La prefettura di Fukushima ha in programma di effettuare test di radioattivita’ sul latte materno di circa 10.000 madri che risiedono nella regione del disastrato impianto nucleare danneggiato dal sisma/tsunami dell’11 marzo. Il piano, pur mancando dettagli importanti quali modalita’ e tempistica, e’ riservato alle mamme su base volontaria, mentre i costi (50.000 yen a persona, pari a 500 euro) saranno coperti – secondo le anticipazioni dei media nipponici – da un fondo per la gestione della salute dei residenti nell’area piu’ colpita dalla peggiore crisi atomica dopo quella di Cernobyl del 1986. Molte madri hanno espresso timori sull’allattamento dei figli per l’ipotesi contaminazione del latte da elementi radioattivi dispersi nell’ambiente (aria, suolo e mare) dalla centrale. Del resto, un sondaggio fatto a maggio-giugno dal ministero della Salute, aveva evidenziato il ritrovamento di tracce di cesio radioattivo (ritenute pero’ non dannose) nel latte materno di sette delle 21 donne controllate provenienti da Fukushima. Secondo le statistiche della prefettura, ammontano a circa 18.000 le nascite annue, con almeno 10.000 madri che decidono l’allattamento diretto dei propri bambini. Il governo della prefettura comincera’ a giorni l’invio dei questionari alle mamme che una migliore comprensione delle condizioni e degli orientamenti sulla delicata questione.


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