Alba sulla Laguna Negra: racconto di un’escursione nel cuore delle Ande cilene

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    Un team di scienziati si è recato nella remota Laguna Negra nelle Ande centrali cilene, per testare tecnologìe che potrebbero essere usate un giorno per esplorare i laghi di Titano. Lo studio aiuterà a rispondere alle domande su come la deglaciazione incide sulla vita nei laghi glaciali. Henry Bortman, uno scienziato del progetto, descrive le sue emozioni durante un’escursione alle prime luci dell’alba prima della solita giornata lavorativa. Il suo racconto è emozionante, ricco di passione e amore per la natura. Una natura che in questo luogo è possibile ammirare e che le nostre città, la nostra vita quotidiana, i nostri problemi di routine non ci consentono di vivere.

    Quasi tutte le mattine mi sveglio verso le 5.30, quando il giorno sta cominciando a nascere. Con la tenda chiusa con la zip per trattenere il calore, sento l’alba prima che io possa vederla. Si inizia con un uccello che cinguetta come un incrocio tra un corvo e una papera. Gli echi di questi volatili echeggiano dalle montagne che circondano il lago, e rappresentano il primo suono della giornata. Si comincia sempre con i primi 2-3 uccelli, ma poco dopo se ne uniscono altri in un coro di suoni, ciscuno con un brano diverso. Suoni che sembrano strumenti, come un flauto, un clarinetto, un ottavino. E’iniziata un’altra giornata, anche se non è facile alzarsi. Ogni mattina considero l’idea di rinviare la mia escursione al giorno successivo, girandomi nel mio sacco a pelo. Ma questa volta mi alzo, indosso i miei vestiti caldi, decomprimo la tenda e mi osservo intorno. Il mondo qui è fermo, come sospeso per un attimo tra le tenebre e il ritorno della luce. Mi dirigo a est, verso le colline rocciose. I picchi delle cime si tingono di rosa, in uno straordinario spettacolo. Sono in alto sopra la Laguna Negra. Riesco a vedere le cupole e le tende del nostro campeggio. Nessun altro è ancora sveglio. Le lucertole guizzano dietro le rocce, mentre un coniglio segue il mio cammino. Gli uccelli mi guardano con sospetto, volano a breve distanza quando arrivo troppo vicino. Cantano ancora, ma con meno insistenza. Continuo a salire, raggiungendo la cima della cresta sul lato est del campo.

    Da qui si gode di una meravigliosa visuale verso i monti a Sud, ma per osservarli in tutta la loro maestosità dovrò attraversare un grande masso su un altro crinale. Qui c’è sempre un altro crinale, le Ande sono immense. I massi sono la morena terminale del ghiacciaio che ha scavato la Laguna Negra. Da quassù, sul crinale, vedo la distesa enorme di terra che migliaia di anni fa era coperta dal ghiacciaio. Cerro Echaurren, ossia ciò che rimane del ghiacciaio ai giorni nostri, sta appena iniziando ad essere illuminato dalla luce del sole che illumina la scena. Cominciano a vedersi i colori più profondi del primo mattino, mi fermo su una roccia e guardo verso il basso, in prossimità dell’acqua. Questa mattina c’è una calma ancora più evidente delle altre. C’è assenza di vento, il lago però non è uno specchio. Appena le cime si accendono della luce solare, lunghe striscie scintillanti di luce riflessa si estendono dalla base delle montagne e mi raggiungono attraverso la superficie del lago. Mi siedo a gambe incrociate su una grande roccia piatta, raddrizzo la schiena, respiro. Mi perdo nella luce tremolante del lago. Sono ancora in ombra, nel freddo della notte, perché i raggi solari non hanno ancora superato il bordo del Mesòn Alto. Mi alzo, cammino un pò intorno, alla ricerca di un percorso che mi conduca verso la cresta successiva ad est, in modo che io possa avere una visione completa del paesaggio, ma non trovo alcun modo per arrivarci senza dover faticare troppo. Nella stragrande maggioranza dei casi ci sono percorsi tra le rocce, ma non qui. Decido di non provarci, sono da solo, e procedere verso Est mi metterebbe fuori dalla linea di vista del campo base. Sono tuttavia indeciso, vorrei provarci perché si tratta di qualcosa che avrei sempre voluto fare da quando sono arrivato qui. Altre persone l’hanno fatto, riportando le testimonianze di una visuale incredibile. Ma non oggi. Comincio a tornare verso l’accampamento, ma ogni 2 minuti mi giro guardando indietro verso il Mesòn Alto, per verificare se ha cominciato il suo personale spettacolo di luci del mattino.

    Lo spettacolo si ripete 2 volte al giorno, all’alba e al mattino, quando la luce illumina la vetta. Improvvisamente lo show del mattino sta cominciando: una linea luminosa di luce bianca illumina il suo vertice inclinato e frastagliato. I raggi cominciano a brillare attraverso il bordo irregolare, verso l’alto e ai lati. Mentre il Sole si avvicina alla cresta del cerchio, i raggi tendono a divenire più intensi. Poi, appare il bordo del sole, e i dettagli diventano più confusi, meno distinti. Il primo flash luminoso di sole irrompe fra due piccoli denti frastagliati. Nel giro di un minuto, il disco solare è sopra tutto il bordo del Mesòn Alto. La collina dove mi trovo sul sentiero è ora inondata di luce. La temperatura passa dal freddo al caldo. Ho decompresso il mio piumino, tolgo velocemente sciarpa e guanti. L’escursione termica è impressionante, si passa dal gelo alla mitezza dell’aria. Percorro il sentiero che mi condurrà nuovamente al campo base. Ormai sono le 8:00 e mi attende la prima colazione. Le emozioni che ho provato ho deciso di tenerle soltanto nella mia mente, non utilizzando alcuna fotocamera che mi avrebbe distratto da ciò che stavo vivendo.”

    Ma per rendere l’idea di ciò che questo scienziato ha vissuto, ecco alcuni scatti della Laguna Negra, uno dei luoghi più remoti del pianeta.