Ieri mattina è stato consegnato al comune di Taormina il piano di protezione civile realizzato dal collegio dei geometri di Messina, il cui presidente, Lino Ardito, ha spiegato che “abbiamo concluso un lungo e dettagliato lavoro; sono stati eseguiti tutti i vari rilievi tecnici sullo stato dei luoghi. Adesso il 27 gennaio al PalaCongressi di Taormina in un convegno alla presenza degli enti territoriali, spiegheremo i contenuti dell’ampia attività svolta”.
Con i geometri di Messina hanno collaborato alla stesura del piano l’Ufficio provinciale Azienda foreste demaniali, il Dipartiento regionale della protezione civile, Radio Valle Alcantara, il Genio civile di Messina e l’Università Federico II di Napoli. Del gruppo di lavoro hanno fatto parte l’architetto Giuseppe Aveni, la prof. Raffaella Lione, il prof. Angelo Spizuoco, l’ing. Gaetano Sciacca, l’ing. Bruno Manfrè, il dott. Melo Citraro, il dott. Peppe Caridi e il dott. Salvatore Mondello. Il team è stato guidato dal prof. Franco Ortolani, ordinario di geologia alla “Federico II” di Napoli.
La nota di presentazione:
Negli ultimi anni si sono verificati eventi naturali che hanno seriamente interessato le aree urbanizzate e antropizzate causando gravi impatti sull’assetto socio-economico e danni ai cittadini con perdita di vite umane come accaduto nel sarnese nel maggio 1998, a L’Aquila nell’aprile 2009, nel messinese ionico il 1 ottobre 2009 e recentemente in Liguria, Toscana e nel messinese tirrenico.
Si tratta di “potenti” eventi naturali come i terremoti e gli eventi piovosi eccezionali di breve durata che in breve tempo, con breve o nessun preavviso, causano significative modificazioni della superficie del suolo urbanizzata e antropizzata.
E’ evidente che tali eventi non si verificano frequentemente ma che, quando avvengono, incidono gravemente sulla sicurezza dei cittadini.
Un piano di protezione civile ha come fine quello di tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni concreti o dalla messa in pericolo che questi possono subire a seguito del verificarsi di eventi naturali calamitosi (art. 1 della Legge 24/02/1992 n° 225).
Il piano di protezione civile deve quindi prevedere quali possono essere gli eventi naturali e connessi alle attività antropiche che possono interessare il territorio; deve altresì contenere l’analisi di tutte quelle misure che, coordinate fra loro, devono essere attuate in caso di eventi che potrebbero minacciare la pubblica incolumità.
Per perseguire efficacemente lo scopo prefissato, è necessario individuare e determinare i ruoli degli Enti e delle organizzazioni preposti alla Protezione Civile, in modo che questi abbiano la possibilità di agire in maniera ordinata, tempestiva ed efficace.
Tutte le attività coordinate e le procedure di Protezione Civile che vengono attivate per fronteggiare un qualsiasi evento calamitoso atteso in un determinato territorio, vengono definite come Piano di Protezione Civile.
Pertanto il piano di Taormina comprende una prima parte conoscitiva, che contiene informazioni relative a:
– il territorio comunale; – l’assetto demografico; – i processi fisici che causano le condizioni di rischio; – gli eventi; – gli scenari; – le risorse disponibili;
ed una seconda parte attuativa, attraverso la quale viene data operatività al piano.
L’attuazione del piano consiste principalmente nella costituzione del sistema comunale di protezione civile e nella definizione delle procedure da adottare e delle mansioni che i singoli componenti del sistema sono tenuti svolgere.
A livello comunale, si rende necessario arrivare ad un maggiore dettaglio che consenta agli operatori delle varie componenti della Protezione Civile di avere un quadro di riferimento corrispondente alla dimensione dell’evento atteso, della popolazione coinvolta, della viabilità alternativa, delle possibili vie di fuga, delle aree di attesa, di ricovero, di ammassamento e così via.
Considerato che il rischio presente in un territorio può fare riferimento a diverse tipologie di evento (alluvioni, terremoti, frane…) il Piano deve prevedere uno o più “scenari di rischio”, a cui debbono o possono corrispondere diverse tipologie di intervento. È opportuno a questo proposito sottolineare un punto essenziale e cioè che il Piano deve essere redatto comunque sulla base delle conoscenze scientifiche possedute al momento, senza attendere studi in corso o futuri incarichi o perfezionamenti.
A livello provinciale, il Piano individuerà, a scala intercomunale o provinciale, da un lato le situazioni che possono configurare un’emergenza più estesa del singolo comune, dall’altro le situazioni, anche localizzate, di maggior rischio segnalando, quando occorre, la necessità di un approfondimento relativo ad alcuni aspetti riferiti alla scala Comunale.
Un piano “speditivo”, sia pure impreciso e cautelativo, è meglio che nessun piano. Appena possibile, si farà una revisione del Piano, lo si migliorerà, lo si completerà con più dati e più basi scientifiche. Il concetto-chiave della pianificazione di emergenza è comunque cercare di prevedere tutto, ma tuttavia occorre essere consapevoli che sarà sempre possibile in ogni emergenza, dover affrontare qualcosa di non previsto, pertanto occorre la massima flessibilità e contemporaneamente la capacità di creare i presupposti (ad es. attraverso le esercitazioni) affinché anche in questi casi vi siano le migliori condizioni di successo.
L’interpretazione sintetica delle letture del territorio ha condotto all’individuazione dei principali elementi che caratterizzano la struttura urbana di Taormina, definendo quel “sistema portante” che assume valenza strategica in caso del verificarsi di eventi di eccezionale gravità.
