Scosse di terremoto nel Teramano: nota dell’Ingv

    /
    MeteoWeb

    L’Ingv ha diffuso una nota per analizzare quello che sta succedendo, dal punto di vista sismico, sui Monti della Laga, nel Teramano, dove nelle ultime 36 ore si sono susseguite decine di scosse sismiche, di cui un paio superiori al terzo grado di magnitudo sulla scala richter.

    L’area della sequenza non è stata interessata da importante sismicità nel corso degli ultimi anni. Una estrazione dal catalogo Iside.rm.ingv.it dal 2005 mostra che la sequenza delle scorse ore è la prima che avviene nell’area dal 2005. Le aree adiacenti, a nord e a sud, sono state interessate dal 2005 da numerose sequenze sismiche, anche rilevanti come durata e magnitudo massime (ad esempio la sequenza sismica nel fermano con due eventi di magnitudo 4.0 del Gennaio 2010). La scossa di sabato notte delle 03:04 (magnitudo 3,4 richter) è la più forte registrata dal 2005 nell’intorno di 15 km dal suo epicentro. L’area della sequenza interessa un settore della catena Appenninica meno attivo della parte a ovest, dove storicamente si sono concentrati i terremoti più forti dell’Appennino“.

    Informazioni storiche sulla sismicità dell’area – si legge nella nota- derivano dal catalogo storico denominato CPTI04 (Gruppo di Lavoro CPTI, 2004, disponibile sul nostro sito http://emidius.mi.ingv.it/DBMI04/). Non sono avvenuti rilevanti terremoti nel passato e l’unico evento entro i 20 km dall’epicentro è il terremoto del Gran Sasso del 1950 di magnitudo stimata pari a 5.7. Si noti come la sismicità maggiore si concentri verso l’asse della catena Appenninica, come precedentemente osservato. La storia sismica della Città di Teramo mostra che la massima intensità è stata osservata per il terremoto del Febbraio del 1703 ed è stata pari all’VIII MCS, mentre tutti gli altri terremoti hanno provocato danni minori“.

    Tutte le conoscenze scientifiche al momento disponibili sono riassunte nella Mappa di Pericolosità Sismica del territorio nazionale (GdL MPS, 2004; rif. Ordinanza PCM del 28 aprile 2005, n. 3519, All. 1b) dalla quale si rileva che l’area in oggetto è a medio-alta pericolosità” concludono gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.