Primi passi Meteo: l’energia di un temporale

Quest’anno si sono verificate numerose alluvioni e spesso si è parlato dei millimetri di acqua caduti durante il temporale che ha provocato questi eventi luttuosi. Spesso abbiamo confrontato quei numeri che abbiamo sentito citare come riferimento dagli esperti, per denotare la gravità dell’evento. A Genova, durante l’alluvione dello scorso novembre, sono cadute circa 365 mm di pioggia. Analogamente il 25 ottobre, nella zona delle Cinque Terre e nell’alta Toscana, sono caduti 520 millimetri di pioggia in meno di 6 ore.
Ma cosa vogliono dire questi numeri? A cosa equivale, come quantità di acqua, un millimetro di pioggia? Quanta energia si sviluppa durante un temporale per sollevare questa enorme massa d’acqua fino all’altezza delle nubi e poi farla cadere su una città?
Per rispondere a ciò dobbiamo fare qualche semplice calcolo e servirci di alcuni dati meteorologici.
Per dare un esempio della quantità di energia che genera un fenomeno meteorologico, prendiamo in considerazione un fenomeno ricorrente che si verifica molto spesso alle nostre latitudini temperate: un temporale sulla Pianura Padana, di quelli che nel mese di agosto avvengono quasi quotidianamente.
La pioggia cade da un’altezza media di almeno 4.000 metri, ed è facile capire che portare una tonnellata di acqua dal livello del mare a tale altezza richiede una notevole quantità di energia. Se calcoliamo la quantità di acqua che cade al suolo durante un temporale di media intensità, possiamo renderci conto dell’energia che entra in gioco in un evento che accade molto frequentemente.
Dai dati meteorologici d’archivio, che si possono consultare accedendo al sito del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, vediamo che durante un temporale, neanche molto intenso, della durata di circa un’ora, possono cadere tranquillamente 20 millimetri di pioggia. Consideriamo che un temporale sulla Pianura Padana può interessare con molta facilità un’area grande quanto la città di Milano, diciamo almeno otto chilometri di raggio.
Con un semplice calcolo matematico, possiamo vedere che un millimetro di pioggia distribuito su una superficie di un metro quadrato, corrisponde ad un litro di acqua. Da ciò ricaviamo che la quantità di acqua che cade su un chilometro quadrato corrisponde a un milione di litri d’acqua, ovvero 1.000 metri cubi.
Una superficie circolare di 8 km di raggio corrisponde ad un’area di 200,960 chilometri quadrati. Moltiplicando questo valore (approssimato a 201 kmq) per 1.000 (metri cubi), per 20 (20 millimetri di pioggia anziché 1 mm), otteniamo la cifra di 4.020.000 metri cubi di acqua, caduta nell’area di Milano, nel corso di un temporale, che dura circa un’ora.
Per dare un’idea di questa quantità di acqua, considerando che un’autocisterna può pesare al massimo 45 tonnellate e quindi trasportare circa 30 metri cubi di acqua, occorrono ben 134.000 autocisterne per trasportarle. Considerando infine che un’autocisterna è lunga circa 12 metri, se esse venissero messe in fila in un’autostrada, una dietro l’altra, formerebbero una coda lunga 1.608 chilometri, oltre la distanza tra Milano e Reggio Calabria.
Possiamo renderci conto dell’energia di un temporale, considerando questa enorme quantità di acqua e supponendo che l’energia sia stata impiegata solamente a trasportare l’acqua dal suolo fino ad una quota media di 4.000 metri.

Queste brevi considerazioni sono state tratte da un brano del libro “L’anno del Niño”, di Alfio Giuffrida, il quale, pur essendo un romanzo con una intricata ed avventurosa storia d’amore, contiene anche alcune curiosità di carattere scientifico e meteorologico, riportate con un linguaggio semplice e scorrevole.
Altre notizie al riguardo si possono trovare sul blog http://alfiogiuffrida.blogspot.com/ oppure su “Facebook” alla pagina “L’anno del Niño”.