Il lago di Albano è sempre più vuoto: c’è chi vuole riempirlo con l’acqua del Tevere ed è subito polemica

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Il livello dell’acqua del Lago di Albano si abbassa sempre di più, e per contratare questo proceso è stato presentato un progetto dal Rotary Club dei Castelli Romani e dai due professionisti Luigi Caporicci ed Elisabetta Cicerchia che hanno ipotizzato di sfruttare il Tevere per riportare a un livello più elevato le acque del Lago.
I due professionisti hanno riscontrato un notevole successo con la loro idea che vede un analogo progetto anche per il lago di Nemi sfruttando il collegamento con il mare e le tecniche utilizzate nel ventennio fascista per drenare le acque e recuperare le navi romane poi distrutte dai nazisti con un incendio.
Il sindaco di Castel Gandolfo Maurizio Colacchi si è detto entusiasta dell’idea e ben presto il progetto verrà presentato anche alla Regione Lazio.
Se tanti sono i favorevoli al progetto, altrettante sono le critiche sollevate. Anche sul famoso gruppo telematico “Salviamo il lago Albano” si sollevano dubbi soprattutto sulle reali possibilità realizzative del progetto, sui possibili danni creati all’ecosistema del Lago già precario, soggetto a un forte stress idro-geologico e di urbanizzazione. Molti si chiedono: “Il Lago Albano può essere considerato come una vasca da riempire e svuotare a piacimento?”.
Si sa che l’abbassamento del Lago Albano è dovuto soprattutto a uno sfruttamento intensivo delle falde acquifere, dai pozzi abusivi e dai continui prelievi e di certo molto probabilmente non si risolverebbe il problema immettendo acqua dal Tevere e utilizzando un emissario che al momento è un gioiello archeologico.
Anche l’opposizione al Sindaco Colacchi non ha gradito l’idea del progetto di riempire il Lago con le acque del Tevere e il consigliere Raffaele Dalessandro ne ha preso le distanze con il suo gruppo politico: “Ribadiamo la nostra totale distanza dalle intenzioni manifestate nell’articolo e espresse dai professionisti e dal Sindaco di Castel Gandolfo. Rileviamo tuttavia l’urgenza di dare risposta al grave problema del dissesto idrogeologico del territorio dei Castelli Romani, in cui la riduzione del livello delle acque dei laghi è solo una delle manifestazioni del grave problema che, purtroppo, verrebbe solo aggravato se venisse dato seguito allo scellerato progetto“.