La Regione Calabria continua ad essere sprovvista di radar meteorologici, nonostante anno dopo anno sia bersagliata da fenomeni meteorologici estremi che dovrebbero far riflettere le autorità competenti sull’utilità di questi preziosissimi strumenti che potrebbero consentire di prevedere le alluvioni in tempo utile per salvaguardare quantomeno la popolazione.
La storia dei tre radar meteo che già da anni avrebbero dovuto fornire immagini aggiornate in tempo reale, inizia il 10 maggio 2001, quando la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile, pubblicava un’ordinanza firmata dal Ministro dell’Interno Enzo Bianco relativa alle “misure urgenti per il completamento del programma delle reti di monitoraggio meteo-idropluviometrico nonchè per il programma di copertura di radar meteorologici del territorio nazionale“. Qui si può leggere l’ordinanza integrale.
Il Governo, “ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di completare il programma di potenziamento delle reti di monitoraggio meteo-idro-pluviometrico ed il programma di copertura del territorio nazionale con radar meteorologici al fine di assicurare in tempi brevi un sistema automatico atto a garantire le funzioni di preallarme e allarme ai fini di protezione civile“, su proposta dell’allora direttore dell’agenzia di protezione civile, prof. Franco Barberi, disponeva di realizzare al più presto una serie di installazioni di radar meteo e stazioni di monitoraggio meteo-idropluviometrico legate proprio all’urgenza dell’emergenza ambientale e idrogeologica del Paese.
L’Italia era ancora scossa dall’alluvione di Sarno del 5 maggio 1998, quando decine di eventi franosi sul fianco del monte Pizzo d’Alvano, in Campania, provocano enormi colate di fango che si riversano sulle abitazioni uccidendo 159 persone.
Il Governo disponeva interventi alle varie Regioni, che hanno competenza in materia di Protezione Civile, di concerto con il gruppo nazionale per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche e il coordinamento interregionale dei servizi meteorologici. Entro 90 giorni da quell’ordinanza, bisognava “provvedere alla stesura del progetto definitivo atto ad assicurare un’adeguata copertura del territorio nazionale tramite radar meteorologici“.
Sono passati più di 10 anni, e di questo progetto non c’è ancora traccia. In molte Regioni i radar sono stati installati, e la protezione civile li sta testando. Ma per poter considerare “realizzato” il progetto e pubblicare le mappe di tutto il Paese bisogna “aspettare” le Regioni che sono rimaste indietro, e tra queste c’è la Calabria. Eppure la Regione ha già investito ingenti somme di denaro per progetti relativi ai radar meteo Regionali. Il 13 dicembre 2006, nell’ambito del sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico e idraulico realizzato tramite la rete dei Centri Funzionali regionali e centrale, è stato firmato tra il Dipartimento della Protezione Civile e SELEX Sistemi Integrati (Finmeccanica), un contratto per l’ulteriore fornitura di sette radar meteorologici destinati all’analisi e alla comprensione dei processi fisici legati al rischio idrogeologico e idraulico. Il contratto, del valore di 20 milioni di euro, riguardava la realizzazione di tre radar in banda C (Meteor 600C) in Sicilia, Sardegna e Puglia, e quattro radar mobili ed elitrasportati in banda X (Meteor 50 DX), di cui due destinati alla sorveglianza delle ceneri vulcaniche che saranno utilizzati in Sicilia nell’area etnea.
La fornitura dei sette radar si inseriva nel programma di potenziamento della rete meteorologica nazionale avviata dal Dipartimento della Protezione Civile e che prevedeva, parallelamente all’installazione di nuovi impianti, interventi di adeguamento degli standard dei quattordici radar meteorologici già esistenti e gestiti dalle Regioni e da altri Enti pubblici.
Il contratto infatti, oltre all’ampliamento ed al potenziamento dei sistemi radar e dei Centri di controllo già forniti da SELEX Sistemi Integrati nel 2004, prevede anche l’integrazione dei dati provenienti da altri radar meteorologici in dotazione all’Aeronautica Militare Italiana, all’ENAV ed alle Agenzie Regionali per l’Ambiente, per la costituzione di una rete nazionale di radar moderna e sempre più efficiente.
Dei radar Calabresi nessuna traccia, anche se già dal 2004 era iniziato l’iter per l’installazione di un radar meteo nel Comune di Longobucco, in Sila.
Poi, nel mese di giugno 2007 la Giunta Regionale della Calabria, su proposta dell’allora assessore all’Ambiente Diego Tommasi, approvava la convenzione stipulata tra la presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della Protezione civile – e la Regione Calabria, per la progettazione esecutiva di un radar meteorologico in località Monte Pecoraro nel Comune di Mongiana, così come previsto nel Piano per la copertura radar meteorologica nazionale a livello nazionale.
Proprio l’assessore Diego Tommasi in quei giorni spiegava in modo chiaro la situazione dei radar Regionali in Calabria: «stiamo installando tre radar meteo nella nostra Regione. Uno, a Longobucco, è già in stato di realizzazione. L’altro lo posizioneremo sul Monte Pecoraro, sulle Serre, nel Comune di Mongiana. E, al fine di coprire l’intero territorio regionale, nella convenzione approvata è previsto l’impegno del dipartimento della Protezione civile nazionale ad integrare il progetto di copertura con un ulteriore radar, da installarsi in Aspromonte».
Per il radar di Monte Pecoraro, inoltre, la Regione aveva impegnato tre milioni di euro. Altrettanti, in precedenza, erano stati investiti per quello di Longobucco.
Proprio nel giugno 2007, l’Ufficio Stampa della Regione Calabria annunciava in pompa magna sul sito istituzionale che “anche in Aspromonte sarà installato un radar meteorologico” (come se gli altri, della Sila e delle Serre, ci fossero già…). Qui si può leggere il comunicato.
Adesso siamo nel 2011 ma di questi tre radar che dovrebbero coprire l’intera Regione non si sa nulla. Eppure la natura non aspetta: continua a piovere forte e si susseguono, anno dopo anno, eventi franosi e calamitosi. La Giunta Scopelliti è ormai al governo Regionale da un anno e mezzo, ed è arrivato il momento di affrontare di petto una questione così importante.
Secondo alcune “voci di corridoio” il radar di Longobucco sarebbe stato installato ed è in fase di test (da oltre due anni?!?!?!); per il radar di Mongiana ci sarebbero stati dei rallentamenti, ma dovrebbe essere in fase di costruzione. Per quello dell’Aspromonte, invece, ancora non sono iniziati neanche i lavori e non è neanche stata individuata la vetta su cui installarlo.
Il Dipartimento Regionale della Protezione Civile e il Centro Funzionale Multirischi della Calabria, l’ARPACAL, potrebbero dar vita a un sistema di monitoraggio Regionale efficiente e utile per salvaguardare la popolazone da eventuali eventi calamitosi, elevando le strumentazioni della Calabria quantomeno al livello di altre Regioni d’Italia che hanno da anni pubblicato online e reso pubblici i loro rispettivi radar meteorologici. Ma bisogna farlo in fretta, non solo per recuperare il gap legato ad anni di ritardi, lentezze e rinvii, ma anche e soprattutto perchè i fenomeni violenti non stanno certo ad aspettare che le istituzioni siano pronte a tutelare la gente.
Nuove forti piogge arriveranno, l’inverno è alle porte. E non si può più perdere tempo.


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