Attenzione ai “venditori di neve”

MeteoWeb

Troppe volte siti e persone poco serie o poco competenti spacciano per verità assolute previsioni che restano incerte, per definizione, fino a che non si realizzano. E’ vero che nel periodo invernale qualcuno può tentare di sbilanciarsi un po’ di più, dato che in questo periodo possiamo escludere fenomeni convettivi diurni che causano non pochi problemi ai previsori. D’altra parte la meteorologia è la scienza dell’incertezza, e leggere pubblicità catastrofiche solo per attirare clienti o riferimenti a tempeste nemmeno previste non fa bene a questa scienza. Solo la scarsa memoria cui si affidano gli astrologi potrebbe aiutare, ma noi non vogliamo che la meteorologia si trasformi in parole lanciate come nei telegiornali o nel gossip. In inverno bisogna considerare in particolare le ondate di aria fredda, ovviamente, ma proprio queste sono una causa magari sottovalutata di errore. Mentre una previsione di una ondata di calore estiva è spesso veritiera, una ondata di gelo si verifica in seno a situazioni molto più particolari e difficili da prevedere, con meccanismi più repentini che si realizzano su ristretti canali di passaggio caratterizzati da venti impetuosi. Senza considerare poi il problema dello zero termico, che è sempre difficile da prevedere, e in cui specialmente il Nord Italia vede per un decimo di grado la differenza tra metropoli imbiancate o una comune giornata di pioggia, con un effetto sulle persone in caso di fallimento, davvero importante.
Ricordo sempre inoltre che tentare di derivare sempre più mappe magari per fare bella figura non è sinonimo di affidabilità. Quando i dati di partenza sono quelli, c’è poco da inventare. Meglio cercare di soffermarsi sui dati di partenza, ed è in questo senso che contano i modelli matematici. Non perché tutti debbano diventare modellisti, ma sappiano che cosa stanno andando a guardare. Teniamo quindi ben presente che i dati su cui si lavora sono relativi solo a vento, pressione, temperatura, umidità. Ecco perché, per esempio, per comprendere la probabilità di copertura nuvolosa è meglio affidarsi piuttosto che a una carta già preparata, alle previsioni di umidità associate a quelle di salita delle particelle d’aria (carte di RH e omega) alle varie quote, distinguendo così anche la possibilità di precipitazione, che ci viene innanzitutto dall’osservazione a 700 hPa e poi a 850 hPa.
Riguardo poi i modelli da seguire, chiaramente il GFS offre la maggior frequenza di aggiornamenti fruibili gratuitamente, una griglia fine e molti livelli verticali, ma anche in questo caso consideriamo che non sempre è necessario guardare oltre l’impossibile. Sapere che l’effetto farfalla non è una barzelletta, ma che significa che anche una piccola variazione può avere conseguenze enormi è sempre importante. Basta osservare le variazioni delle condizioni iniziali dell’ENSEMBLE per rendersene conto.
Parlando poi del Nord Italia, i modelli non hanno potuto che livellare le Alpi, e schematizzare anche la Pianura Padana. Ovviamente questo porta ad altre grandi incertezze. Ricordo anzi ancora che fino a pochi anni fa non esisteva il poehn per certi previsori, forse solo con l’avvento del Col. Giuliacci si è cominciato a tener in dovuta considerazione questo importante fattore.
Ricordo infine che la probabilità di previsione varia con le situazioni meteo, e ognuno dovrà trovare il modello che più si confà alle caratteristiche previste di tempo e al periodo. Ma soprattutto oltre i 7 giorni è meglio ricordare che parlare troppo è peggio che dover chiedere scusa, dato che l’attendibilità scende al 60% nella migliore delle ipotesi.Vanno bene le previsioni a lunghissimo termine, basta che ci sia trasparenza e chiarezza, che non tutti i siti usano.