Era il 14 Dicembre 1911, verso le tre del pomeriggio, quando il Norvegese Roald Amundsen, di 39 anni, conquistava il Polo Sud, battendo di un mese appena il rivale inglese Robert Scott. Da quel momento quell’area disabitata di mondo vide per la prima volta un uomo, dove mai nessuno aveva mai messo piede prima di allora, lasciando una traccia indelebile nella storia dell’umanità. Un giorno che avrebbe dovuto significare una conquista, ma che ancora oggi però viene ricordata come una tragica fatalità, dal momento che Scott trovò la morte con quattro compagni di viaggio nella spedizione del ritorno. Dopo essere arrivato come detto circa 35 giorni dopo il suo “rivale e collega”, l’inglese trovò una tenda con la bandiera norvegese. Era l’inizio di una sconfitta, ma non avrebbe mai potuto immaginare quale tragico destino i ghiacci gli stessero riservando. L’inglese a differenza del suo rivale commise un gravissimo errore: quello di far trainare le slitte da cavalli invece che da cani da slitta, che morirono tutti. Le slitte per cui, dovettero essere trainate a mano: il viaggio di ritorno fu rallentato dallo stato di sfinimento dei membri della spedizione. Uno di essi, il capitano Oates, stremato e coi piedi congelati, si lasciò cadere nella neve per non ostacolare la marcia degli altri. Scott e i due compagni rimasti morirono, a soli 17 chilometri da un campo di approvigionamento. I loro corpi vennero trovati il Novembre successivo. Fra le altre cose venne rinvenuto il diario nel quale Scott aveva annotato gli avvenimenti della sua drammatica vicenda. Eccone le ultime parole: “Purtroppo non credo di riuscire più a scrivere. Per amor di Dio, abbiate cura dei nostri congiunti”. Scott e i suoi compagni furono sepolti nel luogo dove erano stati ritrovati.
I RISCHI DELL’ESPLORAZIONE POLARE – I rischi dell’esplorazione polare erano tali che solo nel 1909 l’americano Robert Peary, che preparava l’impresa da 23 anni e al suo terzo tentativo, riuscì a raggiungere il Polo Nord, quel polo tanto atteso anche da Amundsen che non riuscì a raggiungere per primo. Il norvegese poi si rifece come detto con l’Antartide e con il dirigibile Norge, Amundsen sorvolò per primo il Polo Nord nel 1926. Artico e Antartico sono tutt’oggi le aree più grandi e tuttora disabitate del pianeta. Le ultime frontiere della storia delle esplorazioni furono proprio questi due continenti. L’artico offriva maggiori attrattive commerciali, perché si sperava di trovare passando per esso, vie di comunicazione fra i continenti americano, europeo e asiatico. Soltanto nel 1906 Amundsen riuscì a percorrere il mitico passaggio a Nord/Ovest, nel corso di una spedizione durata tre anni. Per compiere imprese di questo tipo, erano necessari mesi di preparativi, allenamento fisico, spedizione curata nei dettagli. Il clima ostile di quelle terre non permetteva alcun tipo di errore, per cui ogni dettaglio poteva essere utile a salvare la propria vita.
UN TRAGICO DESTINO – Nel 1928 anche Amundsen, come per un tragico destino, trovò la morte sui ghiacci, vittima della propria generosità. Egli infatti scomparve nell’Antartide mentre in aereo cercava di raggiungere la “tenda rossa” dove si trovavano i superstiti della spedizione italiana precipitati con il dirigibile Italia, dopo aver sorvolato il Polo Nord. Sono trascorsi 100 anni da quelle eroiche imprese di Amundsen e Scott, gli eroi dei ghiacci. Le loro spedizioni non sono risultate vane, e ancora oggi dopo un secolo, l’umanità li ricorda con tanta ammirazione.


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