La distribuzione spaziale delle funzioni sul territorio comunale necessita di una considerazione specifica, in quanto essa mette in luce non tanto la sottodotazione di servizi e attrezzature che, almeno relativamente a quelle di livello urbano si avvicina alle quantità minime previste, quanto alla loro irrazionale distribuzione. Emerge infatti un’alta concentrazione nella parte centrale della città, dove sono localizzati la quasi totalità dei servizi a scala comprensoriale. I principali elementi di struttura dell’insediamento taorminese che, per le loro specifiche valenze funzionali, individuano l’ossatura strategica urbana minima – necessaria per dare risposta a un eventuale periodo di emergenza in caso di eventi calamitosi, sia per l’espletamento della ordinaria vita sociale – sono costituiti essenzialmente dalle principali assialità e nodi del sistema della mobilità-accessibilità e dalle polarità degli spazi aperti e delle attrezzature.
Questi elementi di struttura, sono stati determinati in rapporto alla loro connotazione quali componenti fondamentali per la costituzione del Sistema Portante Strategico Urbano (SPSU), sia relativamente alla fase di emergenza che a quella di eventuale ricostruzione. Si è cercato, cioè, di comprendere quale fosse il ruolo che tali elementi di struttura assumevano rispetto alla loro specializzazione funzionale, sia rispetto al grado di maggiore o minore fungibilità.
Alla lettura interpretativa sul sistema degli spazi aperti mirata ad individuare una loro articolazione funzionale, è sembrato opportuno affiancare una valutazione, ancorché di tipo qualitativo, sui diversi livelli di criticità in termini di vulnerabilità e di esposizione a cui è esposto tale sistema. I parametri di valutazione scelti sono in parte legati ai dettati normativi nazionali, in parte alle caratteristiche tipiche del contesto di studio e in parte all’uso che di questi spazi fa la società insediata. Il metodo operativo dipende dall’articolazione del sistema degli spazi aperti rispetto alle due tipologie fisiche prevalenti, lineari e areali, cui corrispondono funzioni diverse:
– Il sistema degli spazi aperti di tipo lineare è essenzialmente costituito dalla rete infrastrutturale classificata in base all’articolazione tipologico-funzionale dei singoli assi;
– Il sistema degli spazi aperti areali è costituito invece dallo spazio pubblico urbano delle piazze, slarghi, parcheggi, verde per il tempo libero e verde per lo sport.
Un ulteriore percorso di indagine ha riguardato la valutazione della vulnerabilità fisica e dell’esposizione delle attrezzature strategiche. Tali valutazioni sono state elaborate attraverso la seguente procedura: i dati sulla vulnerabilità sono stati tratti e rielaborati in relazione alle finalità del presente studio/piano, dal censimento degli edifici pubblici, strategici e speciali, effettuato dal GNDT nel 1999; si è successivamente verificata la localizzazione e l’accessibilità delle attrezzature considerate, anche in rapporto alle valutazioni di vulnerabilità degli spazi aperti: si è costruito un abaco riassuntivo dei dati di vulnerabilità di tutti gli edifici censiti dal GNDT. I dati sull’esposizione sono stati rilevati per le attrezzature strategiche più significative attraverso indagini dirette.
L’insieme delle valutazioni di vulnerabilità e di esposizione ha consentito di elaborare, per alcune attrezzature anche una scheda sintetica.
La struttura urbana minima è stata definita a partire da una rilettura del SPSU, in base agli studi sull’esposizione e sulla vulnerabilità dello spazio costruito, dello spazio aperto e dei servizi strategici. La struttura urbana minima si caratterizza attraverso:
1. La configurazione strutturante, che comprende gli elementi e gli ambiti strategici a livello territoriale e costituisce la rete per l’emergenza;
2. La configurazione complementare, che comprende gli elementi strategici a livello locale, e che costituisce, insieme a quella strutturante, la rete per la ricostruzione;
3. La presenza rispetto ad entrambe le configurazioni, di ambiti critici che evidenziano la presenza di problemi di esposizione, vulnerabilità diretta ed indotta in aree strettamente interagenti con la struttura urbana minima.
Nella definizione delle due configurazioni si è operato una scelta stretta: si sono cioè individuate, soprattutto per la configurazione strutturante, quegli elementi e quegli ambiti che svolgono un ruolo unico e dei quali è spesso inesistente una ridondanza. Questa procedura oltre a far emergere con evidenza la struttura portante e le situazioni critiche ad essa connesse, evidenzia anche potenziali amplificazioni di queste criticità dovute all’unicità e collocazione urbana di alcune attrezzature strategiche fondamentali (vigili del fuoco, ospedale). In particolare la configurazione strutturante è stata costruita attraverso l’individuazione di quella rete dell’emergenza, costituita da elementi lineari e puntuali che, in alcuni casi, definiscono per concentrazione di funzioni, ambiti strategici territoriali, i quali si configurano come nodi principali della rete.
Ciò che conta, in sintesi, non è costruire uno “scenario del futuro”, ma avviare un sistema di azioni che comunque abbattano progressivamente i livelli di rischio.
A conclusione, si sottolinea che, proprio in conseguenza di questo modo di vedere, le indagini e le valutazioni sui caratteri urbani, sulla pericolosità, la vulnerabilità, l’esposizione e quant’altro non devono essere considerate necessariamente una premessa (l’analisi) ad un esito (il progetto).
Il progetto è una strada che si deve percorrere, e lungo essa è possibile collocare ulteriori indagini e valutazioni, magari più approfondite di quelle precedenti ma anche più orientate, più mirate, più “sostenibili” in termini di fattibilità e di efficacia.
I risultati “progettuali” della sperimentazione su Taormina propongono proprio questo: che il progetto continui.


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