Legambiente esprime forte preoccupazione per il rischio di una catastrofe ambientale determinata dal disastro della concordia al Giglio. ”Chiediamo – sostiene Sebastiano Venneri, responsabile nazionale per il mare di Legambiente – un intervento urgente e articolato della Commissione Europea a supporto delle istituzioni nazionali al fine di scongiurare la catastrofe ambientale e limitarne il piu’ possibile le conseguenze che sarebbero di enorme portata per l’ecosistema marino e costiero dell’Arcipelago Toscano”. “La biodiversita’ – si legge in una nota – la fauna e la flora marina dell’area sono gia’ duramente aggredite da tutte le sostanze tossiche e i materiali presenti nella Concordia e che stanno entrando a diretto contatto con il mare: le vernici, i solventi, gli oli lubrificanti, i detersivi, i reflui sanitari, i composti del cloro, e i metalli pesanti, oltre alla putrefazione della grandissima quantita’ di derrate alimentari presenti in questa vera e propria citta’ galleggiante, rappresentano infatti e senza ombra di dubbio un agente inquinante di significative proporzioni”. ”Legambiente chiede – spiega Umberto Mazzantini, responsabile isole minori Legambiente – l’istituzione dell’Area marina protetta per l’intero arcipelago toscano con un progetto che coinvolga il Ministero dell’Ambiente, la Regione Toscana e i comuni interessati, superando i coincidenti localismi e lo strapotere delle multinazionali del mare, che garantisca un comune intervento istituzionale per favorire tutela e protezione di un’area delicatissima e ricchissima di biodiversita”’. “Legambiente – prosegue la nota – sottolinea inoltre l’importanza di intervenire con la massima tempestivita’ per scongiurare la possibilita’ che alla grave tragedia umana si aggiunga quella di carattere ambientale. Infatti in un rapporto consegnato dagli esperti dell’Ispra al Ministro dell’Ambiente si evidenziano 3 scenari possibili che impongono di accelerare i tempi per recuperare le 2380 tonnellate di combustibile ancora oggi rinchiuse all’interno delle 12 cisterne della Concordia”. “Il primo scenario – aggiunge Legambiente – prevede lo scivolamento della nave dallo scalino su cui e’ poggiata fino a 60-80 metri di profondita’, mantenendo i serbatoi integri: in questo caso si interverrebbe per mettere in sicurezza il combustibile ma con un rilascio controllato degli idrocarburi che avrebbe conseguenze significative su buona parte dell’ecosistema marino. Il secondo scenario prevede l’affondamento della nave con la rottura delle cisterne e il rilascio di tutte le 2800 tonnellate di olio combustibile, con conseguenze ancora piu’ gravi e un impatto fortemente aggressivo sulla ricchissima biodiversita’ presente in questo tratto di mare”. “Il terzo scenario – conclude la nota – e’ il piu’ catastrofico in quanto prevede la possibilita’ che la nave affondando non abbia rotture e squarci direttamente verso l’esterno, ma tramite frantumazioni interne al natante gli idrocarburi migrino nei locali della nave con un rilascio ”continuo e prolungato”: la compromissione dell’ecosistema marino sarebbe gravissima e con fortissime ripercussioni per lungo tempo.
Incidente Concordia, Legambiente: “intervenga anche l’Ue per evitare disastro”


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