Incidente Costa Concordia, decreto “rotte-sicure”: ecco le norme per salvare le aree protette

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I tecnici del ministero dell’Ambiente e del dicastero dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e Trasporti sono al lavoro sul decreto interministeriale “rotte-sicure” dopo il naufragio della Costa Concordia. La bozza del provvedimento che il VELINO e’ in grado di anticipare, contempla la limitazione o il divieto di transito delle navi finalizzato alla protezione di aree sensibili nel mare territoriale, con una specifica tutela per le aree particolarmente vulnerabili come la laguna di Venezia e il Santuario dei Cetacei. Nella fascia di mare ricompresa “tra la costa” e “le tre miglia marine dal perimetro esterno delle aree protette nazionali, marine e costiere” sono “vietati la navigazione, l’ancoraggio e la sosta delle navi adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori alle 500 tonnellate di stazza lorda”, “fatto salvo quanto strettamente necessario all’ingresso e all’uscita dai porti ricompresi nella suddetta fascia di mare e anche limitrofi stabilito con ordinanza della Autorita’ marittima competente, nonche’ quanto disciplinato dai soggetti gestori delle medesime aree protette”. E ancora: “Per l’ingresso e l’uscita dai porti e’ obbligatorio il pilotaggio per le navi superiori a 500 tonnellate di stazza lorda”, si legge nella bozza di provvedimento che contempla la deroga per “le navi militari, le navi utilizzate per finalita’ pubbliche che conducano attivita’ non commerciali e le unita’ adibite ad attivita’ di ricerca scientifica”. La bozza di decreto “rotte-sicure” si fonda sulla facolta’ riconosciuta dalla Convenzione Onu del 1982 sul diritto del mare, firmata a Montego Bay, che attribuisce agli Stati costieri la facolta’ di adottare nel loro mare territoriale misure per salvaguardare la sicurezza della navigazione, assicurare la conservazione delle risorse biologiche del mare, preservare l’ambiente marino e prevenire, ridurre e controllare i fenomeni d’inquinamento del mare e delle coste, ivi incluse misure sulle rotte. In ottemperanza, peraltro, del Codice della navigazione che prevede la facolta’ di limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il ministro dell’Ambiente, per motivi di protezione dell’ambiente marino, determinando le zone alle quali il divieto si estende. Il provvedimento e’ infatti adottato “tenuto conto del lentissimo ricambio che caratterizza le acque del bacino del Mediterraneo e considerato il rischio di grave inquinamento dell’ambiente marino collegato al trasporto marittimo che puo’ derivare dalle sostanze pericolose e nocive trasportate dalle navi come carico o come propellente per i fini della stessa navigazione”. In ragione della particolare sensibilita’ ambientale e della vulnerabilita’ ai rischi leagti al traffico marittimo sono adottati vincoli particolarmente restrittivi per l’area marina protetta del Santuario dei Cetacei: secondo la bozza di decreto sulle rotte “per l’ingresso e la navigazione nell’intera area marina, le navi che trasportano in colli su ponti scoperti merci pericolose, anche su rimorchi, semirimorchi, container, camion e vagoni, devono adottare sistemi di ancoraggio di tipo approvato che ne garantiscano la massima tenuta e stabilita’ in ogni condizione meteomarina, al fine di prevenire e impedire perdite accidentali dei carichi”. Stesso discorso per l’area del canale di Piombino “per le navi in transito adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori a 500 tonnellate di stazza lorda e’ obbligatorio il pilotaggio, ad eccezione delle navi che effettuano collegamenti di linea da e per l’Arcipelago toscano”. Nella Laguna di Venezia invece “e’ vietato il transito nel Canale di San Marco e nel Canale della Giudecca delle navi adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori a 40.000 tonnellate di stazza lorda”. Mentre “per la navigazione all’interno di tutte le acque lagunari e’ fatto obbligo a ogni nave passeggeri superiore a 500 tonnellate di stazza lorda di navigare ad una distanza minima non inferiore a due miglia dalla nave che la precede nello stesso senso”. Quest’ultima previsione contenuta nel decreto interministeriale allo studio dei tecnici del ministero dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti risponde alle sollecitazioni fatte anche dall’Unesco, l’agenzia Onu per la cultura e l’educazione, che, qualche giorno fa, ha chiesto al governo italiano di limitare l’accesso di grandi navi da crociera in aree culturalmente ed ecologicamente importanti, con particolare riguardo a Venezia e la sua laguna, meta delle escursioni di circa trecento imbarcazioni di grandi dimensioni ogni anno. In una lettera inviata al ministro dell’Ambiente a nome di Irina Borkova, l’Assistente al Direttore generale per la cultura dell’Unesco, Francesco Bandarin, ha sottolineato come “il tragico incidente della Costa Concordia del 13 gennaio rafforza le preoccupazioni sui rischi posti da navi di grandi dimensioni ai siti iscritti nella lista del patrimonio mondiale Unesco, in particolare la Laguna di Venezia e il Bacino di San Marco”. La lettera sollecitava, tra l’altro, il governo ad agire prontamente per sviluppare piani alternativi per il traffico marittimo intorno a Venezia, sito mondiale Unesco.