Mentre l’Europa si prepara all’ingresso del “Burian”, il gelido vento da E-NE che spira dalle vaste steppe siberiane verso gli Urali e le pianure Sarmatiche, anche nell’estremo oriente e nell’Asia orientale l’inverno, seppur in ritardo di parecchie settimane, comincia a fare la voce grossa. Nelle scorse settimane, con l’ulteriore rinvigorimento dell’anticiclone termico, l’aria gelida siberiana si è mossa verso latitudini più meridionale, invadendo vaste aree della Cina centrale e l’arcipelago giapponese, dove finalmente i freddi venti nord-occidentali sono riusciti a portare un po’ di neve anche sulle coste dell’isola di Honshù. L’aria fredda di origini siberiane, scorrendo sopra la Cina centrale, è scivolata fino all’area tropicale, con l’isoterma di +0°, alla quota di 850 hpa, che si è spinta fino in prossimità dei 25’ di latitudine nord, sull’area indo-cinese. Una parte di questo immenso blocco di aria gelida si è versato tra il Giappone e il Pacifico nord-occidentale già esistente, andando ad alimentare una circolazione ciclonica (ciclone extratropicale) particolarmente profonda, che da più giorni prendeva sempre più forza, approfittando della confluenza, in pieno oceano, tra l’aria fredda e umida, di vecchie origini siberiane, con le correnti sub-tropicali oceaniche, molto più miti e umide, risalenti dalle latitudini medio-basse. Da tale scontro, fra le differenti masse d’aria, si è venuta a generare una gigantesca circolazione ciclonica extratropicale che si è allontanata nel cuore del Pacifico nord-occidentale, a largo delle coste nipponiche. Il vortice, con l’arrivo dell’aria fredda, si è ulteriormente approfondito, tanto da trasformarsi in una spettacolare depressione-uragano, con un minimo centrale al suolo che è sceso sotto la soglia dei 945 hpa, attorno un ammasso di isobare attorcigliate su se stesse.
Ciò ha contribuito ad esaltare il “Gradiente barico” (differenza di pressione), mentre la rapida caduta di pressione, su un’area estesa per oltre 1000 chilometri (in mezzo al Pacifico occidentale), ha attivato pure il cosiddetto vento “Isallobarico”. Rispetto al comune vento di “gradiente” il vento “Isallobarico” agisce come una sorta di grande onda atmosferica che permette alle masse d’aria di spostarsi il più rapidamente possibile da un’area di alta pressione a un’altra di bassa pressione limitrofa. Di solito, come in questo caso, il vento “Isallobarico” è associato alle potenti tempeste che si formano in mezzo all’oceano (sia sull’Atlantico che sul Pacifico) e che seguono il passaggio dei grandi cicloni extratropicali, note anche come “depressioni-uragano”, con minimo barici al suolo pronti a scendere sotto i 950-940 hpa. Ciò da origini a autentiche tempeste di vento che alle volte possono divenire anche violente (più di quanto previsto dai modelli), in grado quindi di arrecare danni molto considerevoli a strutture e infrastrutture. Difatti, attorno alla grande area ciclonica extratropicale, si sono formate grandi tempeste di vento, da N-NE sul lato occidentale e più da Ovest e O-NO su quello meridionale, che hanno spazzato l’intero Pacifico nord-occidentale, con venti che hanno raggiunto anche i 150-160 km/h, localmente anche più, nel tratto di oceano davanti l’isola di Hokkaido e a sud-est della penisola di Kamcatka, nell’estremo oriente russo. Fortunatamente, il grosso delle tempeste e degli uragani si è mantenuto in mezzo all’oceano, creando molti disagi e pericoli alla navigazione marittima tra i porti del Giappone e quelli canadesi e statunitensi.
I venti di quell’intensità hanno creato reso buona parte del Pacifico nord-occidentale da molto grosso (forza 8) a tempestoso (forza 9, ultimo grado della scala Douglas), con la formazione di ondate veramente gigantesche, alte anche più di 9-10 metri. All’interno dell’area perturbata e attorno al profondissimo minimo barico centrale, sceso con valori sotto i 945 hpa a livello del suolo, le onde avrebbero raggiunto anche gli 11-12 metri di altezza, con “Run-Up” ben superiori. Tra domani e martedi la profondissima circolazione ciclonica attraverserà la linea del cambiamento data, nel cuore del Pacifico, per allungare la propria curvatura ciclonica al Pacifico nord-orientale, fino all’arco delle isole Aleutine, sino al golfo d’Alaska. Questo affondo ciclonico verso le Aleutine avrà delle importanti ripercussioni sugli USA occidentali e sulla West Coast, favorendo un decisa spinta dell’anticiclone sub-tropicale del Pacifico verso la California (in particolare il settore meridionale) e gli stati del sud-ovest degli USA, dove si vivrà una fase climatica piuttosto mite e secca, o con scarse precipitazioni.


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