni nel caso in cui le demolizioni siano reputate l’estrema ratio e per mitigare il rischio idraulico. Gli abbattimenti delle opere che insistono nella fascia di maggior rischio non sono soggetti ad autorizzazione paesaggistica, a meno che non si tratti di edifici oggetti di vincolo monumentale o non si tratti di realizzare dighe o la deviazione di corsi d’acqua. Una semplice comunicazione (in luogo di un’autorizzazione) consentira’ gli interventi di pulizia dei corsi d’acqua e di ripristino delle sezioni idrauliche.


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